1 mag
Giulio Greco e la sua STELLA DI MARE
Il ruolo della Galleria Wikiarte e dei suoi curatori Rubens Fogacci, Deborah Petroni e Davide Foschi in questa mostra è più che mai indispensabile, per fungere da elemento di raccordo tra un linguaggio tecnico ed uno accessibile per un pubblico non solo appassionato d’arte ma anche curioso.
Di Giulio Greco potremmo dire e scrivere tanto, ma riserviamo questo onere alle sue tele e alle sue carte, che per Lui scrivono un racconto iniziato in tempi lontani.
Vorremmo quindi incuriosirvi snocciolando qualche numero di ciò che in questa splendida mostra potrete ammirare, percepire, scrutare.
Greco, classe 1949, una carriera artistica che dura da più di 40 anni, con all’attivo più di 50 mostre personali per altrettante collettive, tra cui anche la Biennale di Venezia; decine le partecipazioni a Fiere d’arte nazionali ed internazionali, tra cui: Bologna, Padova, Firenze, Genova, Parma, Pordenone, Berlino, Parigi, Barcellona, Madrid, Miami; pubblicazioni importanti in collaborazione con Mondadori; 30 tra recensioni e critiche dei migliori esperti del settore artistico; 8 scenografie per spettacoli teatrali.
Le sue opere sono presenti in decine di gallerie d’arte italiane ed internazionali e per finire (anche se ancora di numeri ce ne sarebbero) nella mostra Stella di Mare saranno presenti 50 opere su tela e ben 30 tecniche miste su carte dove:
“ Greco [...] intraprende un viaggio onirico in sfumate atmosfere fiabesche vestite di tenui colori, che brillano a volte dei caldi gialli e rossi di fuoco, a volte del mistero notturno dei blu, dei viola e dei verdi.”
(tratto dal testo critico di Alessandra Pinchera)
Presentazione critica della mostra a cura di
Alberto D’Atanasio ed Alessandra Pinchera
Patrocinio
Regione Emilia Romagna
Sponsorizzata da:
www.virtualstudios.it
www.ilpensieroartistico.eu
www.aperitivoillustrato.it
Durata mostra:
dal 28 aprile al 10 maggio 2012
dal mercoledì al sabato dalle 10.30 alle 19.00 orario continuato
martedì e domenica dalle 15.00 alle 19.00
lunedì chiuso.
Ingresso libero
Catalogo in galleria
I nostri cordiali saluti
lo Staff
Galleria Wikiarte
Via San Felice 18
40122 Bologna
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info@wikiarte.com
skype: www.wikiarte.com
1 mag
L’artista e filosofo antimetafisico Valerio Giuffrè a Spoleto
Arriva a Spoleto la presentazione del libro l’antimetafisica dell’artista, medico e filosofo romano Valerio Giuffrè con una presentazione in grande stile presso il Caffè letterario di Palazzo Mauri, la biblioteca comunale di Spoleto che ospiterà l’incontro dibattito il giorno 01 maggio alle ore 17.00.
Alla manifestazione parteciperanno: Ginfranco Cotronei editore e scrittore esperto in testi filosofici, il famoso critico romano Ernesto D’Orsi, il prof. Luca Filipponi curatore della prefazione dell’antimetafisica in rappresentanza dell’editore (Edizioni Si Roma), Martina Tiberi che modererà l’incontro inserito nell’ambito della rassegna spoletina Spoleto a Colori. In tal senso Spoleto a Colori e Spoleto Festival Art hanno stretto un’intesa di collaborazione per alcuni eventi culturali che prevede la mostra di quadri del Premio Spoleto Festival Art presso il Chiostro di San Nicolò, la presentazione dell’antimetafisica ed il Premio Spoleto Festival Art a Colori che quest’anno verrà consegnato ad dott. Luca Sapori, per la grande sensibilità verso l’arte e la cultura ed il sociale che ha dimostrato aprendo all’arte una delle sale di entrata dell’Ospedale di Spoleto. A testimoniare tale coesione interverranno la dott.ssa Stefania Montori Presidente dell’associazione Creel e Bruno Farroni Direttore artistico e organizzatore di Spoleto a Colori.
Soddisfazione per tale iniziativa culturale è stata espressa congiuntamente dal filosofo Giuffrè e dal dott. Luca Filipponi Presidente dello Spoleto Festival Art : “fare delle rassegne culturali che prevedono presentazioni e rassegne culturali di questo tipo è sicuramente un obiettivo di grande livello che siamo ben contenti di aver raggiunto. In futuro abbiamo in programma di effettuare una presentazione di grandi scrittori ed artisti con cadenza mensile.”
7 apr
Valan festeggia 60 anni di carriera artistica a Spoleto, per l’occasione le poste italiane effettueranno un annullo filatelico e la collettiva di Bruxelles
Antonio Valentini in arte Valan ha scelto la città di Spoleto per festeggiare i suoi 60 anni artistici con una grande mostra che si svolgerà presso i prestigiosi locali dell’ex Museo Civico di via Duomo di Spoleto.
La mostra storico -antologica con circa 200 opere rimarrà aperta per tutto il mese di aprile e sarà inaugurata sabato 31 marzo alle ore 17.00.
Per questa prestigiosa occasione le Poste Italiane in considerazione della grande valenza internazionale di questo artista hanno predisposto un annullo filatelico con la raffigurazione di uno dei cavalli “dinamici” dell’artista Valan, cavalli presenti in ogni parte del mondo dalla Cina all’Argentina agli Stati Uniti.
Valan nell’ambito della sua carriera artistica ha ottenuto ben due lauree honoris causa nel settore artistico, ha eseguito per conto del Vaticano un ritratto di Giovanni Paolo II : per questi motivi e per moltissimi altri lo Spoleto Festival Art ha ritenuto iniziare le attività dell’anno 2012 con la presentazione e valorizzazione di questo artista con un a grande valenza internazionale e con radici spiccatamente umbre, dato che Valan è nato a Calvi dell’Umbria ed oggi ancora vi risiede .
Per l’occasione Valan presenterà ai media, ai critici ed a tutti gli amanti dell’arte la sua monografia composta di ben 300 pagine curata dal dott. Luca Filipponi e da una serie di giornalisti e critici vicini alla manifestazione spoletina. Soddisfazione per questo evento è stata espressa dal dott. Luca Filipponi presidente dello Spoleto Festival Art: ” Valan incarna a pieno titolo lo spirito e la cultura della manifestazione artistica che vuole recuperare e presentare artisti basandosi su un doppio contesto, quello regionale e locale e quello internazionale, traendo da questo confronto particolare ed anomalo delle sinergie importantissime per la crescita della rassegna”.
Presenti a tale incontro molti critici e giornalisti provenienti da tutta Italia dal reatino Enrico Di Sisto Presidente dell’arte Angioina all’aquilano Emilio Di Carlo, dai romani Benito Corradini e Gastone Ranieri Indoni Direttore di importanti testate di settore fino a Remo Alessandro Piperno Direttore della Casa editrice CIDA e il critico Sandro Costanzi, direttore del Centro Culturale Poli d’Arte. Ma le iniziative dello Spoleto Festival Art fervono anche e soprattutto fuori dai confini nazionali.
Infatti nel mese di marzo le opere del Premio Spoleto Festival Art 2011 presieduto dal Maestro Sandro Bini e le opere esposte presso lo Spoleto Festival Art Expo selezionate dal prof. Alberto D’Atanasio sono approdate presso il cuore di Bruxelles per un’esposizione collettiva di questi artisti. Soddisfazione è stata espressa dagli organizzatori di questi eventi Luca Filipponi Presidente dello Spoleto Festival Art e Alberto D’Atanasio noto critico e professore dell’arte contemporanea:” La tappa di Bruxelles ha concluso il ciclo delle rassegne itinerante dello Spoleto Festival Art, una manifestazione che sta ottenendo sempre maggiori consensi da parte degli artisti e maggiore attenzione da parte del mondo dei media e dei critici”.
Ecco tutti gli artisti selezionati dal prof. Alberto D’Atanasio che hanno aderito alla collettiva:
Alessandro Testa, Marina Colombo, Maria Di Terlizzi, Antonella Troia, Francesca Sirianni, Sergio Viganò, Roberto Denti, Josè Antonio Bolanos Valadez, Silvestro Migliorini, Giuliana Iannotti, De Cicco Luigi, Viviana Manganaro.
Luca Filipponi
17 gen
4 dic
Il senso del mito e la cromofonia sinfonica nel Prometeo di William Tode
§ I) Ha tutti i colori del prisma solare, che fluttuano energici e incandescenti squarciando il buio. Sembrerebbe il fuoco, ma non lo è. Per la precisione non è solo il fuoco, perché è il Prometeo di William Tode, che è un poema sinfonico composto per organo solo. Infatti la musica di Tode, la quale attinge alla copiosa fonte della musica romantica e tardo romantica austro-tedesca, senza però rinunciare ad una forte libertà compositiva, è chiamata cromofonia sinfonica, in cui la musicalità è data dal valore cromatico della notazione sonora. E’ lo stesso compositore a raccontare che fin da bambino era affascinato dalle corrispondenze, connotate di memorie simboliste, tra il fraseggio musicale e la costruzione visiva di un’immaggine : quelle montagne, quelle case e quei paesaggi disegnati di note, poi eseguite al pianoforte facendo vibrare in viaggi inaspettati la fantasia assetata d’infinito del piccolo Tode. Il nostro infatti realizzerà nel 1991 una tavola, definita come Analogie delle scale dei dodici suoni del cerchio delle quinte con i dodici del cerchio cromatico , ove il prisma cromatico è associato al sentire musicale; appunto sentire perché sentire non significa solo audire un elemento sonoro, ma anche e soprattutto interiorizzare un’emozione colta nel momento della commozione . Quelle tonalità cromatiche diverranno poi le canne d’organo che si ergono maestose verso un centro unificatore , rappresentato da un grande cerchio solare, nell’opera ad encausto Omaggio Maestro Organista Iry Lecyan, tela del 2011 collegata al Prometeo. Dai celesti freddi e quasi notturni la cromofonia si evolve e si riscalda, passando per gli aranci e i rossi, fino all’intensità del viola, che si dissolve leggero in un cielo luminoso: questa l’iniziazione che il fruitore del Tode musicista è chiamato a percorrere per raggiungere la luce , prima di lui l’ha fatto Mozart nell’intenso Quartetto delle dissonanze e nel Flauto magico e poi Schoenberg in Verklarte Nacht. Ma è doveroso dire che questa declinazione cromofonica è absoluta, ovvero sciolta e liberata dai paletti della tradizione; o meglio, Tode ne reinterpreta i parametri ritmici e tonali nella propria dimensione, che si è sviluppata auto- determinandosi da molteplici stimoli. Nel Prometeo infatti non vi è alcuna tonalità predominante che informa di sé l’intera composizione, quanto piuttosto un vibrare profondo e viscerale che si dissolve in un leggero volo finale ( la sorpresa di Tode, perché tutti si sarebbero aspettati la una coda altrettanto solenne): la lievità di una sapienza autentica: «sento nell’ oppresso cuore l’ amore che ti porto / e dai limiti delle catene che cingono/ da presso il tuo esistere vedo / lo spirito tuo elevarsi/ per amore della conoscenza/ e del tutto che ti circonda». I presupposti poetici per il Prometeo li dà lo stesso Tode nel Cantico per l’uomo, poemetto composto nel 1967 , da cui sono tratti i versi sopra citati e manifesto letterario del suo Neoralismo e del ciclo grafico delle Prigioni, che costituiscono lo snodo verso la dublice evoluzione pittorica degli anni ’80 dello scorso secolo, ovvero il cubofuturismo e il ciclo del Tristano . Ma prima di passare a successive argomentazioni, mi voglio fermare nuovamente sull’uso della tonalità nel Prometeo, che, sì è sganciato da una tonalità ben precisa e fondamentale rispetto a quelle ad essa collegate, senza però rinunciare ad essere un dialogo tra due poli: il Re maggiore, che si specchia in Si bemolle maggiore, e La bemolle maggiore. Se il Re ( un rosso aranciato) rappresenta la gioia di vivere e l’aspirazione ideale, al Si invece è legato un aspetto riflessivo e di ricerca della positività che richiama la capacità di realizzare l’interiorità profonda del La bemolle maggiore,rappresentato dal blu. Queste sono le coordinate cromofoniche della composizione in questione.
§ II) Il Prometeo di Tode è quindi un’ erede originale della colta tradizione tardo romantica del poema sinfonico il quale , sviluppatesi fra Ottocento e Novecento, manifesta tanto il languore quanto le brame spirituali di una società, segnata dalla cultura decadente; musica, quella del Tode, che , appresa la primaria e fondamentale lezione di Bach in merito all’armonia e al contrappunto, si cristallizza in strutture lievi e spiritualizzate di stampo wagneriano in un dialogo teatrale il quale narra una storia di riscatto universale. Tode, tardo romantico per la complessità strutturale del Prometeo, nel suo intimo fulcro in realtà si rivela romantico per il titanismo primordiale che dà la forma mentis all’intero opera. Il mito diventa quindi una preghiera laica dell’umanità che si fa canto di pacificazione universale celebrando il suo benefattore , il quale, mosso dalla compassione, le donò il sacro dono del fuoco. In Tode infatti Prometeo non ha solo la forza arcaica ed eziologica del mito, ma è anche la chiave di lettura per comprendere un altro fuoco, quello dei fucili e quello della bomba atomica: in un parola il fuoco della seconda guerra mondiale. La natura di questo secondo fuoco la spiega Janos Vargas nel romanzo di Tode Il ragazzo di Montmartre che ricorda gli anni parigini del compositore ( 1955/1958), o meglio a chiarirla non è tanto una persona , quanto piuttosto un numero: 17828. 17828 ricorda l’Ungheria, fiera della sua sacralità prima naturale e poi architettonica, intensa e malinconica nella sua variegata tradizione musicale, ma poi sconvolta dal razzismo che animò il tragico evento bellico. Sarà Vargas a magnificare le grotte ungheresi nelle parole di Tode : Avevamo violato un sacro tempio naturale , dove l’uomo non aveva costruito nulla, un immenso cielo di pietra, un immenso cielo che trasudava humus, in un silenzio solenne, immanente, dove noi tutti animali e mandriani trattenevamo quasi il respiro, vinti da quella solenne e mistica e arcana bellezza primordiale. Avevamo scoperto un mondo incantato, forse il segreto regno di dei pagani, un mondo di Ciclopi, dove potevano incontrare Prometeo incatenato a sorreggere quell’immane cielo di pietra. Quelle del Prometeo, che è una composizione coeva al romanzo sopra- citato, sono pagine ora drammatiche perché il mito si storicizza, ora profonde come la grotta , appena descritta come la leggendaria prigione di Prometeo, ora interiorizzate perché quella caverna diventa la coscienza dell’uomo che si interroga innanzi al male, del giusto che chiede il riscatto del proprio sangue. In Tode Prometeo e’ colui che sente nell’oppresso cuore l’amore che porta all’uomo e quindi dona all’umanità quel fuoco che non è solo l’aiuto necessario nelle molteplici esigenze primarie, ma è anche e soprattutto la luce interiore che ha la potenza di trasfigurare anche le notti più nere. Certo illuminare la notte non è assolutamente facile; bisogna confrontarsi con dei limiti oggettivi legati all’intima natura dell’uomo e del suo relazionarsi col mondo, ma non per questo ci si deve scoraggiare.
§ III) Trovata una stella, se può rintracciare una seconda fino a perdersi in costellazioni di luce. Immergersi nella caverna, amare l’uomo imprigionato, non disperdere invano il sangue del giusto che si è offerto, aprire gli occhi per togliere le cataratte dell’impotenza, alzare lo sguardo verso l’alto e tentare di liberarsi, e poi aggrapparsi a tutti i possibili appigli della roccia per contemplare le stelle. Ed uscimmo a riveder le stelle: così si conclude l’Inferno di Dante; nella musica di Tode c’è tutto ciò, forte anche dell’alta lezione etica ricevuta dal suo Maestro , il suo iniziatore alla musica, Olivier Messiaen, il quale nel 1941 compose il Quatuor pour la fin du temps. Una pagina di elevata musica pura , dedicata alla Storia, perché nata nei lager nazisti e pensata per gli strumenti che Messiaen, aveva a disposizione in quella situazione estrema: ovvero solo un pianoforte, un clarinetto , un violino e un violoncello. Si cerca la libertà, la giustizia , anche nel Dio dell’Apocalisse: una musica che diviene la persistente ricerca di una giustizia altra di fronte agli efferati mali della seconda guerra mondiale. L’arte è liberatrice nel Quatuor pour la fin du temps che Messiaen compose ed eseguì nello Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941; l’Apocalisse di Giovanni si fece coscienza contro la violenza opprimente di un campo di concentramento e donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie. Un raggio di umanità in un lager, che era la drammatica evoluzione delle fucine di un Vulcano impazzito e necrofilo , chiamato Dittatura.
§ IV) Ovviamente il Prometeo di Tode, rispetto alla nota composizione di Messiaen, è diverso anzitutto per organico ; un quartetto è analitico e “semplicemente elaborato “, l’organo ha invece tutte le sonorità di un ‘orchestra sinfonica, ma l’esito delle due opere è lo stesso: la pacificazione universale. Tema caro a Tode che ha realizzato negli anni ’50 del Novecento una serie di disegni, in cui emerge una metafisica della Storia, un anelare verso … una pace che ancora non aveva rimarginato le profonde ferite, infertele da quel ventennio di tregua armata in Europa, seguito alla grande guerra. C’è una litografia , coeva al Prometeo, che si intitola La dimensione del Bene e del Male; la cito perché visualizza in un rigoroso bianco e nero le tensioni quasi espressioniste del Prometeo, ove le dissonanze preludono a snodi fondamentali nel costrutto armonico della composizione. La grafica presenta tra fiamme avvolgenti personaggi che si abbandonano moribondi alla terra, forse perché stremati da una lotta fin troppo ardua o non sufficientemente coraggiosi e motivati. In questo travaglio di tensioni emerge una coppia , un uomo e una donna, che salgono verso il sole, purificati da quelle stesse fiamme, quasi fossero anime di quel Purgatorio, che si chiama Storia. Allora cosa brucia il sacro fuoco di Prometeo e cosa rigenera? In Tode sicuramente estingue ciò acceca la dimensione alta dell’umanità per farvi germogliare una divinità, ad essa estranea, prima del sacrificio del fuoco che purifica l’oro e l’argento.
§V) Tra le Pagine di diario, liriche e concise composizioni prettamente cameristiche per pianoforte del 1995, includo anche quella breve ma intensa composizione organistica, contemporanea al poema di cui sopra, che è la Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
§ VI) Merita in ultima analisi un’ approfondimento il ruolo della dissonanza nella cromofonia sinfonica di Tode. I colori, oltre ad avere un’intensa carica simbolica, animano e riempiono le linee di forza in una dialettica di vuoti e di pieni, le quali dal confronto si incontrano in armonie composite; ciò vale tanto per la scultura e le arti visive, quanto per la musica. Ecco la dissonanza è proprio quell’elemento di contrasto che fa emergere le parti in un dialogo teatrale e drammatizzato, quel tessere trama e ordito in un linguaggio prettamente astratto, quello stimolo che induce il fruitore a cercare il sublime in un oceano di musica, l’alta cima da cui tuffarsi e a la vetta elevata da cui osare voli. Nel Tode titanico, differente da quello intimo e lideristico delle Pagine di diario, Bach ha dato il libro, i caratteri e i principii di una architettura perenne, mentre Wagner il senso della dissonanza e il cristallizzarsi di accordi coraggiosi in vista di una musica la cui finalità primaria è quella di essere “ epica, drammatica,passionale, elegiaca, rapsodica e narrativa”.
3 dic
LE PAGINE DI DIARIO E LA PREGHIERA PER UN ARTISTA DI WILLIAM TODE:
UN ITER CAMERISTICO VERSO LA CROMOFONIA SINFONICA
Saggio critico di Sandro Costanzi
§I) Ogni gigante nasconde in sé un cuore di fanciullo , la cui tenerezza è riservata ad una ristretta elite di amici e di pochi intimi con i quali condividere segrete agonie: è il caso delle Pagine di diario (= Pagine) di William Tode, il quale nel suo Prometeo, poema sinfonico per organo del 2010, si è dimostrato titanico, ma quella forza, che si promana maestosa da quell’intensa composizione, è in realtà vissuta nelle piccole cose di ogni giorno e in dolori silenti: questo umanizza ciò ad una prima analisi superficiale appare meramente metafisico, rischiando di essere percepito vuoto e fine a se stesso. Le Pagine di Tode sono composizioni per lo più pensate per il pianoforte, anche se ce ne sono alcune pensate per l’organo; è musica strumentale e concisa la cui interiore intensione viene espressa, di volta in volta, in un verso poetico, che funge da titolo. Il Tode tardo-romantico quindi si alleggerisce cercando l’essenza del sentimento; e in questa spogliazione butta tutto ciò che è superfluo per serbare ciò che è veramente prezioso in un lirismo incantato, ma dotato di un’eleganza e di una pulizia tutte neoclassiche. Bach, Wagner e Listz sono i maestri del Tode titano, ma il maestro interiore del Tode lideristico è Mozart, la cui musica sa armonizzare ansia metafisica e tensione ludica; la gioia, che si diffonde avvolgendo tutto, con il profondo senso del dolore, di cui il Maestro viennese si fa saggio Virgilio nelle infernali profondità umane: e questo in una serenità che tutto riequilibra e dà alle singole parti la giustizia della totalità. Ma a Mozart va associato Chopin, il quale ha tonalità liricamente notturne : queste è una delle ragioni per cui è definito il poeta del pianoforte, uno degli iniziatori del Romanticismo musicale , lo snodo tra Bach e Debussy.
§II) Altro padre spirituale delle Pagine è Felix Mendelssohn Bartholdy, autore di quella struggente composizione pianistica che è la Romanza senza parole, il cui esplicito intento è quello di svelare un sentimento, ma velando ciò che va velato. Cosa bisogna velare se non la vita, che si è vissuta “a tu per tu” in profondità intimamente viscerali ? Cosa bisogna serbare se non i preziosi doni della donna amata? Posso dire soltanto un nome e la professione – e qui mi fermo-: la pianista Clar Gottskalck, a cui Tode nel 1965 dedica un bronzo, di chiaro stampo neorealista. I tratti scavati , gli occhi capaci di leggere il non detto si placano nella rassegnazione, lasciatale dal pianto e pronta a trasfigurarsi nell’essenziale verticalismo dei capelli che vanno a sigillare, chissà quali dolorose gemme … Scrive il Tode infatti in una poesia del 1961, che è Condivisione a Clara : “ (…) E conoscerai di me/ il tortuoso groviglio/ dei sensi e dei vizi/ e le ardenti indome passioni/ e il sogno di un bimbo… / e il rimpianto di un padre… / e il sapore di baci cruenti… / e di dimessi sospiri… ”. Nelle Pagine, che di fatto assurgono ad una funzione di catarsi, si snoda quel “ tortuoso groviglio “ di umane passioni pienamente vissute per riannodare trama e ordito nella spiritualizzazione della musica.
§III) E pure ci furono primavere che presto svanirono tra i capelli di Clara, persi nella luce e danzanti nel vento … Quindi Romanze senza parole sono le Pagine di Tode. E’ allora necessario il giusto tatto psicologico per leggere e soprattutto interpretare queste partiture; virtù che non manca di certo alla pianista Marie Angéle Thomas, la quale conosce l’amoroso vissuto delle Pagine e ne coglie il segreto, da donna a donna, in un segreto dialogo con Clar Gottskalck. Le Pagine condividono lo stesso sentire del Requiem per Tristano, composizione del 1991 progettata in primis per orchestra d’archi e percussioni e in seguito trascritta per organo. Tristano non è il noto personaggio wagneriano, quanto piuttosto un cane a cui Tode è rimasto molto legato: c’è sempre un groviglio da risolvere, un pathos da indirizzare in una dimensione alta dell’esistenza. Le Pagine di Tode possono inoltre definirsi languide per la tenera dolcezza che le avvolge; e questo soprattutto in rapporto alla tela Clara e la mia prigionia , datata 1965, in cui il rigore strettamente formale del neorealismo si annulla in un nero, da cui emerge per contrasto cromatico una figurazione essenziale ed espressionista. Clara, di famiglia ebrea, conobbe i lager e l’antisemitismo: una ferita indelebile di cui è stata segnata fin dalla primissima infanzia e che le Pagine cercano di curare premurose.
§IV) Tra le Pagine, composte nel 1995, includo anche una composizione organistica del 2010, la breve ma intensa Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
§V) Appunto per questa sua brevità, per questa sua pura natura strumentale ritengo la Preghiera l’evoluzione cromofonica e sinfonica delle Pagine, le quali trasfigurano un amore prettamente umano in preghiere latenti e rarefatte e alleggeriscono la tensione titanica di un requiem nella lievità di un sentimento. La semplicità non è altro che la profonda e ascetica sapienza di cogliere le cose nella loro propria essenza e la lievità non è che l’elaborato volo di questa sapienza. Le Pagine sospingono il fruitore fin nel più segreto battito cuore e lo inducono a continuare l’ininterrotto ed essenziale poetare espresso nel titolo. Tode intitola una delle pagine: “ Clara, tu hai danzato una sola estate” ; e, caro William, permettimelo in nome di quell’amicizia che ci lega, di reiterare la tua poesia; tu hai scritto: “Clara, tu hai danzato una sola estate”; e io così continuo: “ E commossa un’ape ti porge/ Il nettare di girasoli trasfigurati/ Nella pura infinità dei cieli …”. E’ la poesia a generare le Pagine di Tode, una poesia che si attiva silente nel fruitore vigile nella tensione lirica di una “ romanza senza parole” di mendelssohniana memoria . Concludo questo mio saggio con una mia poesia, nata dall’ascolto delle Pagine di Tode, perché una critica puramente tecnica rischia di essere riduttiva innanzi all’alta Umanità, in esse espressa.
Pagine di diario
A William Tode e Marie Angéle Thomas
Sfiorale con dolcezza
E leggile senza voler
Violare ciò che non …
E non è stato scritto
Se non in segreti
… Silenzi …
Sfiora con tenerezza
Queste pagine scritte
Di luce e di sogni infiniti:
Ti si apriranno da sole
Senza che le mani
… Le sfiorino ….
E’il diario che ogni
Anima scrive vivendo,
E’ il libro della vita
Composto da pagine
Che sono carne e sangue.
… Questo diario è … amore …
24 nov
Nuovi Alleati Internazionali per lo Spoleto Festival Art:
Lo Spoleto Festival Art ha sancito un accordo programmato molto importante con la città di Salvador De Baja – Brasile , metropoli nella quale in questi giorni si sta svolgendo la famosa expo di Salvador, una delle più importanti expo internazionale di arte.
E’ presente con una rappresentanza che incontrerà le Istituzioni locali ed un gruppo di artisti capitanati dal M° Sandro Trotti:
Valan – Antonio Valentini , Valerio Giuffrè , Valentina Angeli , Evelina Marinangeli , Maria Cristina Temperini, Attrò , Angelisa Bertoloni , Cecilia Piersigilli , Giulio Greco
Wu Tao città WUHAN Cina .
Le opere degli artisti saranno esposte nello stand dello Spoleto Festival Art che sarà rappresentato dal M° Giuliano Ottaviani, vecchia conoscenza dei festival di Spoleto degli anni ’80, il quale anche nel ruolo di Direttore Artistico del festival Expo di salvador De Baja – Brasile presenterà la realtà italiana e tutti gli artisti ai rappresentanti della cultura brasiliana.
L’artista Valan (Antonio Valentini) in questi giorni effettuerà una personale all’ospedale di Spoleto, presso la sala espositiva che viene gestita in collaborazione con l’associazione Creel presieduta da Stafania Montori. La mostra sarà inaugurata giovedì 24 alle ore 17.00 presso la stessa sala.
Soddisfazione è stata espressa dal dott. Luca Filipponi e la dott.ssa Stefania Montori, i quali hanno siglato un accordo in merito alle esposizioni di arte contemporanea in collaborazione con lo Spoleto Festival Art:
“ Nella nostra città ed in particolare per il sociale e per la cultura auspichiamo maggiore coesione e sintonia tra tutte le parti e gli attori sociali ed istituzionali”.
Luca Filipponi
11 ott
Il Balletto di Spoleto: una suite di danze-teatro per il M° Menotti
Sabato 8 ottobre 2011 si è tenuto presso il Teatro San Nicolò in prima nazionale lo spettacolo del Balletto di Spoleto: 7 Coreografi per il nuovo Balletto di Spoleto; il tour di questo spettacolo continua a Roma il 13 e il 14 ottobre presso il Teatro Greco ( info 06/8607513; info@teatrogreco.it). 7 i coreografi che hanno omaggiato il M° Menotti , li elenco in ordine alfabetico, così come si sono eseguiti, proponendo al pubblico una suite di danza-teatro ben compaginata e armonizzata, pur nelle distinte peculiarità di ogni quadro scenico, ove la musica dal vivo ( Marco Schiavoni), la danza ( Caterina Genta) e la video-performance hanno creato sinergie interattive: Luca Bruni ( In attesa); Max Campagnani ( L’Acre Azione);Luciano Cannito ( Sul reale); Caterina Genta ( Once upon a time);Renato Greco ( We love each other), Walter Matteini ( Senza titolo) e Dino Verga ( Io, Caterina). Schiavoni , alla chitarra classica ed elettrica e alle tastiere , e la Genta, nella teatralità di una danza flessuosa e psicologica, hanno saputo cogliere il quid proprio di ogni coreografo: l’introspezione a tu per tu con l’anima in Bruni; lo sperpero irrazionale dell’armonia interiore in Campagnani; il surrealismo incantato e mediterraneo di Cannito; il sogno di un amore sfumato in un “Valzer triste “ della Genta; il bisogno di relazionarsi in un duo in Greco; la cinetica spaziale e travolgente in Matteini; la santità ( Caterina Siena), la regalità ( Caterina d’Aragona e Caterina dei Medici) e l’ironia pop (Caterina Caselli) in Verga dedicate a Caterina Genta. Chissà se il M° Menotti , se fosse stato presente in sala, cosa avrebbe detto? Perché non scritturare questi giovani per il prossimo festival?Forse, di certo non possiamo saperlo. Però il Maestro era comunque presente nelle sue parole che sono state espresse verso la fine: “ Che cosa si deve offrire al pubblico d’oggi? Si deve offrire se stessi … Io sono una persona abbastanza semplice, molto espansiva, e così è la mia musica. Non posso fingere d’essere niente d’altro. (…)Io credo che, in fondo, quando uno parla d’originalità, credo che per essere originali bisogna essere se stessi.” Questo è lo spirito del Balletto di Spoleto e anche il suo agire.