PIER MATTEO D’AMELIA E IL RINASCIMENTO NELL’UMBRIA MERIDIONALE: LA RISCOPERTA DI UN GRANDE MAESTRO
Dal 12 dicembre 2009 al 2 maggio 2010 è aperta la mostra dedicata a Pier Matteo d’Amelia, maestro del Rinascimento nell’Umbria meridionale, dislocata in due sedi : il CAOS ( Centro Arti Opificio Siri) di Terni, che è un ex fabbrica restaurata come museo d’arte , e il Museo archeologico di Amelia, il quale custodisce il famoso bronzo di Germanico . La mostra è inoltre arricchita da un interessante itinerario territoriale che vede convolte in primis Spoleto , con le storie della Vergine nel catino absidiale del Duomo, Narni ( Chiesa di S. Agostino); Orvieto ( l’Imago pietatis nel Duomo) e Avigliano Umbro ( Chiesa della Madonna di Toscolano).
Proprio per questo aspetto itinerante, la rassegna artistica è intitolata “PIER MATTEO D’AMELIA E IL RINASCIMENTO NELL’UMBRIA MERIDIONALE”; e non solo:sono infatti molteplici i rapporti tanto stilistici quanto personali del pittore amerino suddivisi tra la Firenze dei Medici e la Roma dei papi. Un’ultima informazione tecnica, prima di tratteggiare un ritratto del nostro pittore: per maggiori informazioni, di quelle da me fornite, rimando al sito www.piermatteodamelia.it.
La particolarità dell’Amelia è stata quella di essere stato considerato un pittore senza opere , in quanto i lavori a lui attribuiti, a seguito di un’accurata nonché strettamente necessaria ricerca d’archivio, non sono firmati. Fu Federico Zeri ( 1953) ad attribuire all’arista umbro un gruppo di opere, conformi per stile e caratteristiche, che Roberto Longhi ( 1927) e Bernard Bereson ( 1932) avevano riunito sotto il nome convenzionale di Maestro dell’Annunciazione Gardner. L’intuizione di Zeri venne confermata nel 1985 dall’archivista Elisabetta David, la quale, pressò l’Archivio Statale di Terni, trovò una quietanza di pagamento per il Polittico dei francescani, ora conservato al CAOS ma in precedenza sito nella chiesa di San Francesco in Terni.
Intrigante è la storia dell’annunciazione Gardner. Commissionata dai clareni di Amelia, che tenevano l’opera nel loro convento, sito nelle colline della cittadina, venne conservato nel luogo originario fino alla fine del XIX secolo. Venne poi trasferita nella Porziucola di S.Maria degli Angeli (Assisi) ad opera dei frati minori, che nel frattempo si erano impossessati del piccolo convento amerino, e infine nel 1911 fu venduta a un antiquario fiorentino. La tavola, erroneamente attribuita ad un pittore perugino , venne acquistata da Isabell Gardner, collezionista di Boston , ove ancora è attualmente. Purtroppo non è in mostra.
Nel 1909 un decreto del Parlamento italiano vietò l’uscita delle opere d’arte dai confini nazionali. L’ostacolo venne aggirato con una cassa, munita di un doppio fondo, nel quale venne disposta l’Annunciazione di Pier Matteo, ricoperto a sua volta da una copiosa quantità di bambole. Questo il giallo e queste le traversie che per secoli hanno fatto dell’amerino un artista senza opere.
Pier Matteo d’Amelia nasce nella omonima città intorno al 1448 e muore nel 1506. Inizia l’attività pittorica a Spoleto come collaboratore di Filippo Lippi, il quale realizzerà con la sua bottega gli affreschi dell’abside del Duomo. Tale ciclo di affreschi ( 1467-9), dedicato alla Vergine assunta nella gloria di Dio, costituisce l’ultima opera del pittore fiorentino, il quale morirà a Spoleto in corso d’opera. L’Amelia accede a questo importante cantiere grazie al cognato Giustolo, noto personaggio spoletino che era in stretti rapporti con il vescovo Eroli , committente non solo del noto ciclo di affreschi ma anche della omonima Cappella Eroli del Duomo di Spoleto.
Una delle differenze stilistiche tra il Lippi e l’Amelia è la raffigurazione della persona. I personaggi del primo sono infatti monumentali e con visi tendenzialmente generosi , mentre l’amerino rappresenta persone dotati di linee più stringenti e maggiormente scolpite, dando particolare espressività ai volti. Ma ciò che accumuna Pier Matteo al Lippi è la prospettiva, lo studio matematico e analitico dello spazio entro cui l’occhio ricostruisce lo svolgersi fisico della scena rappresentata. Nell’Annunciazione Gardner troviamo quindi la stesse prospettiva e struttura spaziale dell’annunciazione spoletina del Lippi: anche lo Zeri notò una forte eco lippesca nell’amerino.
Nel 1469 segue a Firenze fra Diamante: è l’occasione propizia per stringere contatti importanti prima con il Verrocchio e poi con il Perugino, che lo porterà nel cantiere della Cappella Sistina. “Purtroppo” , e lo scrivo tra virgolette ( il lettore capirà poi il perché), la decorazione del soffitto da lui progettata andrà persa per ospitarvi i maestosi affreschi di Michelangelo. L’Amelia infatti aveva concepito per la Cappella Sistina una serie di cerchi concentrici di oro zecchino la cui luce veniva esaltata dal contrasto con il blu dei lapislazzuli: un Cielo stellato degno della purezza di Maria!
Ma non tutto il male vien per nuocere. In seguito a questa esperienza , Pier Matteo installerà in S. Pietro la sua bottega di servizio, atta a soddisfare tutte le esigenze estetiche del papa, e avrà contemporaneamente incarichi politici . Nonostante ciò Pier Matteo , non sarà ricordato come artista : distrutta la decorazione originaria nella Cappella Sistina, persa la decorazione di alcune stanze dell’Appartamento Borgia e la mancata decorazione della Cappella di S. Brizio nel Duomo di Orvieto , perché realizzata poi da Luca Signorelli.
Vorrei concludere questo intervento con il S. Antonio abate, conservato presso il Museo di Amelia e che risente del Vecchietta, artista senese che scolpì un S. Antonio, molto eloquente e realistico nei suoi tratti, conservato nel Duomo di Narni. Innegabile l’influenza di tale scultore nell’elaborazione pittorica dell’amerino, che diviene interprete originale dell’arte toscana nella sua natia Umbria. E’ giunto quindi il momento di riconoscere a Pier Matteo d’Amelia la stessa dignità artistica, tributata al Perugino e al Pinturicchio, che insieme costituiscono un trittico imprescindibile per l’arte umbra.
Sandro Costanzi