GABRIELLA GIURIATO:
I FIORI DI GROUND ZERO

Ma dacchè v’è un limite postremo , ( l’essere) compiuto è perfettamente
da ogni parte , alla massa comparabile di ben rotonda sfera,
che dal mezzo preme parimente in ogni dove: per esso infatti
quel che occorre è che sia né in un punto maggiore, né in uno più esiguo.
( Parmenide, Sulla natura)

Ancora irresoluta: e mentre ascendi,
quasi l’avessi su con te levato,
con te rapisci l’impeto e lo liberi –
e ti inclini e sospendi e indicando d’un tratto
dall’alto ai giocatori un punto nuovo
li inquadri in una figura di danza. ( Rilke, La palla)

Ho voluto introdurre questa riflessione critica dedicata a Gabriella Giuriato, grafico e pittrice che, vivendo e lavorando nella natia Venezia, opera il collage dipinto ( un influsso del locale artigianato delle maschere) , anche su sferiche calotte di legno, con delle citazioni apparentemente antitetiche circa la simbologia della sfera . La prima tratta dal poema filosofico di Parmenide intitolato Sulla natura descrive la compatta e perfetta sfericità dell’essere che , essendo sferico, non conosce squilibri all’interno della sua struttura. Diversa invece è la concezione di R.M. Rilke il quale nel carme Der ball (La palla) descrive la rotazione ancora irresoluta, perché ancora in atto, di una palla che, forte dell’impeto datole dal lancio, lascia sospesi e attenti i giocatori, calamitati dal transeunte fulcro visivo della stessa.
Immobile perfezione dell’essere ( Parmenide) e rotazione fluente e sinergica ( Rilke) risolvono la loro antitesi nell’arte della Giuriato che coniuga i due aspetti concentrando e calamitando il vortice del moto in obbligati e necessari, in quanto unici e quindi unificanti, fulcri della rotazione: perni che nel moto circolare, espressione spaziale del greco ritorno dell’eguale, adempiono le storie inscritte in quella totalizzante e antica pergamena arrotolata, che è il destino del mondo, srotolando man mano il loro arcaico codice.
In questo senso la scultrice osserva attentamente la storia attuale per leggerla alla luce della dialettica passato-futuro. Nell’opera Il crollo e la ricostruzione tra le due torri gemelle di New York che affondano nel mare, emerge da quello stesso mare, vettore quindi di morte e vita, e svetta il campanile di San Marco a Venezia, che diroccato nel 1912 venne ricostruito nel ’22. Tutta la vicenda storica si attorciglia lungo le cicliche e perfette sezioni della conchiglia: nella calotta istoriata campeggiano molte conchiglie, una delle quali sul capo di un’enigmatica donna, che rappresenta Cassandra, mentre la calotta superiore, ancora da scrivere , poggia, ruota e svetta su di una conchiglia che spicca per grandezza e purezza di materia; il perno e il fuso di una storia inedita che si spera migliore di quella appena conclusa. In Luci nello spazio, sfera la cui particolarità e unicità è data dalle luci interne che si proiettano all’esterno, l’artista ripercorre le stagioni dell’umanità: l’uomo che ascolta ove l’orecchio echeggia nell’attualità del CD, l’uomo meccanico rappresentato da materiale di recupero elettro- informatico e infine l’astronauta, l’uomo che vive in un futuro già in atto. A queste opere va associata anche l’unicum Che pianeta sarà che si richiama a Schwitters ( Gli avanzi del mondo diventano la mia arte) e che quindi si presenta come sintesi organica di materie di scarto; il tutto nell’argento enigmatico e nel riflesso irenico di un arcobaleno sulla volta tondeggiante del CD. L’arcobaleno come emblema di vita e precisamente della vita che si ricostruisce dopo una decostruzione trae le sue origini dalla mitologia diluviana:

Io pongo il mio arco nelle nubi ed esso sarà un segno di alleanza fra me e la terra. (….) Le acque non diverranno mai più un diluvio per distruggere ogni carne ( Genesi 9,13-14).

E non solo ma anche e soprattutto l’arcobaleno è anche simbolo di speranza, quella speranza che diventa forza e dialogo per ricostruire giardini sulla cenere e tra le macerie e torri di luce, come fari e monito ad una società che non deve dimenticare la sua tradizione di libertà e democrazia, nata anche dagli orrori del secolo breve. Ma nel frattempo, non rimane che trovare una via di fuga tra i grattacieli infuocati, magari anche un varco che diventi il fulcro di una liberazione e il seme di un fiore inatteso che sboccia tra gli asfalti insanguinati .

Sandro Costanzi