AMELIA AL BALLO: LA FRESCHEZZA CREATIVA DI GIAN CARLO MENOTTI

Il 54° Festival dei Due Mondi , che si inaugura venerdì 24 luglio con l’opera menottiana Amelia al ballo (1936), si apre nel segno della memoria; la memoria appunto del M° GianCarlo Menotti , di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita avvenuta a Verese nel 1911: centenario che cade a quattro anni dalla morte avvenuta nel 2007. Il Maestro aveva vissuto ben 95 anni ( è stato uno dei compositori contemporanei più longevi) ricchi di incontri, di ponti costruiti tra i Due Mondi cercando di congiungere all’Europa e all’America anche l’Australia, di una forte azione innovatrice della cultura europea nella seconda metà del Novecento. Importante l’incontro con Arturo Toscanini che lo lancerà in America, dove frequenterà il Curtis Institute, fortemente basato sulle capacità individuali e sulla meritocrazia dei suoi studenti; lo stesso Istituto verrà inoltre frequentato anche da Bernstein e da Barber, personaggio essenziale nella vita di Menotti, la cui particolarità è stata quella di essere contemporaneamente librettista e compositore delle musiche delle sue opere.
Uomo di teatro, sinfonista e compositore di musica da camera, a lui vanno riconosciute opere come The medium( 1945), The telephone ( 1947), The consul( 1950, Premio Pulitzer), Amahl and the Night Visitors (1951), The Saint of Blecker Strett(1954), Goya ( 1986) ,composta per il tenore Placido Domingo, e tra le ultime composizioni The singing child ( 1993). Vorrei ricordare anche alcune pagina sinfoniche, Jacob’s Prayer , For the death of Orpheus ( 1990), Flama de Amor Viva ( 1991), ma soprattutto il Gloria, composto nel 1995 in occasione del Premio Nobel per la Pace.
Apri pista di questo gruppo è l’opera buffa Amelia al ballo una delle cui peculiarità è quella di avere il libretto in italiano. La regia di Giorgio Ferrara , ispirata a Visconti , ambienta questa gemma di Menotti ( perché nella sua brevità di un unico atto è limata con eleganza e con una forte caratterizzazione dei personaggi) nella Milano di inizio secolo , per l’esattezza nel 1910. La vis comica di quest’opera viene esaltata dalla scenografia preziosa e doviziosa di particolari, indicazione opposta alla linea corrente delle attuali scenografie minimaliste e asettiche: Menotti stesso dichiarò, in un’ intervista rilasciata ad Amadeus, di essere un musicista, sì del Novecento e quindi aperto all’innovazione, ma anche e soprattutto un tardo-romantico.
Giorgio Ferrara ha esaltato la” felicità figurativa “ dell’allestimento scenico. Un’elegante facciata liberty si apre ad uno sontuoso interno dorato e rivestito di tessuti purpurei che lascia intravedere le guglie del Duomo di Milano; Amelia è l’unica a vestire di rosa , unica eccezione cromatica tra gli eleganti abiti neri. Pur di andare al ballo che apre la stagione mondana, rischia di tramortire con un vaso il marito geloso, fa incarcerare l’amante come ladro ( povero cuore innamorato e ferito), e se ne va al ballo con il commissario della polizia ( come si suol dire -mi si perdoni ancora una volta lo humor- tra i due litiganti il terzo gode). Menotti in quest’opera , crea un linguaggio che sì, risente della cantabilità di Puccini e di Mascagni, ma il quale è anche erede della sottile ironia delle opere buffe di Doninzetti e di Rossini.
Cast: Amelia è Adriana Kucerova, il marito è Alfonso Antoniozzi, l’amante Sèbastien Guèze, l’amica Adriana Di Paola; la regia è di Giorgio Ferrara, la scenografia di Gianni Quaranta, i costumi di Maurizio Galante e il disegno luci di A.J. Weissard. L’opera si svolge presso il Teatro GianCarlo Menotti, le ultime due repliche sono previste per il weekend di luglio: 1/2 h: 19,00.