LE PAGINE DI DIARIO E LA PREGHIERA PER UN ARTISTA DI WILLIAM TODE:
UN ITER CAMERISTICO VERSO LA CROMOFONIA SINFONICA
Saggio critico di Sandro Costanzi

§I) Ogni gigante nasconde in sé un cuore di fanciullo , la cui tenerezza è riservata ad una ristretta elite di amici e di pochi intimi con i quali condividere segrete agonie: è il caso delle Pagine di diario (= Pagine) di William Tode, il quale nel suo Prometeo, poema sinfonico per organo del 2010, si è dimostrato titanico, ma quella forza, che si promana maestosa da quell’intensa composizione, è in realtà vissuta nelle piccole cose di ogni giorno e in dolori silenti: questo umanizza ciò ad una prima analisi superficiale appare meramente metafisico, rischiando di essere percepito vuoto e fine a se stesso. Le Pagine di Tode sono composizioni per lo più pensate per il pianoforte, anche se ce ne sono alcune pensate per l’organo; è musica strumentale e concisa la cui interiore intensione viene espressa, di volta in volta, in un verso poetico, che funge da titolo. Il Tode tardo-romantico quindi si alleggerisce cercando l’essenza del sentimento; e in questa spogliazione butta tutto ciò che è superfluo per serbare ciò che è veramente prezioso in un lirismo incantato, ma dotato di un’eleganza e di una pulizia tutte neoclassiche. Bach, Wagner e Listz sono i maestri del Tode titano, ma il maestro interiore del Tode lideristico è Mozart, la cui musica sa armonizzare ansia metafisica e tensione ludica; la gioia, che si diffonde avvolgendo tutto, con il profondo senso del dolore, di cui il Maestro viennese si fa saggio Virgilio nelle infernali profondità umane: e questo in una serenità che tutto riequilibra e dà alle singole parti la giustizia della totalità. Ma a Mozart va associato Chopin, il quale ha tonalità liricamente notturne : queste è una delle ragioni per cui è definito il poeta del pianoforte, uno degli iniziatori del Romanticismo musicale , lo snodo tra Bach e Debussy.
§II) Altro padre spirituale delle Pagine è Felix Mendelssohn Bartholdy, autore di quella struggente composizione pianistica che è la Romanza senza parole, il cui esplicito intento è quello di svelare un sentimento, ma velando ciò che va velato. Cosa bisogna velare se non la vita, che si è vissuta “a tu per tu” in profondità intimamente viscerali ? Cosa bisogna serbare se non i preziosi doni della donna amata? Posso dire soltanto un nome e la professione – e qui mi fermo-: la pianista Clar Gottskalck, a cui Tode nel 1965 dedica un bronzo, di chiaro stampo neorealista. I tratti scavati , gli occhi capaci di leggere il non detto si placano nella rassegnazione, lasciatale dal pianto e pronta a trasfigurarsi nell’essenziale verticalismo dei capelli che vanno a sigillare, chissà quali dolorose gemme … Scrive il Tode infatti in una poesia del 1961, che è Condivisione a Clara : “ (…) E conoscerai di me/ il tortuoso groviglio/ dei sensi e dei vizi/ e le ardenti indome passioni/ e il sogno di un bimbo… / e il rimpianto di un padre… / e il sapore di baci cruenti… / e di dimessi sospiri… ”. Nelle Pagine, che di fatto assurgono ad una funzione di catarsi, si snoda quel “ tortuoso groviglio “ di umane passioni pienamente vissute per riannodare trama e ordito nella spiritualizzazione della musica.
§III) E pure ci furono primavere che presto svanirono tra i capelli di Clara, persi nella luce e danzanti nel vento … Quindi Romanze senza parole sono le Pagine di Tode. E’ allora necessario il giusto tatto psicologico per leggere e soprattutto interpretare queste partiture; virtù che non manca di certo alla pianista Marie Angéle Thomas, la quale conosce l’amoroso vissuto delle Pagine e ne coglie il segreto, da donna a donna, in un segreto dialogo con Clar Gottskalck. Le Pagine condividono lo stesso sentire del Requiem per Tristano, composizione del 1991 progettata in primis per orchestra d’archi e percussioni e in seguito trascritta per organo. Tristano non è il noto personaggio wagneriano, quanto piuttosto un cane a cui Tode è rimasto molto legato: c’è sempre un groviglio da risolvere, un pathos da indirizzare in una dimensione alta dell’esistenza. Le Pagine di Tode possono inoltre definirsi languide per la tenera dolcezza che le avvolge; e questo soprattutto in rapporto alla tela Clara e la mia prigionia , datata 1965, in cui il rigore strettamente formale del neorealismo si annulla in un nero, da cui emerge per contrasto cromatico una figurazione essenziale ed espressionista. Clara, di famiglia ebrea, conobbe i lager e l’antisemitismo: una ferita indelebile di cui è stata segnata fin dalla primissima infanzia e che le Pagine cercano di curare premurose.
§IV) Tra le Pagine, composte nel 1995, includo anche una composizione organistica del 2010, la breve ma intensa Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
§V) Appunto per questa sua brevità, per questa sua pura natura strumentale ritengo la Preghiera l’evoluzione cromofonica e sinfonica delle Pagine, le quali trasfigurano un amore prettamente umano in preghiere latenti e rarefatte e alleggeriscono la tensione titanica di un requiem nella lievità di un sentimento. La semplicità non è altro che la profonda e ascetica sapienza di cogliere le cose nella loro propria essenza e la lievità non è che l’elaborato volo di questa sapienza. Le Pagine sospingono il fruitore fin nel più segreto battito cuore e lo inducono a continuare l’ininterrotto ed essenziale poetare espresso nel titolo. Tode intitola una delle pagine: “ Clara, tu hai danzato una sola estate” ; e, caro William, permettimelo in nome di quell’amicizia che ci lega, di reiterare la tua poesia; tu hai scritto: “Clara, tu hai danzato una sola estate”; e io così continuo: “ E commossa un’ape ti porge/ Il nettare di girasoli trasfigurati/ Nella pura infinità dei cieli …”. E’ la poesia a generare le Pagine di Tode, una poesia che si attiva silente nel fruitore vigile nella tensione lirica di una “ romanza senza parole” di mendelssohniana memoria . Concludo questo mio saggio con una mia poesia, nata dall’ascolto delle Pagine di Tode, perché una critica puramente tecnica rischia di essere riduttiva innanzi all’alta Umanità, in esse espressa.

Pagine di diario
A William Tode e Marie Angéle Thomas

Sfiorale con dolcezza
E leggile senza voler
Violare ciò che non …
E non è stato scritto
Se non in segreti
… Silenzi …

Sfiora con tenerezza
Queste pagine scritte
Di luce e di sogni infiniti:
Ti si apriranno da sole
Senza che le mani
… Le sfiorino ….

E’il diario che ogni
Anima scrive vivendo,
E’ il libro della vita
Composto da pagine
Che sono carne e sangue.
… Questo diario è … amore …