Il senso del mito e la cromofonia sinfonica nel Prometeo di William Tode

§ I) Ha tutti i colori del prisma solare, che fluttuano energici e incandescenti squarciando il buio. Sembrerebbe il fuoco, ma non lo è. Per la precisione non è solo il fuoco, perché è il Prometeo di William Tode, che è un poema sinfonico composto per organo solo. Infatti la musica di Tode, la quale attinge alla copiosa fonte della musica romantica e tardo romantica austro-tedesca, senza però rinunciare ad una forte libertà compositiva, è chiamata cromofonia sinfonica, in cui la musicalità è data dal valore cromatico della notazione sonora. E’ lo stesso compositore a raccontare che fin da bambino era affascinato dalle corrispondenze, connotate di memorie simboliste, tra il fraseggio musicale e la costruzione visiva di un’immaggine : quelle montagne, quelle case e quei paesaggi disegnati di note, poi eseguite al pianoforte facendo vibrare in viaggi inaspettati la fantasia assetata d’infinito del piccolo Tode. Il nostro infatti realizzerà nel 1991 una tavola, definita come Analogie delle scale dei dodici suoni del cerchio delle quinte con i dodici del cerchio cromatico , ove il prisma cromatico è associato al sentire musicale; appunto sentire perché sentire non significa solo audire un elemento sonoro, ma anche e soprattutto interiorizzare un’emozione colta nel momento della commozione . Quelle tonalità cromatiche diverranno poi le canne d’organo che si ergono maestose verso un centro unificatore , rappresentato da un grande cerchio solare, nell’opera ad encausto Omaggio Maestro Organista Iry Lecyan, tela del 2011 collegata al Prometeo. Dai celesti freddi e quasi notturni la cromofonia si evolve e si riscalda, passando per gli aranci e i rossi, fino all’intensità del viola, che si dissolve leggero in un cielo luminoso: questa l’iniziazione che il fruitore del Tode musicista è chiamato a percorrere per raggiungere la luce , prima di lui l’ha fatto Mozart nell’intenso Quartetto delle dissonanze e nel Flauto magico e poi Schoenberg in Verklarte Nacht. Ma è doveroso dire che questa declinazione cromofonica è absoluta, ovvero sciolta e liberata dai paletti della tradizione; o meglio, Tode ne reinterpreta i parametri ritmici e tonali nella propria dimensione, che si è sviluppata auto- determinandosi da molteplici stimoli. Nel Prometeo infatti non vi è alcuna tonalità predominante che informa di sé l’intera composizione, quanto piuttosto un vibrare profondo e viscerale che si dissolve in un leggero volo finale ( la sorpresa di Tode, perché tutti si sarebbero aspettati la una coda altrettanto solenne): la lievità di una sapienza autentica: «sento nell’ oppresso cuore l’ amore che ti porto / e dai limiti delle catene che cingono/ da presso il tuo esistere vedo / lo spirito tuo elevarsi/ per amore della conoscenza/ e del tutto che ti circonda». I presupposti poetici per il Prometeo li dà lo stesso Tode nel Cantico per l’uomo, poemetto composto nel 1967 , da cui sono tratti i versi sopra citati e manifesto letterario del suo Neoralismo e del ciclo grafico delle Prigioni, che costituiscono lo snodo verso la dublice evoluzione pittorica degli anni ’80 dello scorso secolo, ovvero il cubofuturismo e il ciclo del Tristano . Ma prima di passare a successive argomentazioni, mi voglio fermare nuovamente sull’uso della tonalità nel Prometeo, che, sì è sganciato da una tonalità ben precisa e fondamentale rispetto a quelle ad essa collegate, senza però rinunciare ad essere un dialogo tra due poli: il Re maggiore, che si specchia in Si bemolle maggiore, e La bemolle maggiore. Se il Re ( un rosso aranciato) rappresenta la gioia di vivere e l’aspirazione ideale, al Si invece è legato un aspetto riflessivo e di ricerca della positività che richiama la capacità di realizzare l’interiorità profonda del La bemolle maggiore,rappresentato dal blu. Queste sono le coordinate cromofoniche della composizione in questione.

§ II) Il Prometeo di Tode è quindi un’ erede originale della colta tradizione tardo romantica del poema sinfonico il quale , sviluppatesi fra Ottocento e Novecento, manifesta tanto il languore quanto le brame spirituali di una società, segnata dalla cultura decadente; musica, quella del Tode, che , appresa la primaria e fondamentale lezione di Bach in merito all’armonia e al contrappunto, si cristallizza in strutture lievi e spiritualizzate di stampo wagneriano in un dialogo teatrale il quale narra una storia di riscatto universale. Tode, tardo romantico per la complessità strutturale del Prometeo, nel suo intimo fulcro in realtà si rivela romantico per il titanismo primordiale che dà la forma mentis all’intero opera. Il mito diventa quindi una preghiera laica dell’umanità che si fa canto di pacificazione universale celebrando il suo benefattore , il quale, mosso dalla compassione, le donò il sacro dono del fuoco. In Tode infatti Prometeo non ha solo la forza arcaica ed eziologica del mito, ma è anche la chiave di lettura per comprendere un altro fuoco, quello dei fucili e quello della bomba atomica: in un parola il fuoco della seconda guerra mondiale. La natura di questo secondo fuoco la spiega Janos Vargas nel romanzo di Tode Il ragazzo di Montmartre che ricorda gli anni parigini del compositore ( 1955/1958), o meglio a chiarirla non è tanto una persona , quanto piuttosto un numero: 17828. 17828 ricorda l’Ungheria, fiera della sua sacralità prima naturale e poi architettonica, intensa e malinconica nella sua variegata tradizione musicale, ma poi sconvolta dal razzismo che animò il tragico evento bellico. Sarà Vargas a magnificare le grotte ungheresi nelle parole di Tode : Avevamo violato un sacro tempio naturale , dove l’uomo non aveva costruito nulla, un immenso cielo di pietra, un immenso cielo che trasudava humus, in un silenzio solenne, immanente, dove noi tutti animali e mandriani trattenevamo quasi il respiro, vinti da quella solenne e mistica e arcana bellezza primordiale. Avevamo scoperto un mondo incantato, forse il segreto regno di dei pagani, un mondo di Ciclopi, dove potevano incontrare Prometeo incatenato a sorreggere quell’immane cielo di pietra. Quelle del Prometeo, che è una composizione coeva al romanzo sopra- citato, sono pagine ora drammatiche perché il mito si storicizza, ora profonde come la grotta , appena descritta come la leggendaria prigione di Prometeo, ora interiorizzate perché quella caverna diventa la coscienza dell’uomo che si interroga innanzi al male, del giusto che chiede il riscatto del proprio sangue. In Tode Prometeo e’ colui che sente nell’oppresso cuore l’amore che porta all’uomo e quindi dona all’umanità quel fuoco che non è solo l’aiuto necessario nelle molteplici esigenze primarie, ma è anche e soprattutto la luce interiore che ha la potenza di trasfigurare anche le notti più nere. Certo illuminare la notte non è assolutamente facile; bisogna confrontarsi con dei limiti oggettivi legati all’intima natura dell’uomo e del suo relazionarsi col mondo, ma non per questo ci si deve scoraggiare.
§ III) Trovata una stella, se può rintracciare una seconda fino a perdersi in costellazioni di luce. Immergersi nella caverna, amare l’uomo imprigionato, non disperdere invano il sangue del giusto che si è offerto, aprire gli occhi per togliere le cataratte dell’impotenza, alzare lo sguardo verso l’alto e tentare di liberarsi, e poi aggrapparsi a tutti i possibili appigli della roccia per contemplare le stelle. Ed uscimmo a riveder le stelle: così si conclude l’Inferno di Dante; nella musica di Tode c’è tutto ciò, forte anche dell’alta lezione etica ricevuta dal suo Maestro , il suo iniziatore alla musica, Olivier Messiaen, il quale nel 1941 compose il Quatuor pour la fin du temps. Una pagina di elevata musica pura , dedicata alla Storia, perché nata nei lager nazisti e pensata per gli strumenti che Messiaen, aveva a disposizione in quella situazione estrema: ovvero solo un pianoforte, un clarinetto , un violino e un violoncello. Si cerca la libertà, la giustizia , anche nel Dio dell’Apocalisse: una musica che diviene la persistente ricerca di una giustizia altra di fronte agli efferati mali della seconda guerra mondiale. L’arte è liberatrice nel Quatuor pour la fin du temps che Messiaen compose ed eseguì nello Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941; l’Apocalisse di Giovanni si fece coscienza contro la violenza opprimente di un campo di concentramento e donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie. Un raggio di umanità in un lager, che era la drammatica evoluzione delle fucine di un Vulcano impazzito e necrofilo , chiamato Dittatura.

§ IV) Ovviamente il Prometeo di Tode, rispetto alla nota composizione di Messiaen, è diverso anzitutto per organico ; un quartetto è analitico e “semplicemente elaborato “, l’organo ha invece tutte le sonorità di un ‘orchestra sinfonica, ma l’esito delle due opere è lo stesso: la pacificazione universale. Tema caro a Tode che ha realizzato negli anni ’50 del Novecento una serie di disegni, in cui emerge una metafisica della Storia, un anelare verso … una pace che ancora non aveva rimarginato le profonde ferite, infertele da quel ventennio di tregua armata in Europa, seguito alla grande guerra. C’è una litografia , coeva al Prometeo, che si intitola La dimensione del Bene e del Male; la cito perché visualizza in un rigoroso bianco e nero le tensioni quasi espressioniste del Prometeo, ove le dissonanze preludono a snodi fondamentali nel costrutto armonico della composizione. La grafica presenta tra fiamme avvolgenti personaggi che si abbandonano moribondi alla terra, forse perché stremati da una lotta fin troppo ardua o non sufficientemente coraggiosi e motivati. In questo travaglio di tensioni emerge una coppia , un uomo e una donna, che salgono verso il sole, purificati da quelle stesse fiamme, quasi fossero anime di quel Purgatorio, che si chiama Storia. Allora cosa brucia il sacro fuoco di Prometeo e cosa rigenera? In Tode sicuramente estingue ciò acceca la dimensione alta dell’umanità per farvi germogliare una divinità, ad essa estranea, prima del sacrificio del fuoco che purifica l’oro e l’argento.
§V) Tra le Pagine di diario, liriche e concise composizioni prettamente cameristiche per pianoforte del 1995, includo anche quella breve ma intensa composizione organistica, contemporanea al poema di cui sopra, che è la Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
§ VI) Merita in ultima analisi un’ approfondimento il ruolo della dissonanza nella cromofonia sinfonica di Tode. I colori, oltre ad avere un’intensa carica simbolica, animano e riempiono le linee di forza in una dialettica di vuoti e di pieni, le quali dal confronto si incontrano in armonie composite; ciò vale tanto per la scultura e le arti visive, quanto per la musica. Ecco la dissonanza è proprio quell’elemento di contrasto che fa emergere le parti in un dialogo teatrale e drammatizzato, quel tessere trama e ordito in un linguaggio prettamente astratto, quello stimolo che induce il fruitore a cercare il sublime in un oceano di musica, l’alta cima da cui tuffarsi e a la vetta elevata da cui osare voli. Nel Tode titanico, differente da quello intimo e lideristico delle Pagine di diario, Bach ha dato il libro, i caratteri e i principii di una architettura perenne, mentre Wagner il senso della dissonanza e il cristallizzarsi di accordi coraggiosi in vista di una musica la cui finalità primaria è quella di essere “ epica, drammatica,passionale, elegiaca, rapsodica e narrativa”.