RICCARDO DE PALO: IL RITRATTO DI VENERE
Il romanzo storico – biografico del giornalista Riccardo De Palo Il ritratto di Venere edito Cavallo di ferro e dedicato a Diego Velázquez presenta anzitutto una scorrevole facilità di lettura, senza però togliere l’aurea di mistero al lettore, chiamato a partecipare attivamente nelle vicende politiche del 1.600. Velázquez, che deve il suo cursus horum a Filippo IV d’Asburgo, sovrano spagnolo nonché signore del vasto impero edificato da Carlo V, viene tratteggiato nella propria identità di artista prestato alla diplomazia con l’intento riuscito di trasmettere la sua umanità ora intraprendente e volenterosa e ora vincolata agli affetti, come dimostra la storia di Marta, la popolana romana conosciuta nel secondo viaggio in Italia ( 1650) e ritratta nella celebre opera Venere allo specchio.
Riccardo De Palo guarda con occhi stranieri, appunto quelli di Velázquez, l’Italia del 1600, frammentata , perché il Regno di Napoli era di dominazione francese, mentre lo Stato pontificio al nord confinava con i possedimenti lombardi degli Asburgo e con gli altri piccoli stati come il Ducato di Parma e il Gran Ducato di Toscana. Una geografia politica dispersiva che ha origini antiche e che si ripropongono ancora oggi. Papa Urbano VIII fedele alla Francia; il successivo pontefice Innocenzo X e Donna Olimpia Maidalchini , detta la Papessa: Olimpia prima, pontefice non massimo; le doppiezze di Francesco I d’Este; la fragile umanità di Filippo IV e la sua confidenziale amicizia con Velázquez; ma anche i personaggi del popolo come Marta o gli intellettuali e scienziati come il sacerdote romano Matteo Campani degli Alimeni sono solo alcuni dei personaggi che si snodano di regno in regno, di colore in colore. Ritrarre le personalità diventa per il giornalista, caporedattore per le pagine degli esteri de Il Messaggero, affrescare la trama e l’ordito di un’ epoca assai complessa, anche e soprattutto dal punto di vista diplomatico:
Sapevo per esperienza come i misteri più profondi dell’anima fossero tracciati sulla superficie del volto; coloro che volevano conservare un segreto facevano del loro meglio per renderlo ben visibile; così nessuno avesse a sospettare di ciò che si esibiva liberamente alla luce del sole .
De Palo sa cogliere quindi le sfumature di ogni personaggio, senza però dimenticare le urgenze della storia, cause motrici delle evoluzioni anche personali dei personaggi ; a iniziare da Filippo IV e da Velázquez. Ma Il ritratto di Venere non è solo un romanzo storico-biografico, in quanto anche epistolare. Infatti tutto il romanzo è una lunga e sincera lettera a Juan de Còrdoba, lo schiavo condotto con lui in Roma per il secondo viaggio in Italia, volto all’acquisto di opere d’arte per il sovrano . Juan verrà poi liberato dalla sua condizione servile con atto notarile; l’amicizia tra Juan, che nel corso degli anni era diventato il fratello minore dell’artista, e Velázquez era così corroborata che fu lo stesso pittore ad affidargli Antonio, il figlio nato dalla breve, ma infuocata, relazione con Marta:
Ho ancora impresso in mente quel tuo viso gioviale, che infondeva serenità in chiunque avessi incontrato sulla tua strada; e fui molto felice quando mi confessasti che mi consideravi come un fratello maggiore .
In conclusione il romanzo di Riccardo De Palo non è da considerarsi solo un affresco intrigante e fascinoso di un’epoca storica, ma anche il ritratto di un’amicizia profonda, così sapiente da scavalcare i limiti imposti dalla classe sociale.