Si chiamano a vicenda, si segnano, si scartano,
si agitano ai tocchi della mano rispondono come
tasti di un piano, trovando una forma, un colore,
pronti a raccontare una storia, semplice e fantastica
allo stesso momento, in questo somigliando all’autore,
Leo Grilli, che con il suo sguardo detta il segno
e poi lo traduce in vita, in vita della materia.
Prima grezza, ruvida, anonima e poi, via via, sempre
di più forma, concretezza di una individualit�
armonica, fondata sui dettami della tradizione,
mai abbandonata e mai calligrafica, sempre in
ritmo con la sua fantasia del presente, con la forza,
la sapienza di una manifatturalità che
non perde un colpo, procedendo di anno in anno,
di opera in opera verso una grande enciclopedia
del visibile, dove le tecniche si incontrano tutte
e si rafforzano a vicenda, nel segno, nel disegno,
nella pittura, nella terracotta, nella ceramica, nel
bronzo. Una totalità, la sua, giocata senza mai,
ambiguità, con limpidezza poetica, con la certezza
di una tecnica che fa degli ostacoli i propri punti
di forza, senza mai andare per scorciatoie, ma
aprendo sempre nuovi capitoli, d’epopea, di forza,
di dedizione ad un lavoro che è diventato una missione,
un diario in pubblico della sua forza espressiva, fatta
di esperienza, ma anche di spiritualit�
ribelle che vuole innovare, vuole sperimentare, perché non
si assegna mai un ruolo definito, non si rassegna
alla sua storia declinabile al passato, alle tante cose
già fatte, ma tendenti al futuro, alle cose da fare,
alle invenzioni a cui dare corso. Tentare una narrazione
delle sue tentazioni artistiche vuol dire riferirsi alla
sua natura fertile di creativo, di pensatore e di
realizzatore in contemporanea, nella sua bottega
eugubina, in cui si avvertono gli echi delle idee,
delle trovate, delle ricerche, in cui la sua santit�
sconfina con la sua sensibilità, passando da tonalit�
fredde, contemplative, a tonalità calde, attraenti.
La sua è una vera escursione, un salire e scendere
che le sue stesse opere, propongono al piacere della
vista, ma anche a quello del tatto, nella sua forza
di valori plastici, che aggiungono alla pura visibilit�
una tattilità che porta ad una intensificazione di
vita. Ne discende una propria teoria e pratica del
Convito, dello stare insieme, che è una pratica di
oggettualità e di pittoricità, capace di vivere bene nella
piccola dimensione dell’ambiente interno, della
casa, dell’ambiente di tutti noi, ma anche capace
di sfidare, vincendo le grandi parietalità, la misura
architettonica, perché questa è la sua misura nella
piccola e nella grande sorte, nella traduzione alchemica
dei materiali poveri che diventano ricchi, che diventano arte.