Il sole tramonta rosso tra i tetti di Spoleto, un pomeriggio letterario, piacevolissimi pezzi di jazz , tanti amici, solo Anna Maria sa imbastire le riunioni con tanto amore per la vita. E adesso, a casa Menotti, siamo in attesa di un concerto che più “da camera” di così non si può. Gli artisti, giovanissimi vengono dal Conservatorio di Parigi e hanno una luce negli occhi più luminosa del tramonto.” Ensemble Dérive” è il nome del gruppo. E veramente quando attaccano il pezzo “ Music for piece of Wood” per percussioni di S. Reich, mi sembra di allontanarmi dal qui e ora, una deriva di ricordi:lontani tramonti , il Kilimanjaro sullo sfondo e le bacchette battono battono, si picchiano tra loro, minuscole battole vuote ,di che legno saranno? e rallentano e i ritmi s’intrecciano e suonano e rullano e crescono , la ragazza con i lunghi capelli neri canta senza cantare e i minuscoli pieces of wood rallentano sussurrano e tremano in discendendo, s’affievoliscono, tacciono, silenzio, mentre i miei ricordi africani s’inabissano come il sole tra le tegole color ocra dei tetti di Spoleto.
Si può fare musica anche battendo i piedi in modo ritmico su un pavimento di legno.
Un altro pezzo: “La boÎte à musique” di F.Vallet. Due pianisti, due percussioni. Arriva il vento, brr, fa freddo nel bosco,passi di animali, il lupo, huuuu fa il pianoforte, il vento soffia sul riccio pssss, poi una campana allegra, la celesta invita ad una festa nel bosco,il pianoforte accenna un ballabile, c’è un gatto che soffia, il fischio di un uccello, la ragazza con i capelli a metà viso batte sui tasti con energia, che succede? Sono arrivati i soldati nel bosco, frastuono di armi, bum bum, tamburi, il pianoforte li caccia , li insegue, una talpa esce dalla tana, il sistro ha riportato la quiete ,usignoli, passerotti, il bosco si riappropria del silenzio.
Sono convinto che l’arte debba essere un atto d’amore.
E la mattina dopo c’è il sole ,il Duomo è ancora più bello di sempre, entriamo nella antica chiesa sconsacrata della Manna d’oro: “Il cielo stellato sopra di me , la legge morale in me” mi risuona dentro il mantra Kantiano sul mistero dell’Origine. E sono nell’ORIGINE. Il Bing bang mi accoglie nel buio luminoso di un cielo trapuntato di stelle: sopra e sotto, lo spazio con le comete, le supernove, i buchi neri , il bosone di Higgs simile ad un immenso bruco, le onde gravitazionali, e tutto mi gira intorno e per un attimo perdo l’equilibrio, i sensi mi tradiscono, non c’è più tempo, non c’è più spazio, cerco di reggermi, non ci sono appigli ,mi salva la vista della mia minuscola e salvifica piccola terra nata 14 miliardi di anni fa, che vorrei baciare quando esco fuori, al sole , e l’ombra del Duomo s’è spostata appena appena.
Origine filosofica, origine scientifica nel mondo antico non erano distinte. Tutti gli esseri rinascono continuamente in una diversa forma,questa è la teoria orientale del Samsara, questo ci racconta la mostra allestita nel buio di una grotta , una festa di statue nei sotterranei dell’Armeria di Lucrezia Borgia a Spoleto. All’inizio l’acqua : da una scaletta, argentina e musicale, scende l’acqua, e intorno le statue orientali, fari di luce quelle del Buddha in preghiera , e intorno in un mistico mescolarsi di credo e religioni le statue greche: Dioniso ,la cui ombra va a nascondere una testa di Apollo , e l’incantevole busto di Antinoo posto di fronte ad una meridiana con i 12 segni zodiacali della Roma repubblicana. Un riflesso e un fondersi della conoscenza occidentale e di quella orientale, riassunta nell’unica domanda: “ E’ difficile trovare il padre di questo universo,e, trovatolo,impossibile indicarlo a tutti.” Dal Timeo di Platone .

Maria Luisa 8/9 luglio 2018