Archivio della categoria ‘Arte


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Da venerdì 6 luglio a domenica 8 luglio 2012 presso l’Auditorium della Stella si è tenuto uno degli spettacoli più gustosi di tutto il Festival : il Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns . A battezzare i giovani e capaci strumentisti del Conservatorio di Perugia, che quest’anno propone musica itinerante e ambientata presso il Caffè Letterario di Palazzo Mauri e altri storici e raccolti luoghi di Spoleto, il M° Elio Pandolfi, umile e semplice , ma soprattutto dotato di una profonda leggerezza, unita all’esperienza. L’organico previsto per il Carnevale è sostanzialmente orchestrale , ma di impianto prettamente cameristico: violini ( Azusa Onishi, Mizuho Ueyema, Furuhashi Satomi, Chiara Capriotti) , viola ( Francesco Menna) , violoncello ( Michele Marco Rossi), contrabasso ( Francesco Bruschini),flauto ( Maria Montanucci), clarinetto ( Giacomo Poggiani), xilofono e glockenspiel ( Tommaso Sansonetti), e due pianoforti ( Yuko Watanabe e Lucia Sorci), che rendono orchestrale una partitura cameristica. La suite di Camille Saint-Saëns mette alla berlina leoni, elefanti, canguri, volatili, pesci e cigni per narrare, come ogni favola che si rispetti, la realtà umana. In fin dei conti tutti siamo leoni con una regalità offuscata, elefanti che non riusciamo a spiccare quel piccolo salto , portatore di novità inaspettate, uccelli desiderosi di spiccare un volo maggiore di quello appena realizzato e cigni, ammaliati nei loro stessi sogni. Ad ognuno il proprio segno con tanto di ascendente , ma questa volta possiamo sceglierlo ( anche l’ascendente ben inteso) … Il prossimo concerto del conservatorio di Perugia è Winds for kids… : Martedì 10 e mercoledì 10 luglio 2012 Auditorium La stella ( ore 18,00), le musiche eseguite saranno colonne sonore di celebri films.

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  • Transilvania Magica: Songs and Dances of life

    Si è tenuto domenica 8 luglio 2012 presso il Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi il concerto dell’Ensemble Raro : pianoforte Diana Ketler, violino Andrej Bielow, viola Christian Nas e Razvan Popovici. Dato il duo di viole che va a sostituire il classico trio di violino, viola e violoncello unito al pianoforte considerato il programma eseguito ( Béla Bartòk, Geroge Enescu, Franz Schubert, Franz Liszt, Bohuslav Martinu , György Ligety) l’ensemble non poteva che definirsi “ Raro”. Anche perché sono state eseguite alcune partiture , sconosciute al selezionato pubblico amante della musica da camera, di Liszt che sono gli Ultimi quattro pezzi per pianoforte solo e la Romanza Dimentica per pianoforte e violino. Essenziale e breve: in una sola parola prezioso, non più il Ferenc roboante e barocco, ma già teso all’avanguardia: quando si sta sulla soglia ultima, bisogna riempire la valigia solo del silenzio più autentico. Sono proprio questo silenzio le partiture sopra citate. Sullo sfondo del teatro i sipari restaurati grazie al contributo della Fondazione Fendi, inaugurati in occasione della 55° edizione del Festival dei Due Mondi e restaurati dalla Coobec. Ma soprattutto tanti giovani sui palchi ad ascoltare attenti un repertorio così raro .

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  • Raccolta di: Arte
  • Donne appassionate e volenterose graffiano il Festival : le Beatrici di Stefano Benni e la Lulu di Lou Reed, noto chitarrista dei Velvet Underground. Le Beatrici , date al Teatro San Nicolò per tutto l’arco del Festival dei due Mondi, sono dirette da Stefano Benni e dal collettivo Beatrici ( Valentina Chico, Elisa Marinoni, Alice Redini, Gisella Szanizlò, Valentina Virando). Una Beatrice per nulla angelicata, una donna in attesa, una suora assatanata, una mocciosa sconsolata, una manager rampante e una licantropa romantica: sono questi gli archetipi delle donne ribelli del teatro di Stefano Benni. Ribelli perché coscienti di ciò che la vita ha loro tolto e costi quel costi se lo vanno a riprendere con un’ ironia graffiante. Spettacolo fresco e gradevole nasconde un ‘ombra drammatica che emerge nel lirismo della donna in attesa e allora non rimane che ululare alla luna per avere il rispetto … dovuto.. Altrettanto graffiante è la Lulu di Reed e di Wilson , che ritorna al Festival accolto con successo. Prima l’Opera da tre soldi e poi la prima assoluta di Shakesperare’s Sonette: questi i lavori di Wilson realizzati con il Festival. L’autore del testo di Lulu è Frank Wedekind, ispiratore del film di Pabst e nonché dell’opera lirica di Alban Berg. Il rock di Reed , affidato al Berliner Ensemble, fondato nel 1949 da Bertold Brecht e Helene Weigel, apre nuovi confini tra i generi musicali, nonché si coniuga perfettamente con l’espressionismo, presente nella regia di Wilson. Riporto alcune note di regia . Afferma: «Ho scelto Angela Winkler perché amo la sua voce e mi piace guardarla sul palco. Ha il dono di poter produrre i suoni più dolci, che è la cosa più difficile per un ‘attrice teatrale. Penso che lei sia il complemento perfetto al rock spigoloso di Lou Reed. (…) Circa otto mesi prima ho realizzato un piano dell’opera” silenzioso” in cui era abbozzato l’intero svolgimento dello spettacolo. Lavorandoci , ho utilizzato musiche pre-esistenti di Lou: una ballata, qualcosa di tranquillo, qualcosa di forte, un pezzo lento, un altro veloce- e poi ho suggerito i punti in cui si sarebbero potute inserire delle canzoni e che tipo di canzoni, in una sorta di gabbia spazio – temporale. E’ partendo da questa base che Lou ha composto la musica». Una pièce perfetta e compiuta ove il dramma si alleggerisce di ironia e canta la vita e la libertà.
    Repliche delle Beatrici: 7 e 8 luglio , e dall’11 al 14 luglio 2012, teatro San Nicolò ore 22.
    Lulù: giovedì 5 luglio ore 21,00; venerdì 6 ore 18,00 e sabato 7 ore 16,00, Teatro GianCarlo Menotti.

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  • La 55° Edizione del Festival dei due Mondi si inaugura con la danza internazionale; ad aprire la sezione danza, curata da Alessandra Ferri, è stato il Wiener Staatsballet il primo weekend di Festival presso il Teatro romano di Spoleto; sempre al romano si esiberanno il Pacific Northwest Ballet ( 6/7/8 luglio 2012) e infine il Dresden Semperoper Ballet ( 13 e 14 luglio 2012). Il Wiener , diretto da Manuel Legris, ha proposto due diverse coreografie : la prima ( Glow -Stop ) di Jorma Elo su musiche di Mozart e di Glass e la seconda di Patrick de (Bana Marie Antoinette) su musiche barocche e contemporanee. Di Glow- Stop scrive il critico Clive Barnes : “Caratterizzato per un brillante cast di 12 danzatori tutti strepitosi si caratterizza per la felice e impudente invenzione di Jorma Elo nonché per l’abilità coreografica di rendere il quasi impossibile perfettamente plausibile”. Potremmo definire lo stile di questa coreografia, sebbene essenziale e astratta , come un neo-classicismo frenetico, perché , basata sul contrasto musicale di Mozart ( preambolo classico ) con Glass , si spinge a esiti quasi estremi nella costruzione fisica del movimento. La seconda coreografia, sebbene meno astratta e più figurata, si basa sul medesimo contrasto tra una apparente felicità danzata su musiche barocche che vanno poi ad annullarsi in distorsioni contemporanee. Sola e abbandonata al proprio tragico destino , a MariaAntonietta non rimane che preservare la propria dignità e affidarsi a chi più l’ha amata. Anche se non è uno spettacolo di danza- per rimanere in tema- segnalo il film di Benoit Jacquot “ Les adieux à la reine”, il quale verrà proiettato sabato 7 luglio ( ore 21,30) al teatro Caio Melisso. Invece il prossimo appuntamento con la danza è il secondo weekend di Festival , sempre al teatro romano, con il Pacific Northwest Ballet diretto da Peter Boal ( Opus 111, Waterbaby Bagatelles, Nine Sinatra Songs).

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  • ₊50: SCULTURE IN CITTÀ TRA MEMORIA (1962) E PRESENTE ( 2012)

    Nel 2012 Spoleto festeggia il cinquantesimo anniversario della storica mostra di Giovanni Carandente “Sculture in città” : correva l’anno 1962 e Spoleto era ancora assorta nei suoi sogni, che incominciavano a popolarsi di mostri dalle sembianze inquietanti, di donne flessuose e di cardinali ieratici; era ancora il ’62 quando dall’interno dell’ex Monastero di Sant’Agata, l’attuale Museo Archeologico Nazionale e allora carcere femminile, si potevano ammirare le 26 sculture di David Smith, fuse a Voltri. Quei 26 Voltri che alleggerivano la corrosa e vissuta superficie del monastero, ora coperta di una vernice, cui i nostri occhi si sono assuefatti. La Spoleto medioevale tutto d’un tratto si svegliò in un sogno , abitato da esseri fantastici e terribili , giunti al seguito del ducale Teodolapio di Calder dal regno delle avanguardie materiche degli annì ’50 e ’60 dello scorso secolo. La mostra di GianLuca Marziani vuole ricordare quell’evento unico e irrepetibile con delle installazioni e sculture poste nuovamente nel vivo tessuto urbano . L’arte non è più materica come lo scorso secolo; si è evoluta verso una concettualizzazione , complice in Spoleto anche l’altra grande mostra che è stata “ Incontri 1980”, capace di inserire la scultura in dialoghi strettamente simbolici. E , mentre in Palazzo Collicola si possono visitare le mostre di Giovanni Albanese, Michelangelo Galliani e di Robert Gligorov, per la città si possono ammirare le opere di Gehard Demetez ( Casa Romana), Affilati Peducci/Savini ( Museo del Tessuto e Municipio), Jeffrey Isaac ( Rocca Albornoziana); Kapuseller ( Rocca Albonoziana); Adrian Tranquilli( Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo), Franco Troiani ( San Carlo), Umberto Cavegano ( Chiesetta Madonna del Pozzo), Michele Manzini ( Spoleto Sfera);Gaetano Bodanza ( Complesso San Nicolò), Dario Ghibaudo( Municipio), Lucio Perone( Municipio e Via di Visiale), Mario Consiglio ( Municipio), Maurizio Savini ( Municipio), Silvano Tessarollo( Via di Visiale), Angelo Bucarelli ( Corso Mazzini),Michele Ciribifera ( Liceo Leonardi e spazio antistante al Teatro GianCarlo Menotti); Mauro Cupone (Complesso di San Nicolò), Raul Gabriel ( Via Filetteria), Marcello Maugeri ( Piazza Fontana), Franco Menicagli ( Piazza della Genga), Carlo Moggia( Giardini Viale Matteotti), Matteo Peretti( Largo Muzio Clementi);Alessandra Pierelli( Complesso San Nicolò), Andrea Pinchi e Cristiano Carotti ( Piazza della Libertà)Alex Pinna( Fontana di Piazza del Mercato) e Oliviero Rainaldi ( Via Minervo). Infine sempre a Palazzo Collicola sono esposte alcune opere di Alex Pinna, Andrea Abbatangelo, Gaetano Bodandanza,David Fagioli, Peretti e Mauro, Francesco Mernini, Antonio Riello e Antonella Zazzera. In conclusione questo è solo un antipasto spizioso e appetitoso di un copioso menù, degno di un Festival che si diffonde fin dentro i più segreti meandri di una città anche in maniera visiva.

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  • Livia Carta: la trascedenza tramite la materia

    Alla Poli d’Arte le “ immagini dello Spirito “ di Livia Carta

    Il Centro Culturale Poli d’Arte è lieto di presentare in occasione della 55° edizione del Festival dei due Mondi la mostra personale di Livia Carta , artista veneta che presenta nella sua opera sia grafica che pittorica la leggerezza e la luminosità tipica della scuola veneziana. La pittrice astrae essenze preziose che si nutrono di spiritualità , perché sgorgate tanto dal macrocosmo dell’universo quanto dal microcosmo del proprio sé. Per l’occasione sono presentati olii ed incisioni , accumunati dalla ricerca del segno , capace di un equilibrio profondo con il colore. In Livia Carta è quindi la xilografia, elaborata, rigorosa e strutturata a introdurre all’opera pittorica. La mostra, che , iniziata il 29 di giugno e che si protrae fino al 15 luglio 2012 , si inaugura venerdì 6 luglio alle ore 18,30. La presentazione della mostra è affidata alla professoressa Fulvia Strano, storico e critico d’arte dell’associazione culturale romana Bell’Italia 88. Domenica 08 luglio alle ore 17,30 , sempre al Centro Culturale Poli d’Arte, verrà inoltre presentato il libro dello stesso critico Fulvia Strano, dal titolo “ L’ombra delle stagioni” ( Edilazio): una confessione a tu per tu con i grandi incisori e pittori del passato rapportati alla vita quotidiana. Concludendo e richiamando i gemiti dell’universo, mi sento di affermare che “ il dolore è un sostantivo maschile- cito Fulvia Strano- con senso femminile”: Livia Carta e Fulvia Strano un coinvolgente duo di dame nell’arte.
    Orario di Galleria: aperto dal mercoledì alla domenica: 10,30/13,00-16,30/20,00; lunedì e martedì i giorni di chiusura.

    COCKTAIL D’INAUGURAZIONE: VENERDÌ 6 LUGLIO 2012 , ORE 18,30
    PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI FULVIA STRANO: DOMENICA 8 LUGLIO 2012,ORE 17,30:
    L’OMBRA DELLE STAGIONI

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  • Raccolta di: Arte
  • In Paris è uno dei grandi eventi dell’attuale edizione del Festival di Spoleto, perché oltre ad esservi protagonista Mikhail Baryshnikov, che si esibì la prima volta nella città festivaliera nel 1970 , lo spettacolo inoltre si presenta come sinergia delle arti:musica e poesia, danza e mimo, video e fotografia. Tratta dal racconto di Ivan Bunin ( premio Oscar nel 1933), la pièce tratta di due immigrati russi giunti nella Parigi degli anni’30. Lui è un ex-generale dell’Armata bianca e lei è una giovane e affascinante cameriera; un amore segnato dalla solitudine e dalla perdita. Interpreta il ruolo femminile Anna Sinyakina. La regia è affidata a Dmitry Krymov, i costumi e la scenografia a Maria Tregubova, la musica è di Dmtry Volkov. La particolarità di questo spettacolo è data proprio dalla commistione delle arti: videoproiezioni testuali vanno ad interagire con gli attori, la costruzione scenografica è un work in progress in cui viene coinvolta la stessa curiosità del fruitore. Il mimo ora induce al sorriso e ora alla tenerezza nell’aspetto surreale della pièce che nel rigoroso bianco e nero richiama le atmosfere sognanti e romantiche di un vecchio film muto, riportandole però ad una stringente contemporaneità. Mikhail Baryshnikov, nato a Riga nel 1948 ( Lettonia), lascia la Russia nel 1974 durante una turnée con il Bolshoi Ballet. Al New York City Ballet ha lavorato con George Balanchine e Jerome Robbins, per un decennio è stato il direttore artistico dell’American Ballet Theatre, contribuendo a formare danzatori che sappiano interagire con le arti. Nel 2005 ha fondato il BAC (Baryshnikov Arts Center) che ha sede nel quartiere di Hell’s Kitchen , sito in Manhattan: quattro studi, un piccolo teatro sperimentale e il nuovo Jerome Robbins Theater da 238 posti ; il BAC propone corsi per gli artisti emergenti di ogni provenienza e con costi nulli o quasi irrisori offre al pubblico le primizie e le innovazioni dei nuovi protagonisti dell’arte. In Paris è dato al Teatro San Nicolò Sabato 30 giugno ore 16,00 e 19,30 e domenica 1 luglio alle ore 19,00.

    Sandro Costanzi

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  • L’opera lirica di Benjamin Britten “ Il giro di vite”( The turn of the screw)

    La 55 ° edizione del Festival dei Due Mondi si inaugura con l’opera di B. Britten “The turn of the screw” ( Il giro di vite) , ispirata al noto racconto di Henry James e composta sul libretto di Myfanwy Piper. La prima rappresentazione assoluta dell’opera risale al 14 settembre 1954 ed è stata realizzata presso il Teatro La Fenice di Venezia. La direzione dell’Ensemble da Camera dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è affidata al Johannes Debus; la scenografia ispirata a “ L’Isola dei morti”di Bocklin è di Gianni Quranta, i costumi sono di Maurizio Galante , le luci di Daniele Nannuzzi, infine la regia è di Giorgio Ferrara. Questi gli interpreti: Prologo ( Marlin Miller);Istitutrice ( Marie-Adeline Henry);le voci bianche: Flora ( Rosie Lomas) e Miles ( Thomas Copeland); i fantasmi Quint ( Leonardo Capalbo) e Miss Jessel ( Emily Righter), la vecchia governate Mrs Grose è Hanna Schaer. Leonardo Bellini, Alessandra De Feudis e Alessandro Ciamarra le comparse. Scrive Alessio Vlad :Tratto da uno dei più celebri lavori di Henry James, “Il giro di vite” è un racconto che si insinua nei misteri del Male, in un contrasto tra innocenza ( le vesti bianche dei fanciulli abusati) e dannazione ( i severi vestimenti neri dei maggiordomi abusanti e poi fantasmi insinuanti), tra realtà e immaginazione, tra serenità ed inquietudine, tra adolescenza e maturità. Una breve nota registica affidata alla parole di Giorgio Ferrara: Avvicinare Bocklin a Britten e a James è stata l’idea che mi ha spinto a unire questi autori, inventori di mondi segreti, invisibili, che fanno tremare l’anima, ambientando l’opera “ Il giro di vite” nel celebre dipinto “L’isola dei morti”. Una immaggine questa che evoca già la storia “ maledetta”messa in musica da Britten e che ho voluto rappresentare come “ una cerimonia dell’innocenza sepolta”. La trascendenza, che si allunga nella tridimensionalità verticale , emerge falsata e rarefatta, perché è stata violata l’innocenza dell’infanzia, privata della luce e seppellita nel buio ( questo il particolare senso del “ buio illuminato” della scena): un giorno che è una notte perenne. Scabroso il tema del dramma , che è la pedofilia, e forse- questa è solo la mia opinione- i fantasmi che vanno a importunare ancora i due fanciulli non sono altro che i retaggi psicologici di questa violazione. Opera fortemente psicologica , in cui la musica, magistralmente interpretata e diretta, sa tratteggiare in brevi fraseggi situazioni fisiche , ma soprattutto interiori. La difficoltà di quest’opera, ove nella versione di Ferrara sa coniugare la duttilità sonora con i tutti movimenti scenici, è proprio la brevità affidata ad un ensemble da camera. Il singolo interprete, sia esso cantante o strumentista, è isolato e non gode della protezione della grande orchestra sinfonica; degna chiave di volta in queste difficoltà è l’attenta e curata direzione di Debus unita alla capacità esecutiva, non solo tecnica, dei cantanti e degli strumentisti.

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  • POeti senza frontiere…

    Spoletofestivalart torna con i poeti senza Frontiere sabato 30 giugno 2012

    Dopo il successo dello scorso anno tornano i poeti senza frontiere, rassegna internazionale di cultura e poesia che si era ispirata al format menottiano degli anni sessanta ed al quale avevano aderito personaggi come Pablo Neruda o Ezra Pound. L’attuale rassegna ideata e promossa dallo Spoletofestivalart, si svolgerà sabato 30 alle ore 17 presso il centro culturale Poli d’ Arte piazza della Signoria. In questa edizione la parola chiave sarà il Dualismo ed i protagonisti saranno Angelo Sagnelli, poeta e giornalista romano, e Guido Oldani, scrittore, uomo di cultura e poeta milanese. I poeti ospiti parleranno in diversi momenti e modi della propria vita artistica, professionale e poetica e saranno intervistati dal giovane poeta ed intellettuale spoletino Simone Fagioli. L’incontro sarà introdotto da un intervento del Prof. Luca Filipponi presidente dello Spoleto festival Art che specificherà le finalità e le prospettive future della rassegna.
    All’incontro culturale hanno aderito molti poeti ed intellettuali: Bianca Maria Spironello, Anna Manna, Stefania Montori, Rosanna Della Valle, Katy Leoni, Domenico Fumato, Sergio Sbarra ed in particolare il gruppo dei poeti disincantati rappresentati da Sandro Costanzi, Paolo Parigi, Jacopo Feliciani, Lorenzo Ricci e Simone Fagioli. Angelo Sagnelli e Luca Filipponi ideatori della rassegna hanno espresso soddisfazione per le numerose adesioni ed il grande interesse all’incontro:”non ci saremmo mai aspettati tante adesioni e tanto interesse per la poesia tanto chè questa rassegna nata per un puro caso sta diventando un appuntamento fisso, culturale e poetico nel contesto nazionale ed internazionale.

    In foto Angelo Sagnelli Presidente del Premio Spoleto Festival Art Letteratura

    Autore: Luca Filipponi

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  • Trilogia romana: Adriana Pincherle, Renzo Vespignani e Alberto Ziveri

    Il Centro Culturale Poli d’Arte è onorato di ospitare la mostra dedicata alla Scuola romana, schiacciata tra il futurismo e le prime avanguardie informali e materiche del secondo dopoguerra, con una trilogia dedicata a tre dei suoi esponenti: Adriana Pincherle ( sorella di Alberto Moravia) , Renzo Vespignani e Alberto Ziveri. La mostra, organizzata in collaborazione con la famiglia Ziveri e la galleria romana Incontro d’Arte, rende cosciente il fruitore, che si trova proiettato in un mondo ora inesistente, delle radici dell’attuale contemporaneità italiana. Le grafiche di Ziveri, ora dettagliate e raffinate , ora fugaci e fortemente caratterizzate testimoniano la fatica delle donne negli anni ’50 dello scorso secolo, l’aria ovattata e rarefatta dei bordelli e lo straniamento interiore che emerge da un quotidiano viaggio in treno. Adriana Pincherle, presente con un suo olio storico del ’45, rappresentante “La distruzione della guerra” in Roma bombardata, nelle sue nature morte di ispirazione matissiana ci illustra in un cromatismo vivido e incisivo torte fatte in casa e tovaglie doviziosamente ricamate : teneri affetti familiari, dal sapore quasi mitico nonché magico nella nostalgia che sanno evocare. Se caldo è il cromatismo di Adriana Pincherle e Alberto Ziveri, freddo e straniato è il paesaggio urbano di Renzo Vespignani, grafico anche nella pittura. Suo l’olio del “ Convoglio tiburtino” del 1947; la dominate calda, quasi monocromatica, del beige si raffredda e si estranea e prelude ai lavori degli anni ’60, nel cui cromatismo acromatico spicca in genere il verde , usato nel suo carattere acido e per questo straniante. Una pagina importante della nostra storia dell’arte contemporanea, che verrà illustrata sabato 16 giugno alle ore 17,30 dalla professoressa Fulvia Strano , direttrice dell’associazione romana “ Bell’Italia 88” con una conferenza ospitata nei locali dello stesso Centro Culturale ; ma la mostra, che continua fino al 24 giugno 2012, si inaugura sabato 9 giugno 2012 alle ore 17,30.

    Orario di galleria: 1/24 giugno 2012; aperta dal mercoledì dal mercoledì alla domenica: 10,30-13,00/16,30-20,00. Giorni di chiusura: lunedì e martedì.

    COCKTAIL D’INAUGURAZIONE: SABATO 9 GIUGNO , ORE 17,30

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  • Raccolta di: Arte