Archivi di luglio 2011


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Cesare Cassone : L’energia del colore

Cesare Cassone: L’energia del colore

La personale dell’artista barese Cesare Cassone che ospita il Centro Culturale Poli d’Arte fino al 31 luglio 2011 si chiama “ L’energia del colore” . Il titolo della mostra non è affatto casuale, in quanto l’intenso cromatismo di Cassone, che rivive nella calda nettezza dei gialli e dei rossi, nella luce pura del bianco e nella freschezza luminosa degli azzurri, diviene l’anima cinetica delle opere, sospese tra un espressionismo , capace di osare nei contrasti cromatici, e un impressionismo carico di mistero. E’ il colore il motore della forma che si rivela dai movimenti stessi degli elementi che vanno ad interagire sulla tela. Quella di Cesare Cassone appare come una pittura di semplice realizzazione , ma non lo è affatto: preservare la purezza cromatica, armonizzare il movimento, la capacità di costruire un’opera al primo impatto nella felicità di un gesto creativo che nasce già organizzato” in mente pictoris “, o ” dei “- se si considera la solarità che le sue opere sprigionano. Tutti elementi , quelli sopra indicati, che si coniugano con uno sperimentalismo il quale crea evoluzioni e stratificazioni e che fa del colore la materia stessa della tela.
Cassone dipinge i simboli dell’energia, o meglio della sinergia. Sinergie ora propulsive come i moti dei pianeti o lo svolgersi della vita interiore e secreta di simbolici alberi della vita, e sinergie ora drammatiche come dimostra l’omonima tela dedicata alla mattanza. I tonni creano un ritmo ondulato mentre sulle acque scure aleggia il rosso del sangue. E’ la medaglia della vita con la sua doppia facciata: su una vi è inciso il sacrificio e su l’altra, invece, vi è scolpita la rinascita. Saranno comunque fiori atomici a sbocciare tra mille voli leggiadri in un cielo puramente … azzurro.

Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • “Duecento e più anni…” di Marcello Bemporad

    Un incontro veramente pregno di intensità diracconto di vita e di storia è stato quello con il Prof. Marcello Bemporad,ben noto ai più, per le varie impegnative funzioni ricoperte, al Consiglio dei Ministri di Bruxelles e come manager della RAI,ed altre ancora,ma perchè, questo testo ,un concentrato appassionato della vita della sua famiglia di origine ebrea e dell’Italia degli ultimi 200 anni, ha superato le nostre aspettative , non solo per il forte impatto emotivo che la saga della sua famiglia di origine ebrea ci ha fatto provare,ma anche per lo stile elegante della scrittura, per il gusto di riassaporare i valori e le abitudini di un’epoca appena trascorsa che l’autore magistralmente ,descrive.. Pagine commoventi, tragiche si alternano con episodi di vita vissuta, calzanti e rappresentativi di come una ” grande guerra” possa mutare rapidamente e radicalmente gli usi e costumi della comunità su cui si abbatte. Insieme alla giornalista della “Nazione” sig.a Mazzoni abbiamo avuto il piacere di sentire dalla viva voce dell’ autore aneddoti e ricordi dolci e tristi ma anche notazioni di colore amene .Un piacevolissimo pomeriggio trascorso al Centro Culturale Polid’Arte di Spoleto, insieme ad un pubblico attento e riflessivo Grazie Marcello

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  • VIAGGIARE CON MASSIMO POPOLIZIO E JAVIER GIROTTO NE “ LE CITTÀ INVISIBILI” DI ITALO CALVINO

    Italo Calvino è sicuramente uno degli scrittori contemporanei che sanno leggere la realtà sociale e culturale con particolari occhiali, composti da due lenti diversificate e per questo latrici di una visione unificante: la prima lente è la percezione realistica della crisi, mentre la seconda lente è la ricerca della lievità in mondi surreali e inaspettati. Massimo Polpolizio , nella totale semplicità scenografica, ha donato ai fruitori dello spettacolo , che si è tenuto al Teatro Romano giovedì 30 giugno 2011, una magia alchemica con l’eclettico saxofonista ( sax soprano e baritono) Javier Girotto. Un duo di artisti carismatici e capaci di evocare i sogni e i viaggi di Marco Polo a colloquio con l’imperatore Kan, un tour nell’Oriente fantastico e lussureggiante di utopie nei pensieri di due barboni senza tetto , ma poetici e decisi ha trovare un ‘ alternativa ed un senso alla miseria che avvolge le loro esistenze quotidiane. “ Chi comanda il racconto- scrive Calvino – non è la voce, è l’orecchio”: la prestazione dei due artisti ha realizzato in pieno il principio dello scrittore, suscitando il vivo interesse della platea.
    Nel gesto teatrale di Popolizio che crea identità abitate e personali nelle sfumature vocali e in movimenti accennati, nelle variegate suggestioni musicalo di Javier Girotto, la parola diventa quel verbo a cui lo stesso Calvino affida l’essenziale finalità di “ cercare e saper chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare , e dargli spazio”.

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  • MI CHIEDETE DI PARLARE:
    MONICA GUERRITORE DÀ VOCE A ORIANA FALLACI

    Il 54° Festival dei Due Mondi , in collaborazione con la Fondazione Corriere della sera, ricorda Oriana Fallaci, appassionata giornalista , interprete del XX secolo e profetessa del XXI secolo con un doppio appuntamento . Il primo è un convegno che si terrà presso il Teatro San Nicolò il 2 di luglio 2011: ORIANA FALLACI: TEATRO, CINEMA E FICTION LA RACCONTANO. Intervengono Ferruccio de Bortoli ( direttore del Corriere della sera), Fabrizio Del Noce ( Direttore di RAI Fiction), Domenico Procacci ( produttore Fandango); Sandro Pretaglia ( Sceneggiatore); Alessandro Cannavò ( giornalista del Corriere della sera); Rosaria Carpinelli ( consulente editoriale delle opere di Oriana Fallaci ); Edoardo Perazzi ( nipote della scrittrice); Giovanni Minoli ( direttore RAI per i 150 anni dell’unità d’Italia), la giornalista Lucia Annunziata e l’attrice Monica Guerritore ; moderatrice dell’ incontro è Emilia Costantini. Il convegno è il fulcro dell’altro grande evento , che è lo spettacolo della Guerritore ( Teatro San Nicolò : 1/2/3 luglio h 19,00), che con la “ Rabbia e l’orgoglio”, metterà in scena il solitario silenzio urlato di un’intellettuale coraggiosa e libera. “ Non guardatemi morire” , è il desiderio interiore di una leonessa che sola ha portato la responsabilità delle proprie idee: sola ha combattuto e sola vuole lasciare la savana selvaggia di questo mondo. Conclude la Guerritore: « “Una donna non muore se da un’altra parte , un’altra donna , riprende il suo respiro” dice Helene Cixous . Voglio riprendere il suon respiro. Per capire».

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  • 54° Festival dei Due Mondi: Amelia al ballo

    AMELIA AL BALLO: LA FRESCHEZZA CREATIVA DI GIAN CARLO MENOTTI

    Il 54° Festival dei Due Mondi , che si inaugura venerdì 24 luglio con l’opera menottiana Amelia al ballo (1936), si apre nel segno della memoria; la memoria appunto del M° GianCarlo Menotti , di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita avvenuta a Verese nel 1911: centenario che cade a quattro anni dalla morte avvenuta nel 2007. Il Maestro aveva vissuto ben 95 anni ( è stato uno dei compositori contemporanei più longevi) ricchi di incontri, di ponti costruiti tra i Due Mondi cercando di congiungere all’Europa e all’America anche l’Australia, di una forte azione innovatrice della cultura europea nella seconda metà del Novecento. Importante l’incontro con Arturo Toscanini che lo lancerà in America, dove frequenterà il Curtis Institute, fortemente basato sulle capacità individuali e sulla meritocrazia dei suoi studenti; lo stesso Istituto verrà inoltre frequentato anche da Bernstein e da Barber, personaggio essenziale nella vita di Menotti, la cui particolarità è stata quella di essere contemporaneamente librettista e compositore delle musiche delle sue opere.
    Uomo di teatro, sinfonista e compositore di musica da camera, a lui vanno riconosciute opere come The medium( 1945), The telephone ( 1947), The consul( 1950, Premio Pulitzer), Amahl and the Night Visitors (1951), The Saint of Blecker Strett(1954), Goya ( 1986) ,composta per il tenore Placido Domingo, e tra le ultime composizioni The singing child ( 1993). Vorrei ricordare anche alcune pagina sinfoniche, Jacob’s Prayer , For the death of Orpheus ( 1990), Flama de Amor Viva ( 1991), ma soprattutto il Gloria, composto nel 1995 in occasione del Premio Nobel per la Pace.
    Apri pista di questo gruppo è l’opera buffa Amelia al ballo una delle cui peculiarità è quella di avere il libretto in italiano. La regia di Giorgio Ferrara , ispirata a Visconti , ambienta questa gemma di Menotti ( perché nella sua brevità di un unico atto è limata con eleganza e con una forte caratterizzazione dei personaggi) nella Milano di inizio secolo , per l’esattezza nel 1910. La vis comica di quest’opera viene esaltata dalla scenografia preziosa e doviziosa di particolari, indicazione opposta alla linea corrente delle attuali scenografie minimaliste e asettiche: Menotti stesso dichiarò, in un’ intervista rilasciata ad Amadeus, di essere un musicista, sì del Novecento e quindi aperto all’innovazione, ma anche e soprattutto un tardo-romantico.
    Giorgio Ferrara ha esaltato la” felicità figurativa “ dell’allestimento scenico. Un’elegante facciata liberty si apre ad uno sontuoso interno dorato e rivestito di tessuti purpurei che lascia intravedere le guglie del Duomo di Milano; Amelia è l’unica a vestire di rosa , unica eccezione cromatica tra gli eleganti abiti neri. Pur di andare al ballo che apre la stagione mondana, rischia di tramortire con un vaso il marito geloso, fa incarcerare l’amante come ladro ( povero cuore innamorato e ferito), e se ne va al ballo con il commissario della polizia ( come si suol dire -mi si perdoni ancora una volta lo humor- tra i due litiganti il terzo gode). Menotti in quest’opera , crea un linguaggio che sì, risente della cantabilità di Puccini e di Mascagni, ma il quale è anche erede della sottile ironia delle opere buffe di Doninzetti e di Rossini.
    Cast: Amelia è Adriana Kucerova, il marito è Alfonso Antoniozzi, l’amante Sèbastien Guèze, l’amica Adriana Di Paola; la regia è di Giorgio Ferrara, la scenografia di Gianni Quaranta, i costumi di Maurizio Galante e il disegno luci di A.J. Weissard. L’opera si svolge presso il Teatro GianCarlo Menotti, le ultime due repliche sono previste per il weekend di luglio: 1/2 h: 19,00.

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  • Marcello Bemporad: Duecento anni e più

    Domenica prossima ore 17 presso il Centro Culturale Poli d’Arte il Prof. Marcello Bemporad sarà intervistato dalla giornalista Rosanna Mazzoni in occasione della presentazione dell’ultimo libro del manager romano: Duecento e più anni. All’incontro interverranno per un saluto introduttivo Annamaria Polidori Presidente ed animatrice del Centro Culturale, Luca Filipponi Presidente dell’Istituto europeo e dello Spoleto Festival Art.
    Marcello Bemporad già Direttore generale della presidenza del consiglio è stato ideatore ed attuatore di alcune istituzioni fondamentali per la cooperazione politica ed istituzionale tra Roma e Bruxelles.
    Attualmente svolge un ruolo organizzativo ed istituzionale per la cooperazione Europa – Usa ed in questo libro racconta la storia della Sua famiglia, una di quelle che a tutti gli effetti hanno la storia dell’Italia con personaggi di primo piano che vanno dall’editoria alla scienza, dalla pubblica amministrazione alla cultura.
    Così Bemporad si esprime su questa iniziativa:” Sono ben felice di presentare il mio libro a Spoleto città simbolo della cultura in quanto la mia famiglia è stata ed è legata fortissimamente alle realtà culturali e territoriali. Infondo leggere questo libro è sicuramente un modo indiretto e personale per ripercorrere le tappe dell’Unità e della storia d’Italia.”

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