L’opera lirica di Benjamin Britten “ Il giro di vite”( The turn of the screw)

La 55 ° edizione del Festival dei Due Mondi si inaugura con l’opera di B. Britten “The turn of the screw” ( Il giro di vite) , ispirata al noto racconto di Henry James e composta sul libretto di Myfanwy Piper. La prima rappresentazione assoluta dell’opera risale al 14 settembre 1954 ed è stata realizzata presso il Teatro La Fenice di Venezia. La direzione dell’Ensemble da Camera dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è affidata al Johannes Debus; la scenografia ispirata a “ L’Isola dei morti”di Bocklin è di Gianni Quranta, i costumi sono di Maurizio Galante , le luci di Daniele Nannuzzi, infine la regia è di Giorgio Ferrara. Questi gli interpreti: Prologo ( Marlin Miller);Istitutrice ( Marie-Adeline Henry);le voci bianche: Flora ( Rosie Lomas) e Miles ( Thomas Copeland); i fantasmi Quint ( Leonardo Capalbo) e Miss Jessel ( Emily Righter), la vecchia governate Mrs Grose è Hanna Schaer. Leonardo Bellini, Alessandra De Feudis e Alessandro Ciamarra le comparse. Scrive Alessio Vlad :Tratto da uno dei più celebri lavori di Henry James, “Il giro di vite” è un racconto che si insinua nei misteri del Male, in un contrasto tra innocenza ( le vesti bianche dei fanciulli abusati) e dannazione ( i severi vestimenti neri dei maggiordomi abusanti e poi fantasmi insinuanti), tra realtà e immaginazione, tra serenità ed inquietudine, tra adolescenza e maturità. Una breve nota registica affidata alla parole di Giorgio Ferrara: Avvicinare Bocklin a Britten e a James è stata l’idea che mi ha spinto a unire questi autori, inventori di mondi segreti, invisibili, che fanno tremare l’anima, ambientando l’opera “ Il giro di vite” nel celebre dipinto “L’isola dei morti”. Una immaggine questa che evoca già la storia “ maledetta”messa in musica da Britten e che ho voluto rappresentare come “ una cerimonia dell’innocenza sepolta”. La trascendenza, che si allunga nella tridimensionalità verticale , emerge falsata e rarefatta, perché è stata violata l’innocenza dell’infanzia, privata della luce e seppellita nel buio ( questo il particolare senso del “ buio illuminato” della scena): un giorno che è una notte perenne. Scabroso il tema del dramma , che è la pedofilia, e forse- questa è solo la mia opinione- i fantasmi che vanno a importunare ancora i due fanciulli non sono altro che i retaggi psicologici di questa violazione. Opera fortemente psicologica , in cui la musica, magistralmente interpretata e diretta, sa tratteggiare in brevi fraseggi situazioni fisiche , ma soprattutto interiori. La difficoltà di quest’opera, ove nella versione di Ferrara sa coniugare la duttilità sonora con i tutti movimenti scenici, è proprio la brevità affidata ad un ensemble da camera. Il singolo interprete, sia esso cantante o strumentista, è isolato e non gode della protezione della grande orchestra sinfonica; degna chiave di volta in queste difficoltà è l’attenta e curata direzione di Debus unita alla capacità esecutiva, non solo tecnica, dei cantanti e degli strumentisti.