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premio festivalart alla POLId’ARTE a Spoleto

Annamaria Polidori premia Mario Palma

William Tode premia Gabriella Giuriato
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  • Raccolta di: Arte
  • Il senso del mito e la cromofonia sinfonica nel Prometeo di William Tode

    § I) Ha tutti i colori del prisma solare, che fluttuano energici e incandescenti squarciando il buio. Sembrerebbe il fuoco, ma non lo è. Per la precisione non è solo il fuoco, perché è il Prometeo di William Tode, che è un poema sinfonico composto per organo solo. Infatti la musica di Tode, la quale attinge alla copiosa fonte della musica romantica e tardo romantica austro-tedesca, senza però rinunciare ad una forte libertà compositiva, è chiamata cromofonia sinfonica, in cui la musicalità è data dal valore cromatico della notazione sonora. E’ lo stesso compositore a raccontare che fin da bambino era affascinato dalle corrispondenze, connotate di memorie simboliste, tra il fraseggio musicale e la costruzione visiva di un’immaggine : quelle montagne, quelle case e quei paesaggi disegnati di note, poi eseguite al pianoforte facendo vibrare in viaggi inaspettati la fantasia assetata d’infinito del piccolo Tode. Il nostro infatti realizzerà nel 1991 una tavola, definita come Analogie delle scale dei dodici suoni del cerchio delle quinte con i dodici del cerchio cromatico , ove il prisma cromatico è associato al sentire musicale; appunto sentire perché sentire non significa solo audire un elemento sonoro, ma anche e soprattutto interiorizzare un’emozione colta nel momento della commozione . Quelle tonalità cromatiche diverranno poi le canne d’organo che si ergono maestose verso un centro unificatore , rappresentato da un grande cerchio solare, nell’opera ad encausto Omaggio Maestro Organista Iry Lecyan, tela del 2011 collegata al Prometeo. Dai celesti freddi e quasi notturni la cromofonia si evolve e si riscalda, passando per gli aranci e i rossi, fino all’intensità del viola, che si dissolve leggero in un cielo luminoso: questa l’iniziazione che il fruitore del Tode musicista è chiamato a percorrere per raggiungere la luce , prima di lui l’ha fatto Mozart nell’intenso Quartetto delle dissonanze e nel Flauto magico e poi Schoenberg in Verklarte Nacht. Ma è doveroso dire che questa declinazione cromofonica è absoluta, ovvero sciolta e liberata dai paletti della tradizione; o meglio, Tode ne reinterpreta i parametri ritmici e tonali nella propria dimensione, che si è sviluppata auto- determinandosi da molteplici stimoli. Nel Prometeo infatti non vi è alcuna tonalità predominante che informa di sé l’intera composizione, quanto piuttosto un vibrare profondo e viscerale che si dissolve in un leggero volo finale ( la sorpresa di Tode, perché tutti si sarebbero aspettati la una coda altrettanto solenne): la lievità di una sapienza autentica: «sento nell’ oppresso cuore l’ amore che ti porto / e dai limiti delle catene che cingono/ da presso il tuo esistere vedo / lo spirito tuo elevarsi/ per amore della conoscenza/ e del tutto che ti circonda». I presupposti poetici per il Prometeo li dà lo stesso Tode nel Cantico per l’uomo, poemetto composto nel 1967 , da cui sono tratti i versi sopra citati e manifesto letterario del suo Neoralismo e del ciclo grafico delle Prigioni, che costituiscono lo snodo verso la dublice evoluzione pittorica degli anni ’80 dello scorso secolo, ovvero il cubofuturismo e il ciclo del Tristano . Ma prima di passare a successive argomentazioni, mi voglio fermare nuovamente sull’uso della tonalità nel Prometeo, che, sì è sganciato da una tonalità ben precisa e fondamentale rispetto a quelle ad essa collegate, senza però rinunciare ad essere un dialogo tra due poli: il Re maggiore, che si specchia in Si bemolle maggiore, e La bemolle maggiore. Se il Re ( un rosso aranciato) rappresenta la gioia di vivere e l’aspirazione ideale, al Si invece è legato un aspetto riflessivo e di ricerca della positività che richiama la capacità di realizzare l’interiorità profonda del La bemolle maggiore,rappresentato dal blu. Queste sono le coordinate cromofoniche della composizione in questione.

    § II) Il Prometeo di Tode è quindi un’ erede originale della colta tradizione tardo romantica del poema sinfonico il quale , sviluppatesi fra Ottocento e Novecento, manifesta tanto il languore quanto le brame spirituali di una società, segnata dalla cultura decadente; musica, quella del Tode, che , appresa la primaria e fondamentale lezione di Bach in merito all’armonia e al contrappunto, si cristallizza in strutture lievi e spiritualizzate di stampo wagneriano in un dialogo teatrale il quale narra una storia di riscatto universale. Tode, tardo romantico per la complessità strutturale del Prometeo, nel suo intimo fulcro in realtà si rivela romantico per il titanismo primordiale che dà la forma mentis all’intero opera. Il mito diventa quindi una preghiera laica dell’umanità che si fa canto di pacificazione universale celebrando il suo benefattore , il quale, mosso dalla compassione, le donò il sacro dono del fuoco. In Tode infatti Prometeo non ha solo la forza arcaica ed eziologica del mito, ma è anche la chiave di lettura per comprendere un altro fuoco, quello dei fucili e quello della bomba atomica: in un parola il fuoco della seconda guerra mondiale. La natura di questo secondo fuoco la spiega Janos Vargas nel romanzo di Tode Il ragazzo di Montmartre che ricorda gli anni parigini del compositore ( 1955/1958), o meglio a chiarirla non è tanto una persona , quanto piuttosto un numero: 17828. 17828 ricorda l’Ungheria, fiera della sua sacralità prima naturale e poi architettonica, intensa e malinconica nella sua variegata tradizione musicale, ma poi sconvolta dal razzismo che animò il tragico evento bellico. Sarà Vargas a magnificare le grotte ungheresi nelle parole di Tode : Avevamo violato un sacro tempio naturale , dove l’uomo non aveva costruito nulla, un immenso cielo di pietra, un immenso cielo che trasudava humus, in un silenzio solenne, immanente, dove noi tutti animali e mandriani trattenevamo quasi il respiro, vinti da quella solenne e mistica e arcana bellezza primordiale. Avevamo scoperto un mondo incantato, forse il segreto regno di dei pagani, un mondo di Ciclopi, dove potevano incontrare Prometeo incatenato a sorreggere quell’immane cielo di pietra. Quelle del Prometeo, che è una composizione coeva al romanzo sopra- citato, sono pagine ora drammatiche perché il mito si storicizza, ora profonde come la grotta , appena descritta come la leggendaria prigione di Prometeo, ora interiorizzate perché quella caverna diventa la coscienza dell’uomo che si interroga innanzi al male, del giusto che chiede il riscatto del proprio sangue. In Tode Prometeo e’ colui che sente nell’oppresso cuore l’amore che porta all’uomo e quindi dona all’umanità quel fuoco che non è solo l’aiuto necessario nelle molteplici esigenze primarie, ma è anche e soprattutto la luce interiore che ha la potenza di trasfigurare anche le notti più nere. Certo illuminare la notte non è assolutamente facile; bisogna confrontarsi con dei limiti oggettivi legati all’intima natura dell’uomo e del suo relazionarsi col mondo, ma non per questo ci si deve scoraggiare.
    § III) Trovata una stella, se può rintracciare una seconda fino a perdersi in costellazioni di luce. Immergersi nella caverna, amare l’uomo imprigionato, non disperdere invano il sangue del giusto che si è offerto, aprire gli occhi per togliere le cataratte dell’impotenza, alzare lo sguardo verso l’alto e tentare di liberarsi, e poi aggrapparsi a tutti i possibili appigli della roccia per contemplare le stelle. Ed uscimmo a riveder le stelle: così si conclude l’Inferno di Dante; nella musica di Tode c’è tutto ciò, forte anche dell’alta lezione etica ricevuta dal suo Maestro , il suo iniziatore alla musica, Olivier Messiaen, il quale nel 1941 compose il Quatuor pour la fin du temps. Una pagina di elevata musica pura , dedicata alla Storia, perché nata nei lager nazisti e pensata per gli strumenti che Messiaen, aveva a disposizione in quella situazione estrema: ovvero solo un pianoforte, un clarinetto , un violino e un violoncello. Si cerca la libertà, la giustizia , anche nel Dio dell’Apocalisse: una musica che diviene la persistente ricerca di una giustizia altra di fronte agli efferati mali della seconda guerra mondiale. L’arte è liberatrice nel Quatuor pour la fin du temps che Messiaen compose ed eseguì nello Stalag VIII-A Goerlitz il 15 gennaio 1941; l’Apocalisse di Giovanni si fece coscienza contro la violenza opprimente di un campo di concentramento e donò in quella circostanza buia e dolorosa uno spiraglio di serenità e di concordia a 400 persone tra prigionieri di guerra e guardie carcerarie. Un raggio di umanità in un lager, che era la drammatica evoluzione delle fucine di un Vulcano impazzito e necrofilo , chiamato Dittatura.

    § IV) Ovviamente il Prometeo di Tode, rispetto alla nota composizione di Messiaen, è diverso anzitutto per organico ; un quartetto è analitico e “semplicemente elaborato “, l’organo ha invece tutte le sonorità di un ‘orchestra sinfonica, ma l’esito delle due opere è lo stesso: la pacificazione universale. Tema caro a Tode che ha realizzato negli anni ’50 del Novecento una serie di disegni, in cui emerge una metafisica della Storia, un anelare verso … una pace che ancora non aveva rimarginato le profonde ferite, infertele da quel ventennio di tregua armata in Europa, seguito alla grande guerra. C’è una litografia , coeva al Prometeo, che si intitola La dimensione del Bene e del Male; la cito perché visualizza in un rigoroso bianco e nero le tensioni quasi espressioniste del Prometeo, ove le dissonanze preludono a snodi fondamentali nel costrutto armonico della composizione. La grafica presenta tra fiamme avvolgenti personaggi che si abbandonano moribondi alla terra, forse perché stremati da una lotta fin troppo ardua o non sufficientemente coraggiosi e motivati. In questo travaglio di tensioni emerge una coppia , un uomo e una donna, che salgono verso il sole, purificati da quelle stesse fiamme, quasi fossero anime di quel Purgatorio, che si chiama Storia. Allora cosa brucia il sacro fuoco di Prometeo e cosa rigenera? In Tode sicuramente estingue ciò acceca la dimensione alta dell’umanità per farvi germogliare una divinità, ad essa estranea, prima del sacrificio del fuoco che purifica l’oro e l’argento.
    §V) Tra le Pagine di diario, liriche e concise composizioni prettamente cameristiche per pianoforte del 1995, includo anche quella breve ma intensa composizione organistica, contemporanea al poema di cui sopra, che è la Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
    § VI) Merita in ultima analisi un’ approfondimento il ruolo della dissonanza nella cromofonia sinfonica di Tode. I colori, oltre ad avere un’intensa carica simbolica, animano e riempiono le linee di forza in una dialettica di vuoti e di pieni, le quali dal confronto si incontrano in armonie composite; ciò vale tanto per la scultura e le arti visive, quanto per la musica. Ecco la dissonanza è proprio quell’elemento di contrasto che fa emergere le parti in un dialogo teatrale e drammatizzato, quel tessere trama e ordito in un linguaggio prettamente astratto, quello stimolo che induce il fruitore a cercare il sublime in un oceano di musica, l’alta cima da cui tuffarsi e a la vetta elevata da cui osare voli. Nel Tode titanico, differente da quello intimo e lideristico delle Pagine di diario, Bach ha dato il libro, i caratteri e i principii di una architettura perenne, mentre Wagner il senso della dissonanza e il cristallizzarsi di accordi coraggiosi in vista di una musica la cui finalità primaria è quella di essere “ epica, drammatica,passionale, elegiaca, rapsodica e narrativa”.

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  • Raccolta di: Arte
  • William Tode musicista: Le pagine di diario

    LE PAGINE DI DIARIO E LA PREGHIERA PER UN ARTISTA DI WILLIAM TODE:
    UN ITER CAMERISTICO VERSO LA CROMOFONIA SINFONICA
    Saggio critico di Sandro Costanzi

    §I) Ogni gigante nasconde in sé un cuore di fanciullo , la cui tenerezza è riservata ad una ristretta elite di amici e di pochi intimi con i quali condividere segrete agonie: è il caso delle Pagine di diario (= Pagine) di William Tode, il quale nel suo Prometeo, poema sinfonico per organo del 2010, si è dimostrato titanico, ma quella forza, che si promana maestosa da quell’intensa composizione, è in realtà vissuta nelle piccole cose di ogni giorno e in dolori silenti: questo umanizza ciò ad una prima analisi superficiale appare meramente metafisico, rischiando di essere percepito vuoto e fine a se stesso. Le Pagine di Tode sono composizioni per lo più pensate per il pianoforte, anche se ce ne sono alcune pensate per l’organo; è musica strumentale e concisa la cui interiore intensione viene espressa, di volta in volta, in un verso poetico, che funge da titolo. Il Tode tardo-romantico quindi si alleggerisce cercando l’essenza del sentimento; e in questa spogliazione butta tutto ciò che è superfluo per serbare ciò che è veramente prezioso in un lirismo incantato, ma dotato di un’eleganza e di una pulizia tutte neoclassiche. Bach, Wagner e Listz sono i maestri del Tode titano, ma il maestro interiore del Tode lideristico è Mozart, la cui musica sa armonizzare ansia metafisica e tensione ludica; la gioia, che si diffonde avvolgendo tutto, con il profondo senso del dolore, di cui il Maestro viennese si fa saggio Virgilio nelle infernali profondità umane: e questo in una serenità che tutto riequilibra e dà alle singole parti la giustizia della totalità. Ma a Mozart va associato Chopin, il quale ha tonalità liricamente notturne : queste è una delle ragioni per cui è definito il poeta del pianoforte, uno degli iniziatori del Romanticismo musicale , lo snodo tra Bach e Debussy.
    §II) Altro padre spirituale delle Pagine è Felix Mendelssohn Bartholdy, autore di quella struggente composizione pianistica che è la Romanza senza parole, il cui esplicito intento è quello di svelare un sentimento, ma velando ciò che va velato. Cosa bisogna velare se non la vita, che si è vissuta “a tu per tu” in profondità intimamente viscerali ? Cosa bisogna serbare se non i preziosi doni della donna amata? Posso dire soltanto un nome e la professione – e qui mi fermo-: la pianista Clar Gottskalck, a cui Tode nel 1965 dedica un bronzo, di chiaro stampo neorealista. I tratti scavati , gli occhi capaci di leggere il non detto si placano nella rassegnazione, lasciatale dal pianto e pronta a trasfigurarsi nell’essenziale verticalismo dei capelli che vanno a sigillare, chissà quali dolorose gemme … Scrive il Tode infatti in una poesia del 1961, che è Condivisione a Clara : “ (…) E conoscerai di me/ il tortuoso groviglio/ dei sensi e dei vizi/ e le ardenti indome passioni/ e il sogno di un bimbo… / e il rimpianto di un padre… / e il sapore di baci cruenti… / e di dimessi sospiri… ”. Nelle Pagine, che di fatto assurgono ad una funzione di catarsi, si snoda quel “ tortuoso groviglio “ di umane passioni pienamente vissute per riannodare trama e ordito nella spiritualizzazione della musica.
    §III) E pure ci furono primavere che presto svanirono tra i capelli di Clara, persi nella luce e danzanti nel vento … Quindi Romanze senza parole sono le Pagine di Tode. E’ allora necessario il giusto tatto psicologico per leggere e soprattutto interpretare queste partiture; virtù che non manca di certo alla pianista Marie Angéle Thomas, la quale conosce l’amoroso vissuto delle Pagine e ne coglie il segreto, da donna a donna, in un segreto dialogo con Clar Gottskalck. Le Pagine condividono lo stesso sentire del Requiem per Tristano, composizione del 1991 progettata in primis per orchestra d’archi e percussioni e in seguito trascritta per organo. Tristano non è il noto personaggio wagneriano, quanto piuttosto un cane a cui Tode è rimasto molto legato: c’è sempre un groviglio da risolvere, un pathos da indirizzare in una dimensione alta dell’esistenza. Le Pagine di Tode possono inoltre definirsi languide per la tenera dolcezza che le avvolge; e questo soprattutto in rapporto alla tela Clara e la mia prigionia , datata 1965, in cui il rigore strettamente formale del neorealismo si annulla in un nero, da cui emerge per contrasto cromatico una figurazione essenziale ed espressionista. Clara, di famiglia ebrea, conobbe i lager e l’antisemitismo: una ferita indelebile di cui è stata segnata fin dalla primissima infanzia e che le Pagine cercano di curare premurose.
    §IV) Tra le Pagine, composte nel 1995, includo anche una composizione organistica del 2010, la breve ma intensa Preghiera per un artista ( = Preghiera). Essa risente della stessa densità drammatica del Prometeo, ma da quest’ultimo si differenzia per l’interiore forza centripeta che sospinge la struttura a concentrarsi nel proprio intimo nucleo; una spirale che si restringe su stessa fino a concentrarsi su un unico fulcro il quale unisce tutti gli elementi sonori in un’armonia, capace di conciliare in sé la sostanza terrena con l’ascesi eterea. La tonalità predominante della Preghiera è un La minore, un rosso molto profondo, quindi la notazione cromatica che rappresenta l’azione interiore. Il risvolto luminoso del La minore è il Do maggiore: la forza e l’energia vitale per definizione; un nuovo ciclo vitale successivo alla saggezza violacea di un Fa maggiore. Gli accordi della Preghiera sanciscono di conseguenza la nascita di un esistenza altra, tutta interiore e pronta a trascendersi in una luce inattesa; preghiera universale all’Uno, perché pagina puramente strumentale e priva di formule verbali, che possano legarla ad una fede piuttosto che a un’altra; un atteggiamento parallelo a questa concezione del Tode è rincontrabile nel corale e immenso Ein Deutsches Requiem di Brahms , opera sacra a suo modo ecumenica perché, sebbene strettamente legata al testo biblico, è sganciata da una qualsiasi forma mentis , riconducibile ad una specifica chiesa cristiana.
    §V) Appunto per questa sua brevità, per questa sua pura natura strumentale ritengo la Preghiera l’evoluzione cromofonica e sinfonica delle Pagine, le quali trasfigurano un amore prettamente umano in preghiere latenti e rarefatte e alleggeriscono la tensione titanica di un requiem nella lievità di un sentimento. La semplicità non è altro che la profonda e ascetica sapienza di cogliere le cose nella loro propria essenza e la lievità non è che l’elaborato volo di questa sapienza. Le Pagine sospingono il fruitore fin nel più segreto battito cuore e lo inducono a continuare l’ininterrotto ed essenziale poetare espresso nel titolo. Tode intitola una delle pagine: “ Clara, tu hai danzato una sola estate” ; e, caro William, permettimelo in nome di quell’amicizia che ci lega, di reiterare la tua poesia; tu hai scritto: “Clara, tu hai danzato una sola estate”; e io così continuo: “ E commossa un’ape ti porge/ Il nettare di girasoli trasfigurati/ Nella pura infinità dei cieli …”. E’ la poesia a generare le Pagine di Tode, una poesia che si attiva silente nel fruitore vigile nella tensione lirica di una “ romanza senza parole” di mendelssohniana memoria . Concludo questo mio saggio con una mia poesia, nata dall’ascolto delle Pagine di Tode, perché una critica puramente tecnica rischia di essere riduttiva innanzi all’alta Umanità, in esse espressa.

    Pagine di diario
    A William Tode e Marie Angéle Thomas

    Sfiorale con dolcezza
    E leggile senza voler
    Violare ciò che non …
    E non è stato scritto
    Se non in segreti
    … Silenzi …

    Sfiora con tenerezza
    Queste pagine scritte
    Di luce e di sogni infiniti:
    Ti si apriranno da sole
    Senza che le mani
    … Le sfiorino ….

    E’il diario che ogni
    Anima scrive vivendo,
    E’ il libro della vita
    Composto da pagine
    Che sono carne e sangue.
    … Questo diario è … amore …

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  • Raccolta di: Arte
  • Nuove sinergie per lo Spoleto Festival Art

    Nuovi Alleati Internazionali per lo Spoleto Festival Art:

    Lo Spoleto Festival Art ha sancito un accordo programmato molto importante con la città di Salvador De Baja – Brasile , metropoli nella quale in questi giorni si sta svolgendo la famosa expo di Salvador, una delle più importanti expo internazionale di arte.
    E’ presente con una rappresentanza che incontrerà le Istituzioni locali ed un gruppo di artisti capitanati dal M° Sandro Trotti:

    Valan – Antonio Valentini , Valerio Giuffrè , Valentina Angeli , Evelina Marinangeli , Maria Cristina Temperini, Attrò , Angelisa Bertoloni , Cecilia Piersigilli , Giulio Greco
    Wu Tao città WUHAN Cina .

    Le opere degli artisti saranno esposte nello stand dello Spoleto Festival Art che sarà rappresentato dal M° Giuliano Ottaviani, vecchia conoscenza dei festival di Spoleto degli anni ’80, il quale anche nel ruolo di Direttore Artistico del festival Expo di salvador De Baja – Brasile presenterà la realtà italiana e tutti gli artisti ai rappresentanti della cultura brasiliana.

    L’artista Valan (Antonio Valentini) in questi giorni effettuerà una personale all’ospedale di Spoleto, presso la sala espositiva che viene gestita in collaborazione con l’associazione Creel presieduta da Stafania Montori. La mostra sarà inaugurata giovedì 24 alle ore 17.00 presso la stessa sala.
    Soddisfazione è stata espressa dal dott. Luca Filipponi e la dott.ssa Stefania Montori, i quali hanno siglato un accordo in merito alle esposizioni di arte contemporanea in collaborazione con lo Spoleto Festival Art:
    “ Nella nostra città ed in particolare per il sociale e per la cultura auspichiamo maggiore coesione e sintonia tra tutte le parti e gli attori sociali ed istituzionali”.

    Luca Filipponi

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  • Il Balletto di Spoleto: una suite di danze-teatro per il M° Menotti

    Sabato 8 ottobre 2011 si è tenuto presso il Teatro San Nicolò in prima nazionale lo spettacolo del Balletto di Spoleto: 7 Coreografi per il nuovo Balletto di Spoleto; il tour di questo spettacolo continua a Roma il 13 e il 14 ottobre presso il Teatro Greco ( info 06/8607513; info@teatrogreco.it). 7 i coreografi che hanno omaggiato il M° Menotti , li elenco in ordine alfabetico, così come si sono eseguiti, proponendo al pubblico una suite di danza-teatro ben compaginata e armonizzata, pur nelle distinte peculiarità di ogni quadro scenico, ove la musica dal vivo ( Marco Schiavoni), la danza ( Caterina Genta) e la video-performance hanno creato sinergie interattive: Luca Bruni ( In attesa); Max Campagnani ( L’Acre Azione);Luciano Cannito ( Sul reale); Caterina Genta ( Once upon a time);Renato Greco ( We love each other), Walter Matteini ( Senza titolo) e Dino Verga ( Io, Caterina). Schiavoni , alla chitarra classica ed elettrica e alle tastiere , e la Genta, nella teatralità di una danza flessuosa e psicologica, hanno saputo cogliere il quid proprio di ogni coreografo: l’introspezione a tu per tu con l’anima in Bruni; lo sperpero irrazionale dell’armonia interiore in Campagnani; il surrealismo incantato e mediterraneo di Cannito; il sogno di un amore sfumato in un “Valzer triste “ della Genta; il bisogno di relazionarsi in un duo in Greco; la cinetica spaziale e travolgente in Matteini; la santità ( Caterina Siena), la regalità ( Caterina d’Aragona e Caterina dei Medici) e l’ironia pop (Caterina Caselli) in Verga dedicate a Caterina Genta. Chissà se il M° Menotti , se fosse stato presente in sala, cosa avrebbe detto? Perché non scritturare questi giovani per il prossimo festival?Forse, di certo non possiamo saperlo. Però il Maestro era comunque presente nelle sue parole che sono state espresse verso la fine: “ Che cosa si deve offrire al pubblico d’oggi? Si deve offrire se stessi … Io sono una persona abbastanza semplice, molto espansiva, e così è la mia musica. Non posso fingere d’essere niente d’altro. (…)Io credo che, in fondo, quando uno parla d’originalità, credo che per essere originali bisogna essere se stessi.” Questo è lo spirito del Balletto di Spoleto e anche il suo agire.

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  • SPOLETOFESTIVALART ENTRA NEL VIVO
    Lo Spoletofestivalart entra nel vivo prima della staffetta finale che prevede 1500 artisti e 200 giornalisti accreditati e 150 espositori, con una triplice inaugurazione di mostre evento nella giornata di sabato 17 settembre.
    Infatti alle ore 11,00 presso la sala espositiva dell’ospedale di Spoleto, in collaborazione con il CREELL e presieduto da Stefania Montori sarà inaugurata una mostra dell’artista internazionale William Tode sul tema della pacificazione nazionale.
    I disegni sono degli inediti del maestro e sono stati eseguiti negli anni ’50 in un momento nel quale quei temi erano particolarmente sentiti.
    Alle ore 17,00 presso la sala comunale Orafi di Via Saffi, verrà inaugurata una mostra sulla grafica del XX secolo con l’esposizione di opere inedite del maestro Renato Guttuso e di Tono Zancanaro.
    In particolare verranno esposte delle opere sulla Resistenza del maestro Renato Guttuso in occasione del centenario della nascita che sarà celebrato il 2 gennaio del 2012, opere inedite e di un valore culturale eccezionale concesse in via esclusiva dalla fondazione Villa Parnaso di William Tode allo Spoletofestivalart 2011, opere facenti parte della famosa collezione “Gott mit uns” di cui in questa mostra verranno esposti alcuni esemplari, mentre una selezione più ampia sarà esposta al Chiostro di S. Nicolò dal 23 al 26 settembre nello spazio della Fondazione Villa Parnasio.
    Alle ore 18,00 presso il centro culturale Poli d’arte il Prof. William Tode terrà una lezione pratica sulla grafica e sull’esecuzione delle tecniche grafiche portando esempi e parti di un torchio litografico parigino del 1800 nel quale hanno lavorato artisti quali Picasso, Modigliani, Severini, Mirò.
    Soddisfazione per l’evoluzione dello Spoletofestivalart è stata espressa dal presidente Luca Filipponi: “Spoleto attraverso questa manifestazione è entrata a pieno titolo nel circuito dell’arte internazionale contemporanea con una data di grande importanza cioè dal 23 al 26 settembre, in quanto è la prima data disponibile per i grandi eventi culturali dopo le ferie estive, data nella quale in passato si facevano grandi Expo in città quali Firenze e Venezia. Quest’anno si è ampliato moltissimo il percorso internazionale del festival con particolare riferimento a una notevole presenza di artisti cinesi e sudamericani.”.
    Nello Spoletofestivalart saranno esposte numerose opere inedite sul tema della Resistenza con prticolare riferimento ai disegni di Renato Guttuso ed oli su tela di Aldo Borgonzoni, Giacomo Manzù, Giovanni March, Augusto Murer, Tono Zancanaro e William Tode, per le quali alla conferenza di presentazione saranno dati tutti i dettagli.

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  • Raccolta di: Arte
  • SPOLETOFESTIVALART IN GRANDE CRESCITA

    Il giorno 9 Settembre a Perugia alle ore presso la “Sala delle Partecipazioni” del Consiglio Regionale dell’Umbria a Palazzo Cesaroni, si svolgerà la conferenza di presentazione dello SpoletoFestivalart2011. Saranno presenti: L’Onorevole Prof. Gianni Turina, Presidente del Consiglio Comunale di Rieti, il M° Prof. Sandro Bini, Presidente del Premio SpoletoFestivalart, Prof. Alberto D’Atanasio, direttore tecnico dello SpoletoFestivalart, Prof. Marcello Bemporad, già dirigente generale del Presidente del Consiglio, Luca Filipponi, Presidente dello SpoletoFestivalart, Prof. Massimo Mantovani, Consigliere regionale dell’Umbria, Prof.ssa Laura Zampa, Consigliere Provinciale di Perugia.
    Il giorno 10 alle ore 17.30 a Spoleto sarà presentata la prima mostra ufficiale del festival di William Tode presso l’ex museo Civico di via Duomo.
    Nell’edizione 2011 lo SpoletoFestivalart si propone nello scenario dell’arte contemporanea internazionale come importantissima tappa di settore.
    Significativi i numeri della seconda edizione: 150 espositori tra galleristi, associazioni culturali, fondazioni, istituzioni, accademie, studi artistici; 1500 artisti partecipanti; 18000 visitatori previsti nei quattro giorni principali della manifestazione che si svolgerà al chiostro di San Nicolò a Spoleto dal 23 al 26 Settembre.
    L’ampliamento e la crescita della manifestazione sono evidente a tutti i livelli, a partire dalle attività che si svolgeranno che vanno dalla cultura alla poesia, dalla performance di arte contemporanea alla presentazione di libri, fino a concludere con le due nuove grandi novità di questa edizione, cioè un concerto di musica classica in anteprima internazionale e un’asta con tanto di diretta televisiva nella giornata finale.
    Anche sul piano temporale il Festival è notevolmente cresciuto. Si partirà infatti con la mostra personale storico-antologica del grande artista internazionale William Tode, grande amico di Renato Guttuso e Pablo Picasso, nonché allievo principale del notissimo artista francese Giovanni Mark, che si svolgerà presso i locali dell’ex museo civico di Spoleto e del Teatrino delle Sei, con l’inaugurazione il 10 Settembre e conclusione il 30 Settembre. Il 17 Settembre alle ore 17 presso il centro culturale “Poli d’arte” si farà una vera e propria performance di grafica live con l’installazione di un torchio tipografico francese per litografie del XIX secolo, con il quale lo stesso William Tode effettuerà delle litografie a pietra, spiegando tutti i passaggi tecnici ed artistici. Nello stesso giorno saranno inaugurate altre due mostre collaterali di grafiche del XX secolo presso la sala “Ex orafi” di Via Saffi e la sala espositiva dell’Ospedale di Spoleto in collaborazione con l’associazione Creell presieduta dalla dott.ssa Stefania Montori.
    Il giorno 23 Settembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale dello SpoletoFestivalrt Expo 2011 alle ore 17,30 al Chiostro di San Nicolò con la presentazione del magazine SpoletoFestivalart e del catalogo generale, nonché degli artisti facenti parte del Premio SpoletoFestivalart Expo curato dal Professor Alberto D’Atanasio.
    Non poteva mancare una giusta evidenziazione del Direttore artistico M° Sandro Trotti che esporrà con una sua personale presso i locali neo-ristrutturati del San Nicolò ( resti di epoca romana), in abbinamento con l’amico e corregionale M° Sante Monachesi, defunto da alcuni anni. Il rapporto tra i due è sicuramente di grande stimolo e sarà supportato da un video con interventi di critici ed esperti di didattica.

    Mostra di grande richiamo sarà quella dell’artista mantovano William Tode che avrà estensioni con sculture in bronzo ed in marmo presso il complesso di San Nicolò, in particolare anche per il supporto che la Fondazione Villa Parnaso di Gonzaga (Mn) darà all’artista stesso e a tutta la manifestazione con la pubblicazione di un libro-catalogo con la storia dell’artista Tode.
    La stessa fondazione per la particolare occasione del centenario della nascita di Guttuso esporrà dei disegni inediti dell’artista siciliano e una serie di tempere ed oli sulla Storia della Resistenza italiana, considerata tra le opere più significative ed importanti dell’artista. La fondazione Villa Parnaso esporrà opere Giacomo Manzù, Giovanni Mirò, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Tono Zancanaro, Gianni Dova, Ottone Rosai, Primo Conti, Pablo Picasso ed altri.
    Presso il Teatro San Nicolò sarà allestita una mostra installazione dell’artista contemporaneo emergente Paolo Da San Lorenzo.
    Nella giornata del 24 ci saranno le presentazioni di volumi e notevoli attività in tutti gli stand, in particolare la presentazione del libro “Il gene dell’immortalità” del medico-filosofo-artista Valerio Giuffrè e la presentazione del catalogo generale del M° Enrico Di Sisto, Presidente di “Arte Angioina”.
    Alle ore 21 sempre al complesso San Nicolò saranno premiati i partecipanti allo SpoletoFestivalart Letteratura, con il direttore artistico Angelo Sagnelli. La serata sarà presentata dal giornalista e presentatore di Rai Due Roberto Mattioli e prevede anche un concerto di musica classica della compositrice e musicista belga Marie Angel Thomas.
    La giornata del 25 sarà conclusa con un’asta in diretta televisiva sui canali Sky dalle ore 21 alle 24, organizzata dal centro culturale “Arte Pan” di Terni in collaborazione con la casa d’aste “VipArt” di Ferrara.

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  • Raccolta di: Arte
  • La Storia della Fotografia Usa del ’900 in programmazione alla Galleria Poli d’Arte, addì sabato 27 agosto 2011 ore 17 e 30, ha toccato un periodo che va dagli albori fino ad oggi. E’ stata raccontata, con una fresca e coinvolgente vitalità alternativa alla più pesante Esposizione accademica, con un illustrativo ricorso alla proiezione su maxischermo di successioni di fotografie per tempo, correnti e autori. Ospitata dalla Gallerista Annamaria Polidori sulla cattedra la Dott.ssaRoberta Bernabei autrice dell’omonima pubblicazione (2011).
    Se la Francia è la ‘Patria della macchina fotografica’, gli Usa sono il Paese che ha fornito il massimo sviluppo per la sua diffusione, sia dal punto di vista tecnico che artistico-divulgativo.
    Basta ricordarne la Nascita americana con l’incontro tra Louis Jacques Mandé Daguerre [padre della macchina fotografica insieme a Joseph Niépce] e Samuel Finley Breese Morse (1791-1872) [padre del telegrafo e del linguaggio telegrafico].
    Morse e Daguerre si incontrarono nello Studio parigino di Daguerre nel 1839 e scambiando le invenzioni, inconsapevolmente stavano creando quel connubio media-fotografia che caratterizzeranno gli sviluppi del modo di comunicazione degli anni subito successivi.
    La Macchina fotografica dagherrotipia, fu importata nello stesso 1839 da Morse e da Francois Gourard i quali ripresero i Membri del Congresso e alcuni paesaggi dei Territori a confine con il Canada.
    Successivamente Edward Anthony riprese le poderose cascate del Niagara.
    Sono macchinari con limiti tecnici perchè necessitavano di lunghi tempi di esposizione. La fotografia dinamica ne risentiva, non avendo la possibilità di catturare le scene in movimento.
    Mathew Brady (1822-1896) primo reporter di guerra. Ritrae la guerra civile Usa
    Albert Bierstadt (1830-1902)uno dei maggiori pittori del Realismo Usa. Noto specialmente per i paesaggi, ritrae i più bei Parchi e riserve nazionali Usa. I parchi nazionali vengono chiamati Sanctuary… Già in quei tempi intraprende una collaborazione con un Reporter britannico.
    Il Realista Thomas Eakins è uno dei primi pittori Usa che utilizzerà le foto per la pittura, creando un approccio alternativo al ‘Modello’. Si mostra lo scatto che ha costituito il modello, e in successione la foto del dipinto. Ci sono inoltre gli studi sul movimento per il Cinema, con le foto del saltatore immortalato in tutte le fasi cruciali dinamiche in uniche foto.
    L’anno 1888 è un anno cruciale per la fotografia in Usa in quanto George Eastman inventa la pellicola di celluloide che verrà brevettata dalla Ditta Kodak. L’importanza è quella della democratizzazione della fotografia perchè la macchina fotografica diventa alla portata di tutti, sia per praticità che per costo.
    Questo è anche il periodo in cui ricchi mecenati investono e finanziano per la diffusine della Cultura, e il campo della fotografia è uno dei maggiori ad essere coinvolto.
    Eadweard Muybridge (1830–1904), uno dei primi ad intuire la possibilità dell’autoscatto, o autoritratto della Fotografia, in questo caso di gruppo (1891).
    Jacob Ritz sarà il primo a ritrarre e dunque a denunciare le condizioni dell’Immigrazione, specialmente quella Italiana in Usa, a ritrarre la babele in quelle Città americane che si espandono demograficamente. Città in cui si aggiungono nuovi edifici contrastanti stilisticamente con i vecchi.
    I nuovi edifici vengono ritratti con interesse, come la favolosa Stazione Medison che riproponeva le Terme di Diocleziano di Roma [ora non più esistente].
    L’immigrazine fornisce una variabilità che aumenta la possibilità di scatti interessanti.
    Senza contare i contatti col Mondo dell’insegnamento artistico con la fondazione di una Scuola d’Arte di nudo all’interno di una prestigiosa Accademia Usa ad opera del Muybridge.
    Una foto del 1898 molto interessante è quella che ritrae la Metropolitana di superficie a NY, quella delle balie a passeggio, la scuola di Chirurgia, insomma un Paese che cresce freneticamente.
    La successiva evoluzione è quella della pubblicazione delle fotografie nei periodici a sostituire i
    disegnatori delle riviste. Una foto ritrae appunto i disegnatori all’interno dei loro spazi della redazione.
    Alfred Stieglitz (1864–1946) Fotografo statunitense di origini tedesche, che per primo ha intuito lo sviluppo della fotografia sganciandola dalla classica forma documentarista e convenzionale.
    Ha inventato la fotografia artistica e di ricerca attraverso l’ausilio delle Avanguardie visuali.
    Per Stieglitz la fotografia ha il compito di emulare la resa visiva della pittura. Nella V Strada di New York, nell’anno 1905, allestisce un’esposizione permanente che chiama “Gallery 291″ con lo scopo di avere un punto di riferimento per le Avanguardie.
    Vengono mostrati i suoi scatti più importanti:
    i riflessi delle luci di una tapparella – gli studi sui riflessi nelle pozzanghere d’acqua – la nuova e la vecchia NY con i panni stesi dei sobborghi – le nuvole – le mani – un’anziana signora che mostra la sua bellissima foto ritratta da giovane.
    Steichen è uno dei maggiori artisti del Pittoriaismo US, la corrente artistica che utilizza in contemporanea sia la Pittura che la Fotografia. Egli è anche il primo fotografo a collaborare con le neonate riviste Vogue e Vanity Fair. Altri esponenti sono Whistler, Post e Gloria Swanson.
    Hopper è uno dei primi artisti a spiare il privato con la fotografia, ritraendo le persone dalle finestre della prorpia abitazione.
    Alcuni artisti si oppongono al Pittorialismo formando la corrente della ‘Straight Photograpy’ il cui esponente di punta è lo stesso Stieglitz e a cui aderisce Weston (compagno della Fotografa italiana Modotti).
    Wickes e Strand propongono una Decontestualizzazione della Fotografia scattando in maniera da confondere l’ossevatore dall’individuazione del soggetto ritratto.
    Ashton fa pericolosi tentativi di ritrarre i soggetti dall’alto degli edifici e dei grattacieli.
    Coburn è un’altro importantissimo Fotografo Usa.
    Man Ray che oltre alle proprie grandi capacità fotografiche, introdue il Dadaismo in Usa.
    Sheeler che aderisce al Precisionismo.
    Ansel Adam ricerca una Fotografia della natura e dei paesaggi utilizzando anche la Fotografia aerea.
    Poi ancora Joseph Day…
    Evans che documenta la povertà negli Usa 270mila scatti.
    Ben Shahn documenta la crisi del’33 in Usa.
    e Grant Wood.
    Sinclair primo fotogiornalista.
    Lange Dorothea insieme a Margarete Bourke White saranno le prime fotogiornaliste Usa per la Rivista Life (1936).
    Poi una successione di scati dei bravissimi Fotografi:
    Gordon Parks – Robert Frank – Oldenburg – Porter -
    La Fotografia di Andy Warlhole che utilizza insieme serialismo e pittura.
    Le fotografie di Darbust – B.Boston – M.Heizer – Clark
    Per finire il Costruttivismo e la Fotografia di Lachapelle.
    Un viaggio nella fotografia davvero interessante, che lascia la curiosità di ampliare e approfondire un settore in grande ripresa grazie alle nuove tecnologie digitali, informatica e internet.

    Articolo di Jacopo Feliciani, tratto NotitiAE Sed etiam non

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  • Raccolta di: Arte
  • Petra in Mario Palma,ovvero La genesi del colore

    Mostra di Mario Palma alla Polid'Arte durante il Festival dei 2 Mondi a Spoleto

    Petra vista da Mario Palma

    MOSTRA PERSONALE DI MARIO PALMA: PETRA – LA GENESI DEL COLORE

    Dal venti di agosto fino all’undici settembre 2011 il Centro Culturale Poli d’Arte ospita la mostra personale di Mario Palma , noto artista della Galleria Trifalco di Roma, il quale presenta una mostra dedicata a Petra. I colori, smaltati e vividi, creano ritmi e increspature in rocce sacrali , che accrescono il loro intenso potere evocativo in un astrattismo , capace di cogliere le peculiarità cromatiche di Petra. Un Oriente fascinoso e così atemporale da esprimere anche gli stessi moti dell’anima nella cinetica, quasi magmatica, che anima le opere di Mario Palma, artista raffinato e aperto al nuovo, ricercatore di inediti linguaggi fin dagli anni ’70 del Novecento. Erede della colta tradizione artistica napoletana, Palma si apre al linguaggio astratto astraendo dalla figurazione le costanti simboliche dei movimenti interiori della terra. L’olio, steso con pulizia e tecnica , lascia trapelare una complessa maestria nel dosaggio di colori ora realistici come le cromie del rosa e del marrone, predominanti nel paesaggio di Petra, ora creati come i gli aranci solari, i neri fascinosi e velati e gli azzurri lievi e spiritualizzati. Palma raffigura dei canyon in costante evoluzione che rivelano sfumature e profondità inaspettate, latrici di messaggi arcaici che le anime secernono nell’arco temporale delle vicende umane. Di era in era l’uomo lascia delle tracce che vengono assorbite dalla pietra, solo apparentemente immobile, e lasciate ai destini di essa: polverizzarsi o incidere la superficie erosa? La singola pietra non sa e non sa il successivo ciclo. Mille grani di sabbia creano una pietra, e mille pietre una montagna e poi la montagna si dissolverà in deserti : e poi un altro ciclo ancora e ancora un altro ciclo fin quando l’universo vivrà del proprio respiro. Il tutto nel travaglio segreto di parto, noto solo a sostanze animate e soprattutto alle anime degli uomini. Questa è la Petra di Mario Palma.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Il Balletto di Spoleto: la multimedialità del corpo

    Marco Schiavoni, musicista eclettico con importanti collaborazioni alle spalle, e Caterina Genta, una delle coreografe italiane più note e importanti che ha lavorato anche con Jean Cebron e danzatori storici del Wupperrtaler Tanztheater di Pina Bausch, sono i responsabili de Il Balletto di Spoleto, che , nato a Roma nei primi anni ’90 dello scorso secolo, ha svolto un’intensa attività fino al 2.000, per poi conoscere una nuova primavera agli inizi del 2011. Il Balletto di Spoleto ha realizzato due importanti spettacoli per l’edizione 2011 di Sogno d’Estate 2011. Il primo si è tenuto sabato 6 agosto presso l’Albornoz Palace Hotel ; un appuntamento che prevedeva un doppio evento: la realizzazione di Gaia e di Natural born on stage. Due produzioni artistiche in cui la danza diventa teatro per parlare un linguaggio multimediale, ricco di profondi valori simbolici, che sono l’uso improprio della comunicazione umana, il quale rende la società un pollaio risuonante di gorgheggi fini a se stessi e disordinatamente caotico, il valore del silenzio e la sacralità della musica, la testimonianza della parola scritta. Domenica 7 invece , presso il Teatro San Nicolò, si è svolto il Bolero del Drago Rosso: musiche e video-proiezioni curate da Marco Schiavoni , danza-teatro Caterina Genta. L’incontro sinergico di due grandi leoni solitari ha creato sulla scena un happening pieno di ritmo e di suspense. Schiavoni ha proposto un viaggio sonoro che, partito dalla suggestiva arpa cinese e culminato nella chitarra elettrica, lo ha visto improvvisare sapientemente e far vibrare anche delle comuni bottiglie di vetro. La Genta rivelava il proprio corpo nella videoinstallazione di Marco Schiavoni, sospesa tra varchi di ombre, di luce e di colori. Un itinerario che dalla semplice purezza della natura giungeva fino alle complicazioni frenetiche della società di oggi. Prossimo appuntamento con il Balletto di Spoleto è l’8 ottobre 2011: i coreografi Max Campagnani, Luca Bruni, Luciano Cannito, Caterina Genta, Renato Greco, Walter Matteini e Dino Verga omaggeranno il M° GianCarlo Menotti.
    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte