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Gabriella Giuriato: I fiori di Ground Zero

GABRIELLA GIURIATO:
I FIORI DI GROUND ZERO

Ma dacchè v’è un limite postremo , ( l’essere) compiuto è perfettamente
da ogni parte , alla massa comparabile di ben rotonda sfera,
che dal mezzo preme parimente in ogni dove: per esso infatti
quel che occorre è che sia né in un punto maggiore, né in uno più esiguo.
( Parmenide, Sulla natura)

Ancora irresoluta: e mentre ascendi,
quasi l’avessi su con te levato,
con te rapisci l’impeto e lo liberi –
e ti inclini e sospendi e indicando d’un tratto
dall’alto ai giocatori un punto nuovo
li inquadri in una figura di danza. ( Rilke, La palla)

Ho voluto introdurre questa riflessione critica dedicata a Gabriella Giuriato, grafico e pittrice che, vivendo e lavorando nella natia Venezia, opera il collage dipinto ( un influsso del locale artigianato delle maschere) , anche su sferiche calotte di legno, con delle citazioni apparentemente antitetiche circa la simbologia della sfera . La prima tratta dal poema filosofico di Parmenide intitolato Sulla natura descrive la compatta e perfetta sfericità dell’essere che , essendo sferico, non conosce squilibri all’interno della sua struttura. Diversa invece è la concezione di R.M. Rilke il quale nel carme Der ball (La palla) descrive la rotazione ancora irresoluta, perché ancora in atto, di una palla che, forte dell’impeto datole dal lancio, lascia sospesi e attenti i giocatori, calamitati dal transeunte fulcro visivo della stessa.
Immobile perfezione dell’essere ( Parmenide) e rotazione fluente e sinergica ( Rilke) risolvono la loro antitesi nell’arte della Giuriato che coniuga i due aspetti concentrando e calamitando il vortice del moto in obbligati e necessari, in quanto unici e quindi unificanti, fulcri della rotazione: perni che nel moto circolare, espressione spaziale del greco ritorno dell’eguale, adempiono le storie inscritte in quella totalizzante e antica pergamena arrotolata, che è il destino del mondo, srotolando man mano il loro arcaico codice.
In questo senso la scultrice osserva attentamente la storia attuale per leggerla alla luce della dialettica passato-futuro. Nell’opera Il crollo e la ricostruzione tra le due torri gemelle di New York che affondano nel mare, emerge da quello stesso mare, vettore quindi di morte e vita, e svetta il campanile di San Marco a Venezia, che diroccato nel 1912 venne ricostruito nel ’22. Tutta la vicenda storica si attorciglia lungo le cicliche e perfette sezioni della conchiglia: nella calotta istoriata campeggiano molte conchiglie, una delle quali sul capo di un’enigmatica donna, che rappresenta Cassandra, mentre la calotta superiore, ancora da scrivere , poggia, ruota e svetta su di una conchiglia che spicca per grandezza e purezza di materia; il perno e il fuso di una storia inedita che si spera migliore di quella appena conclusa. In Luci nello spazio, sfera la cui particolarità e unicità è data dalle luci interne che si proiettano all’esterno, l’artista ripercorre le stagioni dell’umanità: l’uomo che ascolta ove l’orecchio echeggia nell’attualità del CD, l’uomo meccanico rappresentato da materiale di recupero elettro- informatico e infine l’astronauta, l’uomo che vive in un futuro già in atto. A queste opere va associata anche l’unicum Che pianeta sarà che si richiama a Schwitters ( Gli avanzi del mondo diventano la mia arte) e che quindi si presenta come sintesi organica di materie di scarto; il tutto nell’argento enigmatico e nel riflesso irenico di un arcobaleno sulla volta tondeggiante del CD. L’arcobaleno come emblema di vita e precisamente della vita che si ricostruisce dopo una decostruzione trae le sue origini dalla mitologia diluviana:

Io pongo il mio arco nelle nubi ed esso sarà un segno di alleanza fra me e la terra. (….) Le acque non diverranno mai più un diluvio per distruggere ogni carne ( Genesi 9,13-14).

E non solo ma anche e soprattutto l’arcobaleno è anche simbolo di speranza, quella speranza che diventa forza e dialogo per ricostruire giardini sulla cenere e tra le macerie e torri di luce, come fari e monito ad una società che non deve dimenticare la sua tradizione di libertà e democrazia, nata anche dagli orrori del secolo breve. Ma nel frattempo, non rimane che trovare una via di fuga tra i grattacieli infuocati, magari anche un varco che diventi il fulcro di una liberazione e il seme di un fiore inatteso che sboccia tra gli asfalti insanguinati .

Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Corrado Calabrò a Spoleto

    Sabato 25 giugno alle ore 17,00 presso la sala Ermini di Palazzo Ancaiani si svolgerà la manifestazione culturale dal titolo “I poeti si incontrano” con la presenza del poeta e letterato Corrado Calabrò, Presidente dell’autority della comunicazione e dell’Avv. Angelo Sagnelli, giornalista, poeta e letterato premiato alla Biennale della poesia di Venezia.
    I due poeti insieme ad altri illustri colleghi saranno intervistati dallo scrittore e giornalista Alfonso Marchese.
    Alla manifestazione culturale che si ispira a quella rassegna inventata circa quaranta anni fa dal maestro Giancarlo Menotti durante un famoso Festival dei due mondi e cioè “I poeti senza frontiere”, parteciperà lo scrittore e giornalista Luca Morricone anche in qualità della rivista Linfera, una delle testate culturali più accreditate nel settore della letteratura e della poesia.
    Questo incontro rientra nell’ambito delle manifestazioni culturali facenti parte dello Spoeltofestivalart con l’obiettivo di costruire numerosi eventi culturali intorno al Festival dei due mondi, come d’altra parte accadeva gioco forza nei più importanti festival degli anni ’70 e ’80.
    L’organizzazione dell’incontro è stata curata dall’istituto Europeo per la Formazione e l’Orientamento presieduto da Luca Filipponi che nell’ambito dell’incontro presenterà le altre novità legate al premio internazionale Spoeltofestivalart, tra le quali la riedizione in forma cartacea ed in forma multimediale della rivista culturale “La fiera letteraria” che fu uno dei giornali più importanti e di tendenza degli anni ’70 ed ’80.
    Alle ore 19,30 è previsto un incontro con Happening e lettura dei testi di autori importanti da parte degli stessi poeti presso P.zza della Signoria Centro Culturale Poli d’Arte.
    Il Presidente dello Spoletofestivalart Luca Filipponi ed Angelo Sagnelli, responsabile della Biennale di poesia, hanno mostrato interesse e soddisfazione per perfezionare questo progetto culturale: “A settembre faremo il premio Spoletofestivalart Letteratura che rappresenta il simbolo di tutto il movimentismo culturale, tematico ed internazionale, nato intorno a queste attività.

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  • Raccolta di: Arte
  • Lunedì 20 maggio alle ore 10,30 presso l’Hotel Nuovo Clitunno di Spoleto sarà presentato il Premio Internazionale Spoletofestivalart 2011 organizzato dall’Istituto Europeo per la Formazione in collaborazione con numerose istituzioni ed accademie italiane, europee ed internazionali.
    Il Direttore Artistico del premio, il M° Prof. Sandro Trotti, ha espresso soddisfazione per le modalità di organizzazione di questa nuova edizione: “Il Premio Spoletofestivalart è ormai divenuto un vero e proprio evento internazionale al quale sempre più artisti emergenti o affermati hanno chiesto di partecipare all’edizione 2011”.
    Il Presidente della commissione del premio, M° Prof. Sandro Bini, noto artista ternano che parteciperà alla Biennale di Venezia – Umbria, si è detto soddisfatto delle tante attività che questa manifestazione offrirà a tutti gli artisti premiati che in questa edizione saranno circa 70 tra scultori, pittori e digital art.
    In effetti tutti gli artisti premiati avranno un catalogo dedicato alla manifestazione ed almeno sei mostre itineranti in varie città italiane: Spoleto, Perugia, Rieti, Mantova, Cremona e Milano e poi a conclusione ci sarà una mostra collettiva delle opere premiate presso una istituzione comunitaria a Bruxelles.
    Alla presentazione parteciperanno anche il Prof. Alberto D’Attanasio, stretto collaboratore di Vittorio Sgarbi, in qualità di Presidente della commissione scientifica del premio ed il maestro Enrico Di Sisto, Presidente della Angioina Arte, che per l’occasione ha effettuato una mostra personale a Spoleto presso i locali di via Saffi, nella sala degli ex orafi: alla fine della conferenza, alle ore 12,30, presso tale sala, si svolgerà un happening di presentazione della mostra alla presenza del Prof. Gianni Turina che in qualche modo sancirà un accordo di collaborazione stretta tra Premio ed Expo Spoletofestivalart e varie istituzioni del comprensorio reatino.
    Il Dott. Remo Alessandro Piperno, editore e Direttore della casa editrice Cida, ha inviato questo messaggio agli organizzatori: “Sarò felice di consegnare alcuni trofei e riconoscimenti per il premio Spoletofestivalart il giorno 9, che è divenuto un vero e proprio evento di comunicazione nel settore artistico – culturale”.
    Il Prof. Luca Filipponi, Presidente dello Spoletofestivalart ha espresso soddisfazione per quanto è stato fatto: “In questa edizione abbiamo avuto circa 1200 contatti di adesione e rapporti e partnership con le principali istituzioni artistiche internazionali tra le quali il Gran Palais di Parigi, l’Accademia di Pechino e di Shangai, la Biennale di Salvador De Baia in Brasile. La Presidentessa del Gran Palais di Parigi, Dominique Chapelle, ha confermato la sua presenza per il 9 luglio a presenziare la manifestazione, come seconda edizione può anche bastare, anche se sono previsti altri grandi nomi presenti per il 9 luglio, tra i quali William Tode, notissimo artista ed uomo di cultura già Direttore degli Uffizi di Firenze”.

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  • Raccolta di: Arte
  • Anteprima di primavera: Incontri e Confronti

    Il Centro Culturale Poli d’Arte per quest’anno aprirà i battenti il 14 di maggio 2011 con una mostra collettiva , intitolata Anteprima di primavera: Incontri e confronti; ad essa infatti parteciperanno tutti gli artisti che saranno presentati nelle successive e rispettive mostre personali . Aprirà la serie la pittrice Verena D’Alessandro, autrice di paesaggi , ispirati al pittore americano Hopper, che quindi possono definirsi paesaggi interiori. Al fruitore delle sue opere la D’Alessandro non propone le risposte, bensì le domande dell’anima. Affacciarsi da una finestra e vedere palazzine chiassose di solitudine, quelle autostrade fatte di motel e di distributori forniti di tutto e domandarsi sotto un cielo carico di nubi: «Dove sto andando?»: questi i dubbi che trapelano dai suoi grigi e dai suoi gialli ,carichi del mistero dell’esistenza.
    Per il Festival dei Due Mondi seguirà la mostra di Gabriella Giuriato, collagista, grafica e scultrice nota per il suo Mondo di Sfere, il quale quest’anno esploderà in una mostra evento , dedicata all’undici settembre 2001 (quest’anno ricorre il I decennio dal tragico accaduto conclusosi con la morte di Bin Laden).
    La mostra che propone per il Festival ha il titolo poetico “I fiori di Ground Zero”. Per la collettiva espone tre monotipi grafici (Towers), ove l’antica tecnica dell’incisione si apre alle novità del XXI secolo. Cosa ci tramanderà la Giuriato , cosa di questo mondo? E soprattutto, parafrasando il titolo di una sua sfera piccola preziosa e soprattutto lunare, “Quale pianeta sarà?”.
    Sarà poi il turno di Cesare Cassone, artista barese il cui astrattismo è fortemente materico ed espressionista. L’intenso cromatismo ora cubista, ora cinetico ha il coraggio di osare nel confronto dialettico degli acromatici con i colori primari e vince la sfida in una composizione armonica ove la forma incide le stratificazioni materiche.
    Per agosto è prevista un ‘altra importante mostra: quella di Mario Palma, noto esponente dell’ambito romano, che vanta un’importante e nutrito curriculum e che presenterà una mostra dedicata a Petra colta nel suo cromatismo cinetico e luminoso insieme. Per la collettiva presenta invece una serie dedicata al deserto che l’artista espleta in una sua suggestiva lirica:”Abbandonarsi avvolti dal silenzio. /Non mormorio, non onda,/non fremito di foglia,/non il sibilo del vento./Il cuore che batte e la mente/a tirar su i ricordi, immagini e suoni …/ Il deserto ai miei occhi/ si popola di vita!”. Sì vita che scorre onda su onda, che muove correnti di energia in passeggeri sentieri di sabbie e in danze aree di luce: il tutto in una serie cromatica che parte fredda dal celeste e passando per il violetto culmina nel rosso.
    Conclude il giovane Valerio Vittozzi ( 22 anni), artista multimediale e aperto alle nuove frontiere dell’arte contemporanea: tra le finalità della Poli d’Arte c’è anche quella di investire sui giovani per dare slancio ed energie nuove alla cultura. Nel Vittozzi la Roma barocca si tramuta in stratificazioni cinetiche che tracciano una storia antica e pronta a rivoluzioni inaspettate lungo lo scorrere dei secoli, quella del movimento: dal Barocco al Futurismo fino all’arte cinetica.

    Orario di galleria : La mostra è aperta dal 14 al 29 maggio 2011: 10,30/13,30- 17,00/20,00, chiusura: il lunedì e il martedì.
    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Con una serata particolarmente vivace nella sede del Centro Culturale POLId’ARTE, lo scrittore e giornalista, ben noto sia per i suoi romanzi che per aver redatto per tanti anni la pagina dell’Umbria sul “ Messaggggero ” ,sarà intervistato dalla Dott.ssa Antonella Manni sull’intero arco della sua produzione artistica , in quanto il suo talento ha fruttati ben 4 romanzi di successo : i primi 3 di ambientazione siciliana, data la sua amata terra di origine, e l’ultimo appena uscito ” LA GRANDE BEFFA”, tratto da una storia vera del primo dopoguerra avvenuta a Spoleto. questo romanzocon prefazione dello scrittore e saggista Vincenzo Cerami,ha una doppia valenza storica e satirica ed ha già avuto un grande successo di pubblico. In particolare , leggendolo ho notato la squisita rifinitura delle frasi, cesellate in un italiano volutamente un pò in disuso o per lo meno manierato, come si addice al personaggio che è l’io parlante e che, nel romanzo, è un avvocato molto anziano. Questo linguaggio che intesse l’intero scritto ne costituisce, insieme alla trama avvincente,il fascino ed il piacere per il lettore, che dopo tanti anni di parlare in modo sciatto e sgrammaticato da parte di tutti i personaggi televisivi, politici compresi, e forse di tutti noi ,ormai abituati a trascurare il bell’italiano, viene ancora più coinvolto nella lettura ritrovando un sapore ormai dimenticato.

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  • Raccolta di: Arte
  • FORMAZIONE CONTINUA: NUOVE REALTA’ E PROSPETTIVE
    I fondi interprofessionali, la realtà di FondItalia
    Giovedì 19 maggio 2011, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, presso la Biblioteca Comunale “G. Carducci” Palazzo Mauri – Via Brignone, 14 in Spoleto si terrà il convegno “Le nuove frontiere della formazione: il contributo del Fondo Interprofessionale FondItalia”, promosso e organizzato dal Fondo sopra citato in collaborazione con IEFO – l’Istituto Europeo di Formazione.
    E’ rivolto a tutti coloro che sono interessati a saperne di più circa i contributi per la formazione continua nelle imprese e consentirà di anticipare gli scenari della formazione continua nei prossimi anni e le opportunità di finanziamento a Sportello, promosse dal Fondo Interprofessionale FondItalia.
    Il prof. Luca Filipponi in qualità di organizzatore e tecnico specializzato nell’attività europeistica ha espresso soddisfazione per questa iniziativa: “Sono molto felice di far partire da Spoleto una campagna informativa su nuove opportunità per le imprese. Quindi Spoleto può rappresentare una città a forte vocazione turistica e culturale in grado di poter ospitare iniziative di questo tipo con un’importanza sempre più adeguata alle opportunità che vengono promosse”.
    Alla manifestazione interverranno:
    Francesco Franco – Presidente di FondItalia e FederTerziario
    Egidio Sangue – Vice Presidente di FondItalia e Segretario Nazionale UGL Costruzioni
    Giovanni Galvan – Vice Direttore di FondItalia
    Luca Filipponi – Presidente IEFO – Istituto europeo per la formazione e l’orientamento
    Stefano Testasecca – Direttore della formazione di HCTraining.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Scrivere e leggere nell’Altomedievo

    LA LIX SETTIMANA DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO : SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIEVO

    Presso Palazzo Ancaiani in Spoleto dal 28 aprile al 4 maggio 2011 si è celebrata la 59° settimana del CISAM: l’argomento affrontato è stato “ SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIOEVO” , una tematica non solo ricca di stimoli etici, sociali ed estetici, ma anche e soprattutto una rilettura polifonica della nostra attualità digitale , in cui la parola scritta e letta ha perso molto del suo profondo valore semantico e simbolico e l’immagine è diventato il verbo – è ovvio – in eventi di video-happening.
    Prendo stimolo dalla rivista della FONDAZIONE CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO: Quale Medievo. Ivi il professore Massimiliano Bassetti propone una interessante riflessione circa il ruolo della parola scritta nella società altomedievale . “ E’ il caso, in primo luogo, del diritto tradizionale longobardo, nato a nuova vita – cito l’articolo del Bassetti – a meno di ottanta’anni dalla fondazione del regno longobardo in Italia, in una data fatidica. Il 22 novembre del 643, nel suo palazzo di Pavia, il re dei Longobardi Rotari ( 636- 652 ) promulgava l’Editto che ancora ne porta il nome e che organizzava in un sistema coerente il patrimonio normativo della natio longobarda. (…) Se, dunque, scrivere la legge fu il gesto di autocoscienza capace di trasformare la gelatinosa struttura tribale germanica in una monarchia di tipo romano-cristiano, scrivere la storia fu il momento naturalmente conseguente ad esso sullo scivoloso piano inclinato dell’identità “ nazionale” così inaugurato. Come Giordane per i Goti, come Gregorio di Tours per i Franchi, come Beda per gli Angli, così il coltissimo monaco Paolo Diacono provvide alla costruzione di una storia per i Longobardi: la Historia Langobardorum. ( …) Alla consapevolezza della sconfitta, Paolo poteva , infatti associare la convinzione che la storia sia guidata da Dio tramite la saggezza dei suoi re. E la civiltà longobarda saprà trovare la propria redenzione: il nuovo impero di Carlo ( Magno), che nasce nel momento in cui Paolo muore, non è solo un impero germanico, è un impero anche romano proprio perché la nazione più romana delle nazioni germaniche era quella longobarda”. Il gentile lettore mi perdoni se cito largamente questo articolo, ma esso ha il pregio di riassumere in una sintesi organica ed esaustiva tutti gli stimoli che i relatori, giunti a Spoleto dalle più importanti università italiane, europee e statunitensi, hanno sapientemente sviscerato e dibattuto: codici giuridici, sacri e liturgici, poetici e letterari, codici inviati preziosi omaggi diplomatici; la loro costruzione e redazione, il lavoro dell’amanuense, la scrittura del potere politico: ovvero sulla moneta e sulla pietra; il rapporto tra gli affreschi e le sculture con le immagini miniate nei codici, il connubio di pietas e di goliardia.
    Una cosa è certa : la cultura longobarda è erede creativa di quella romana e originante a sua volta , pur nella profonda differenza con quest’ultima, di una forma societatis innestata sul precedente prototipo romano. Continua il Bassetti: “ L’impatto con la cultura romana, che aveva assegnato alla scrittura la funzione di pressoché esclusivo mezzo di comunicazione, valse ai Longobardi una di quelle scelte culturali alle quali si accennava in avvio di discorso. Prima attraverso il ricorso a scriventi locali, poi con l’articolazione di un’educazione grafica primaria ed elementare diffusa almeno tra gli stati superiori dei nuovi dominatori- via via più compromessi con le strutture ecclesiastiche- anche presso i longobardi la scrittura divenne una componente vitale del discorso amministrativo, sociale ed economico e culturale. Quale scrittura però?Naturalmente la scrittura usuale disponibile agli scriventi dell’amministrazione provinciale dell’età tardo-imperiale in Italia: la corsiva nuova. E fin qui tutto normale” . Concludo per ora la citazione; il lettore mi perdoni ancora una volta per “l’appassionata grafomania “di questa mia riflessione : infatti presso i Longobardi la scrittura amministrativa si fa vettrice di una precisa identità culturale, tesa a manifestare una dignità etica e politica che l’impero carolingio non riuscì a scalfire. Infatti “ la scrittura in vigore nei territori di tradizione longobarda ( principalmente quelli italomeriodionali, ma con sconfinamenti in alcune roccaforti di sicuro marchio longobardo come Nantola) si era specializzata così da interpretare e manifestare al meglio la diversità- culturale e politica, se non più quella etnica- rispetto ai Franchi dell’impero caroligio, che usavano un’altra scrittura: la carolina. In altri termini , scrivere in beneventana era un gesto simbolicamente importante per manifestare con orgoglio la propria di cultura di riferimento, in opposizione di quella dominante “. L’amato, nonché caro lettore, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: fine delle citazioni ma mi conceda un’ultima considerazione. in Bisanzio un bue costava tre numismata, un cavallo dodici numismata … e un libro ben venticinque numismata … quello del libro era quindi un prezzo oggettivamente altissimo: era più prezioso di un bue , usato nei trasporti , nel lavoro agricolo e nell’alimentazione, e addirittura di un cavallo, anch’esso impiegato per fini logistici, e ancora attualmente è un animale considerato nel suo alto pregio economico. Oggi giorno un libro non costa più venticinque numismata, in quanto si trovano in commercio anche libri non elevati nel prezzo, ma elevati per cultura: vogliamo costruire una democrazia intelligente e costruttiva, leggiamo!
    Saluto e ringrazio il paziente lettore, che si è dovuto adattare solo a questo “misero” carattere , definito “calibrì” che può sembrare “aleatorio e vacanziero” rispetto alla ricercata grafia medioevale ; il mio PC ha molti tipi di scrittura, ma per il momento non ha …. né la “carolina” né la “beneventana”.

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  • Raccolta di: Arte
  • GIOVANNI PAOLO II, UN UOMO, UN PAPA E LA STORIA …
    Ascolta, il ritmo uguale dei martelli, così noto,
    io lo proietto negli uomini, per saggiare la forza d’ogni colpo.
    Ascolta , una scarica elettrica taglia il fiume di pietra,
    e in me cresce un pensiero, di giorno in giorno:
    che tutta la grandezza del lavoro è dentro l’uomo.

    Questi sono i versi iniziali della lirica Materia ( il titolo polacco è Tworzywo) , che apre la raccolta” La cava di pietra” di Giovanni Paolo II, beatificato il I maggio 2011. Il beato polacco verrà ricordato il 7 maggio 2011 con una mostra fotografica e di cimeli ospitata presso la Manna d’Oro in Spoleto e curata da Filippo Pulella, visitabile fino al 30 settembre 2011. La mostra delle fotografie dell’Agenzia Reuters, verrà inaugurata da una tavola rotonda in cui saranno presenti i l cardinale Leonardo Sandri, l’arcivescovo Renato Boccardo, Rachel Donadio ( New York Times), Marco Politi ( Il fatto quotidiano), John Allen ( Nathional Catholic Repoter), Greg Burke ( Fox Television) e Alessio Vinci ( Matrix) in veste di moderatore.
    La sua ricca umanità, in cui sono confluiti la poesia, il teatro, il lavoro nelle cave di pietra, l’insegnamento universitario, l’apertura ai giovani, la lotta silente e pacifica per la libertà : prodromi tutti di un pontificato dal vasto orizzonte ecclesiale ed ecumenico e soprattutto con importati conseguenze sullo scacchiere socio-politico del mondo . Ci sarebbe molto da dire sulla complessa figura di questo Pontefice che è stato pontifex nel senso più letterale del latino, ovvero costruttore di ponti, ma vorrei fermami in Italia, sua patria d’adozione , anche perché il Papa beato fa parte a pieno titolo del l’attuale storia d’Italia . Secondo Andrea Riccardi , “ Papa Wojtyla senti l’Italia con accenti da patriota polacco. Non fù però recepito dagli italiani come anacronistico. E’ stato anche un grande leader italiano . E’ caratteristico di Giovanni Paolo II, pur avendo a cuore soprattutto la missione evangelizzatrice, l’aver vissuto da protagonista la storia non solo religiosa in Europa e altrove: un Papa che credeva che si potesse- continua Riccardi – cambiare la storia di tutti. Nel 1994, agli italiani spaesati nella crisi, spiegò il suo segreto: «L’uomo trasforma il mondo trasformando se stesso». Concludo con alcuni versi sempre di Giovanni Paolo II che ben si collegano al pensiero del Riccardi:

    Ritornello ( Refren)
    Quando penso «patria» cerco la strada che taglia il pendio salendo come linea di alta tensione- così erta essa corre in ognuno di noi e non consente la sosta.

    Ritorna la strada per lo stesso pendio, ripercorre i medesimi luoghi, diviene il grande silenzio che invade, ogni sera, gli stanchi polmoni della mia terra.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • MOZART E LISZT: ARIE DI PRIMAVERA DAL CAIO MELISSO

    Musiche ora lievi e classicheggianti e ora vulcaniche echeggiano dal Teatro Caio Melisso in Spoleto, che ha visto l’esecuzione di due concerti di musica classica: il primo sabato 30 aprile 2011 ( Festival Assisi nel mondo ) e invece il secondo domenica 1 maggio ( Festival Pianistico di Spoleto). Il concerto di sabato ha visto protagonisti l’Orchestra Giovanile Zinaida Gilels, diretta da Domenico Mason: un’orchestra giovane i cui componenti hanno un’età compresa tra i 12 e 24 anni. Vivaldi, Mozart e de Sarasate: gli autori eseguiti, i solisti: al violino per il concerto di Vivaldi per quattro violini, archi e b.c. : Martina Orlando, Francesco Anese, Marina Nadalin, David Bragato ( tutti giovanissimi); Laura Bortolotto violino solista per il concerto per violino e orchestra di Mozart e la Zingaresca di Pablo de Sarasate; Marta Marinelli ( arpa) e Matteo Sampaolo ( flauto) per il concerto mozartiano per flauto, arpa e orchestra. Fresca e sinergica l’orchestra e i solisti capaci di tecnica e di comunicazione e molto promettenti. Il concerto si inscrive nella iniziativa itinerante”Omaggio all’Umbria”, curata dal “Festival Assisi nel mondo”, che è iniziata il 15 aprile 2011 con il Requiem di Verdi diretto da Zubin Mehta e che si concluderà domenica 3 luglio sulla piana del Castelluccio di Norcia con Uto Ughi e “I Filarmonici di Roma “.
    Domenica I maggio invece è stato il turno del Festival Pianistico di Spoleto, condotto dai pianisti Laura Magnani ed Egidio Flamini e giunto alla XV edizione: unico concerto primaverile che prevede un secondo appuntamento a dicembre con un’opera per voci bianche e pianoforte del M° GianCarlo Menotti, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. La serata del I maggio ha celebrato invece il II centenario della nascita di Franz Liszt , la cui vita magmatica e ricca di contrasti è stata raccontata da Stefano Ragni; oltre a Egidio Flamini e a Laura Magnani hanno eseguito le musiche i giovani e talentuosi pianisti: Pietro Cesarini, Ilaria Locatelli e Silvia Tessari, con la partecipazione del mezzosoprano Elisabetta Pallucchi. Quella di Liszt è sicuramente una personalità ammaliatrice e complessa, in quanto sospesa tra sacro e profano, melodia e innovazione, trascrizioni bachiane e parafrasi operistiche e di antiche canzoni popolari; una musicalità dischiusa e rivelante la poesia di Dante e del Petrarca in mille impressioni sonore : va riconosciuto agli interpreti sopra citati il talento di comunicare le immagini sonore scaturite dalla creatività di Liszt.

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  • Raccolta di: Arte
  • Incontri e confronti alla POLId’ARTE

    Durante le mostre già annunciate, il Centro culturale proporrà in sede, una seie di incontri di grande interesse . Inizierà la serie l L’incontro con il nostro amico ,noto giornalista di ” Il Messagero” e ormai anche bravissimo narratore ALFONSO MARCHESE : ” Profilo di uno scrittore dalla Sicilia all’Umbria ” presentato dalla dott.ssa Antonella Manni, che nel mese di maggio sarà un piacevole dialogo condito dalla vena umoristica e satirica del nostro. Seguiranno durante la mostra di Verena d’alessandro a giugno ,new entry della nostra valente equipe d’artisti , 2 eventi molto interessanti : MARIU’ SAFIER ,giornalista molto nota e affezionata frequentatrice di Spoleto Prenterà un suo testo molto attuale quest’anno che si festeggia l’Unità D’Italia : ” Le Regine di Casa Savoia , anche le sovrane hanno fatto la Storia ” con intermezzi musicali del bravo giovane violoncellista Federico Papi ed alla tastiera una artsista anc’essa molto brava Francesca Meloni.
    Smpre in giugno avremo un ritorno graditissimo ,l’attrice ADELAIDE PAROLINI ci delizierà con i suoi monologhi ,tratti dalla produzione artistica di Franca Valeri e da altri testi,intervallando anche questo spettacolo con la chitarra Jazz di Anselmo Roberto Paolone, molto concerti Jazz;

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  • Raccolta di: Arte