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Scrivere e leggere nell’Altomedievo

LA LIX SETTIMANA DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO : SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIEVO

Presso Palazzo Ancaiani in Spoleto dal 28 aprile al 4 maggio 2011 si è celebrata la 59° settimana del CISAM: l’argomento affrontato è stato “ SCRIVERE E LEGGERE NELL’ALTO MEDIOEVO” , una tematica non solo ricca di stimoli etici, sociali ed estetici, ma anche e soprattutto una rilettura polifonica della nostra attualità digitale , in cui la parola scritta e letta ha perso molto del suo profondo valore semantico e simbolico e l’immagine è diventato il verbo – è ovvio – in eventi di video-happening.
Prendo stimolo dalla rivista della FONDAZIONE CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ ALTOMEDIEVO: Quale Medievo. Ivi il professore Massimiliano Bassetti propone una interessante riflessione circa il ruolo della parola scritta nella società altomedievale . “ E’ il caso, in primo luogo, del diritto tradizionale longobardo, nato a nuova vita – cito l’articolo del Bassetti – a meno di ottanta’anni dalla fondazione del regno longobardo in Italia, in una data fatidica. Il 22 novembre del 643, nel suo palazzo di Pavia, il re dei Longobardi Rotari ( 636- 652 ) promulgava l’Editto che ancora ne porta il nome e che organizzava in un sistema coerente il patrimonio normativo della natio longobarda. (…) Se, dunque, scrivere la legge fu il gesto di autocoscienza capace di trasformare la gelatinosa struttura tribale germanica in una monarchia di tipo romano-cristiano, scrivere la storia fu il momento naturalmente conseguente ad esso sullo scivoloso piano inclinato dell’identità “ nazionale” così inaugurato. Come Giordane per i Goti, come Gregorio di Tours per i Franchi, come Beda per gli Angli, così il coltissimo monaco Paolo Diacono provvide alla costruzione di una storia per i Longobardi: la Historia Langobardorum. ( …) Alla consapevolezza della sconfitta, Paolo poteva , infatti associare la convinzione che la storia sia guidata da Dio tramite la saggezza dei suoi re. E la civiltà longobarda saprà trovare la propria redenzione: il nuovo impero di Carlo ( Magno), che nasce nel momento in cui Paolo muore, non è solo un impero germanico, è un impero anche romano proprio perché la nazione più romana delle nazioni germaniche era quella longobarda”. Il gentile lettore mi perdoni se cito largamente questo articolo, ma esso ha il pregio di riassumere in una sintesi organica ed esaustiva tutti gli stimoli che i relatori, giunti a Spoleto dalle più importanti università italiane, europee e statunitensi, hanno sapientemente sviscerato e dibattuto: codici giuridici, sacri e liturgici, poetici e letterari, codici inviati preziosi omaggi diplomatici; la loro costruzione e redazione, il lavoro dell’amanuense, la scrittura del potere politico: ovvero sulla moneta e sulla pietra; il rapporto tra gli affreschi e le sculture con le immagini miniate nei codici, il connubio di pietas e di goliardia.
Una cosa è certa : la cultura longobarda è erede creativa di quella romana e originante a sua volta , pur nella profonda differenza con quest’ultima, di una forma societatis innestata sul precedente prototipo romano. Continua il Bassetti: “ L’impatto con la cultura romana, che aveva assegnato alla scrittura la funzione di pressoché esclusivo mezzo di comunicazione, valse ai Longobardi una di quelle scelte culturali alle quali si accennava in avvio di discorso. Prima attraverso il ricorso a scriventi locali, poi con l’articolazione di un’educazione grafica primaria ed elementare diffusa almeno tra gli stati superiori dei nuovi dominatori- via via più compromessi con le strutture ecclesiastiche- anche presso i longobardi la scrittura divenne una componente vitale del discorso amministrativo, sociale ed economico e culturale. Quale scrittura però?Naturalmente la scrittura usuale disponibile agli scriventi dell’amministrazione provinciale dell’età tardo-imperiale in Italia: la corsiva nuova. E fin qui tutto normale” . Concludo per ora la citazione; il lettore mi perdoni ancora una volta per “l’appassionata grafomania “di questa mia riflessione : infatti presso i Longobardi la scrittura amministrativa si fa vettrice di una precisa identità culturale, tesa a manifestare una dignità etica e politica che l’impero carolingio non riuscì a scalfire. Infatti “ la scrittura in vigore nei territori di tradizione longobarda ( principalmente quelli italomeriodionali, ma con sconfinamenti in alcune roccaforti di sicuro marchio longobardo come Nantola) si era specializzata così da interpretare e manifestare al meglio la diversità- culturale e politica, se non più quella etnica- rispetto ai Franchi dell’impero caroligio, che usavano un’altra scrittura: la carolina. In altri termini , scrivere in beneventana era un gesto simbolicamente importante per manifestare con orgoglio la propria di cultura di riferimento, in opposizione di quella dominante “. L’amato, nonché caro lettore, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: fine delle citazioni ma mi conceda un’ultima considerazione. in Bisanzio un bue costava tre numismata, un cavallo dodici numismata … e un libro ben venticinque numismata … quello del libro era quindi un prezzo oggettivamente altissimo: era più prezioso di un bue , usato nei trasporti , nel lavoro agricolo e nell’alimentazione, e addirittura di un cavallo, anch’esso impiegato per fini logistici, e ancora attualmente è un animale considerato nel suo alto pregio economico. Oggi giorno un libro non costa più venticinque numismata, in quanto si trovano in commercio anche libri non elevati nel prezzo, ma elevati per cultura: vogliamo costruire una democrazia intelligente e costruttiva, leggiamo!
Saluto e ringrazio il paziente lettore, che si è dovuto adattare solo a questo “misero” carattere , definito “calibrì” che può sembrare “aleatorio e vacanziero” rispetto alla ricercata grafia medioevale ; il mio PC ha molti tipi di scrittura, ma per il momento non ha …. né la “carolina” né la “beneventana”.

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  • Raccolta di: Arte
  • GIOVANNI PAOLO II, UN UOMO, UN PAPA E LA STORIA …
    Ascolta, il ritmo uguale dei martelli, così noto,
    io lo proietto negli uomini, per saggiare la forza d’ogni colpo.
    Ascolta , una scarica elettrica taglia il fiume di pietra,
    e in me cresce un pensiero, di giorno in giorno:
    che tutta la grandezza del lavoro è dentro l’uomo.

    Questi sono i versi iniziali della lirica Materia ( il titolo polacco è Tworzywo) , che apre la raccolta” La cava di pietra” di Giovanni Paolo II, beatificato il I maggio 2011. Il beato polacco verrà ricordato il 7 maggio 2011 con una mostra fotografica e di cimeli ospitata presso la Manna d’Oro in Spoleto e curata da Filippo Pulella, visitabile fino al 30 settembre 2011. La mostra delle fotografie dell’Agenzia Reuters, verrà inaugurata da una tavola rotonda in cui saranno presenti i l cardinale Leonardo Sandri, l’arcivescovo Renato Boccardo, Rachel Donadio ( New York Times), Marco Politi ( Il fatto quotidiano), John Allen ( Nathional Catholic Repoter), Greg Burke ( Fox Television) e Alessio Vinci ( Matrix) in veste di moderatore.
    La sua ricca umanità, in cui sono confluiti la poesia, il teatro, il lavoro nelle cave di pietra, l’insegnamento universitario, l’apertura ai giovani, la lotta silente e pacifica per la libertà : prodromi tutti di un pontificato dal vasto orizzonte ecclesiale ed ecumenico e soprattutto con importati conseguenze sullo scacchiere socio-politico del mondo . Ci sarebbe molto da dire sulla complessa figura di questo Pontefice che è stato pontifex nel senso più letterale del latino, ovvero costruttore di ponti, ma vorrei fermami in Italia, sua patria d’adozione , anche perché il Papa beato fa parte a pieno titolo del l’attuale storia d’Italia . Secondo Andrea Riccardi , “ Papa Wojtyla senti l’Italia con accenti da patriota polacco. Non fù però recepito dagli italiani come anacronistico. E’ stato anche un grande leader italiano . E’ caratteristico di Giovanni Paolo II, pur avendo a cuore soprattutto la missione evangelizzatrice, l’aver vissuto da protagonista la storia non solo religiosa in Europa e altrove: un Papa che credeva che si potesse- continua Riccardi – cambiare la storia di tutti. Nel 1994, agli italiani spaesati nella crisi, spiegò il suo segreto: «L’uomo trasforma il mondo trasformando se stesso». Concludo con alcuni versi sempre di Giovanni Paolo II che ben si collegano al pensiero del Riccardi:

    Ritornello ( Refren)
    Quando penso «patria» cerco la strada che taglia il pendio salendo come linea di alta tensione- così erta essa corre in ognuno di noi e non consente la sosta.

    Ritorna la strada per lo stesso pendio, ripercorre i medesimi luoghi, diviene il grande silenzio che invade, ogni sera, gli stanchi polmoni della mia terra.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • MOZART E LISZT: ARIE DI PRIMAVERA DAL CAIO MELISSO

    Musiche ora lievi e classicheggianti e ora vulcaniche echeggiano dal Teatro Caio Melisso in Spoleto, che ha visto l’esecuzione di due concerti di musica classica: il primo sabato 30 aprile 2011 ( Festival Assisi nel mondo ) e invece il secondo domenica 1 maggio ( Festival Pianistico di Spoleto). Il concerto di sabato ha visto protagonisti l’Orchestra Giovanile Zinaida Gilels, diretta da Domenico Mason: un’orchestra giovane i cui componenti hanno un’età compresa tra i 12 e 24 anni. Vivaldi, Mozart e de Sarasate: gli autori eseguiti, i solisti: al violino per il concerto di Vivaldi per quattro violini, archi e b.c. : Martina Orlando, Francesco Anese, Marina Nadalin, David Bragato ( tutti giovanissimi); Laura Bortolotto violino solista per il concerto per violino e orchestra di Mozart e la Zingaresca di Pablo de Sarasate; Marta Marinelli ( arpa) e Matteo Sampaolo ( flauto) per il concerto mozartiano per flauto, arpa e orchestra. Fresca e sinergica l’orchestra e i solisti capaci di tecnica e di comunicazione e molto promettenti. Il concerto si inscrive nella iniziativa itinerante”Omaggio all’Umbria”, curata dal “Festival Assisi nel mondo”, che è iniziata il 15 aprile 2011 con il Requiem di Verdi diretto da Zubin Mehta e che si concluderà domenica 3 luglio sulla piana del Castelluccio di Norcia con Uto Ughi e “I Filarmonici di Roma “.
    Domenica I maggio invece è stato il turno del Festival Pianistico di Spoleto, condotto dai pianisti Laura Magnani ed Egidio Flamini e giunto alla XV edizione: unico concerto primaverile che prevede un secondo appuntamento a dicembre con un’opera per voci bianche e pianoforte del M° GianCarlo Menotti, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. La serata del I maggio ha celebrato invece il II centenario della nascita di Franz Liszt , la cui vita magmatica e ricca di contrasti è stata raccontata da Stefano Ragni; oltre a Egidio Flamini e a Laura Magnani hanno eseguito le musiche i giovani e talentuosi pianisti: Pietro Cesarini, Ilaria Locatelli e Silvia Tessari, con la partecipazione del mezzosoprano Elisabetta Pallucchi. Quella di Liszt è sicuramente una personalità ammaliatrice e complessa, in quanto sospesa tra sacro e profano, melodia e innovazione, trascrizioni bachiane e parafrasi operistiche e di antiche canzoni popolari; una musicalità dischiusa e rivelante la poesia di Dante e del Petrarca in mille impressioni sonore : va riconosciuto agli interpreti sopra citati il talento di comunicare le immagini sonore scaturite dalla creatività di Liszt.

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  • Raccolta di: Arte
  • Incontri e confronti alla POLId’ARTE

    Durante le mostre già annunciate, il Centro culturale proporrà in sede, una seie di incontri di grande interesse . Inizierà la serie l L’incontro con il nostro amico ,noto giornalista di ” Il Messagero” e ormai anche bravissimo narratore ALFONSO MARCHESE : ” Profilo di uno scrittore dalla Sicilia all’Umbria ” presentato dalla dott.ssa Antonella Manni, che nel mese di maggio sarà un piacevole dialogo condito dalla vena umoristica e satirica del nostro. Seguiranno durante la mostra di Verena d’alessandro a giugno ,new entry della nostra valente equipe d’artisti , 2 eventi molto interessanti : MARIU’ SAFIER ,giornalista molto nota e affezionata frequentatrice di Spoleto Prenterà un suo testo molto attuale quest’anno che si festeggia l’Unità D’Italia : ” Le Regine di Casa Savoia , anche le sovrane hanno fatto la Storia ” con intermezzi musicali del bravo giovane violoncellista Federico Papi ed alla tastiera una artsista anc’essa molto brava Francesca Meloni.
    Smpre in giugno avremo un ritorno graditissimo ,l’attrice ADELAIDE PAROLINI ci delizierà con i suoi monologhi ,tratti dalla produzione artistica di Franca Valeri e da altri testi,intervallando anche questo spettacolo con la chitarra Jazz di Anselmo Roberto Paolone, molto concerti Jazz;

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  • Raccolta di: Arte
  • Il Centro Culturale Poli d’Arte per quest’anno aprirà i battenti il 14 di maggio 2011 con una mostra collettiva , intitolata “Anteprima di primavera: Incontri e confronti”; ad essa infatti parteciperanno tutti gli artisti che saranno presentati nelle successive e rispettive mostre personali . Aprirà la serie la pittrice Verena D’Alessandro, autrice di paesaggi , ispirati al pittore americano Hopper, che quindi possono definirsi paesaggi dell’anima. Per il Festival dei Due Mondi seguirà la mostra di Gabriella Giuriato, collagista, grafica e scultrice nota per il suo Mondo di Sfere, il quale quest’anno esploderà in una mostra evento , dedicata all’undici settembre 2001 ( è il I decennio dal tragico accaduto). Sarà poi il turno di Cesare Cassone, artista barese il cui astrattismo è fortemente materico ed espressionista. Per agosto è prevista un ‘altra importante mostra: quella di Mario Palma, noto esponente dell’ambito romano, che vanta un’importante e nutrito curriculum. Conclude il giovane Valerio Vittozzi ( 22 anni), artista multimediale e aperto alle nuove frontiere dell’arte contemporanea: tra le finalità della Poli d’Arte c’è anche quella di investire sui giovani per dare slancio ed energie nuove alla cultura.
    Quindi in questa anteprima di primavera ci saranno incontri e confronti tra diversi linguaggi artistici che si vanno quindi a congiungersi in un concertato assai variegato e ricco di sfumature: tale dialettica verrà espressa al meglio dal giornalista de Il Messaggero e scrittore di romanzi Alfonso Marchese, che presenterà il suo percorso letterario presso il Centro Culturale Poli d’Arte sabato 21 maggio 2011 , ore 18 . “Alfonso Marchese, Profilo di uno scrittore :D alla Sicilia all’Umbria”; questo il titolo della conferenza che arricchirà gli incontri e i confronti tra gli artisti nel segno del viaggio.

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  • Raccolta di: Arte
  • 54° Festival dei Due Mondi : Prime anticipazioni …

    Per il 2011 il Festival dei Due Mondi ( 24 giugno/10 luglio ) intende viaggiare su un doppio binario, che non è per nulla parallelo, anzi sono due tronconi che si intrecciano a vicenda. Il primo è la ricorrenza dei 150 anni dell’Italia, che saranno celebrati nel concerto finale affidato all’orchestra e al coro del Teatro San Carlo di Napoli, nonché alla bacchetta di James Collon ; l’occasione sicuramente più plateale e non l’unica di tutta la kermesse festivaliera. L’altro grande troncone è il centenario della nascita del M° GianCarlo Menotti, ideatore e creatore del Festival dei Due Mondi: egli, nato in provincia di Varese e poi trapiantato in America, ha contribuito a creare un ponte tra la vecchia Europa e la nuova America, svecchiando così la cultura italiana e non solo in un periodo di forti impulsi innovatori. In suo onore il Festival verrà aperto con l’opera Amelia al ballo: regia di Giorgio Ferrara, esecuzione delle musiche a cura dell’orchestra Giuseppe Verdi di Milano.
    Il comitato organizzativo dell’anno menottiano ( Gian Paolo Emili, Stefano Lisci e Francesco Corrias) ha tra l’altro organizzato una grande festa per il 7 di luglio, giorno natale del Maestro Menotti: Concerto di mezzogiorno in Duomo e la sera un grande concerto sinfonico, sempre in Piazza Duomo: un happening, dal sapore confidenziale e popolare insieme, sostiene Emili: Concerto per GianCarlo ( così è titolata l’iniziativa).
    Annunciata anche la presenza di Monica Guerritore, la quale dedicherà uno spettacolo a Oriana Fallaci: l’evento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera. Stimolante e commosso l’articolo che l’attrice ha pubblicato nel Corriere della Sera del 22 febbraio 2011: OCCHI. GUERRE E PAURA PER DIVENTARE LA FALLACI. Così conclude l’articolo la Guerritore: “«Una donna non muore se, da un’altra parte, un’altra donna, riprende il suo respiro», scrive Helene Cixous. Voglio riprendere il suo respiro”. Graffi di donna incidono su la ventura edizione del Festival ora l’impegno morale ( cf. Oriana Fallaci e Monica Guerritore), ora l’ironia raffinata e sensuale del noto Cabaret New Bourlesque ( uno spettacolo che prevede 5 serate).
    Per le arti figurative torna il binomio Vittorio Sgarbi e GianLuca Marziani, i quali si scambieranno reciprocamente artisti e iniziative nelle mostre da loro curate. Infine è prevista una rassegna di teatro per i piccoli e i giovani, nonché un concorso circa la memoria del Festival di Menotti e non destinato alle scuole elementari. Se siete ghiotti di altre novità, potete usare i media di ultima creazione digitale e informatica che la Regione Umbria sta sviluppando. Queste sono solo anticipazioni, che verranno sviluppate maggiormente a Roma: il 20 aprile 2011 ci sarà la presentazione ufficiale presso il Ministero dei Beni Culturali con la presenza del ministro Galan; il 23 maggio 2011 un grande evento al MAXI. Buon lavoro a Giorgio Ferrara e al suo staff e buon Festival a tutti.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Tutti al mare: l’opera prima di Matteo Cerami
    Venerdì 1 aprile presso il Cinema Teatro Corso è stato proiettato il film “ Tutti al mare”; opera prima di Matteo Cerami , figlio d’arte . Suo padre è infatti Vincenzo Cerami, noto esponente della cultura italiana del secondo Novecento e del I decennio del 2.000. Matteo dal padre ha ereditato lo schietto realismo ( di forte matrice pasoliniana) e la profonda ironia che ora alleggerisce e ora sorride ( dipende dalle situazioni ) ai drammi della vita e della società. La serata è stata animata da Matteo e Vincenzo Cerami ed è stata condotta da Alfonso Marchese ,nota firma de Il Messaggero.
    Tutti al mare è la revisione di Casotto, film cult di Citti e scritto da Vincenzo Cerami, il quale ha osservato il cambio di mentalità che ha attraversato l’Italia degli anni ’60-’70 dello scorso secolo e l’Italietta dei giorni d’oggi: da paese costruttivo e pieno di progetti per il futuro siamo diventati siamo diventati un popolo depresso e senza più il coraggio di sognare orizzonti ulteriori ( e il contrasto si accentua ancor di più in questo anniversario dei 150 anni dell’Italia). Un cast stellare: Vincenzo Cerami , Ilaria Occhini, Ninetto Davoli, Gigi Proietti, Pippo Baudo, Ennio Fantastichini et al.): ogni personaggio tagliato addosso e perfettamente indossato da ogni attore. La vecchietta che sfrutta l’immigrato , le forze dell’ordine corrotte da pranzi e merendine, il malato mentale lasciato a se stesso, l’esigenza della paternità e della maternità nelle coppie omosessuali, il pregiudizio sociale e l’incasellamento in rigidi pregiudizi. Una bella ouverture per un bel finale melodrammatico: un barcone di immigrati tunisini che sbarcano durante una cena VIP , ospite d’onore Pippo Baudo, gli effetti speciali sono realizzati dai mezzi di locomozione delle forze dell’ordine. Un finale di grande effetto? No , è solo la realtà, che vera esce dai corpi nudi di una spiaggia dai contrasti scolpiti.
    Sicuramente quella di Vincenzo Cerami è una vita fatta di parole, nelle cui vie ha incontrato le personalità della cultura italiana. Alla domanda ( cf. FilmTv n. 948 , anno 19, n 12): «Di cosa si parla, davvero della sua vita?», egli risponde così: «Del mio viaggio tra le parole, da quando ero piccolo ad oggi. Dal mio incontro con Pasolini, giovane professore 28enne con la passione per il calcio e con una visione austera della cultura. Fu lui che mi istigò a combattere con le parole. Poi ci sono i miei amici Fellini, Moravia, Elsa Morante, Calvino … Persone che ho conosciuto e sono state importanti nella mia vita».
    Confessa Vincenzo Cerami in un’intervista rilasciata a Film TV: « La spiaggia è un buon punto di osservazione del nostro Paese. Si presta a raccontarci coralmente, in modo grottesco, surreale ma anche realistico. Specchio di un Paese che era piccolo borghese e impettito, che si “spogliava “con pudore, e oggi è più sbracato, sfacciato, esibizionista. Il casotto si è fatto chiosco ( alla sera ristorantino di lusso). Scrittura e regia – l’assessore Cerami ammette in precedenza- sono linguaggi che Matteo conosce bene , da anni. E’nato in una casa piena di libri e di cinema. Ha fatto il suo debutto tra le braccia di Laura Morante in Colpire al cuore. Amelio, Bellocchio, Benigni lo hanno visto nascere e crescere. E lui è cresciuto con loro. (…) Con me ha scritto la sceneggiatura , per conto suo tutto il resto del film, con la regia, la direzione degli attori, il montaggio … A quel punto io sono diventato un semplice attore. Ho amato vederlo fare il suo lavoro» A Matteo Cerami va riconosciuta la capacità di non scadere nel banale e di scattare una fotografia realistica del nostro Paese . Come risolvere la problematica? Matteo ci suggerisce due opzioni o contemplare le nubi tra mille lenzuola di spazzatura e domandarsi ancora : “ Cosa sono le nuvole” o tingersi di rosso le unghie dei piedi e avere un pizzico di sana ironia per dare senso ad una realtà così grigia.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • Giulio Greco : Evolvere in seno alla luna

    Giulio Greco: Sentieri, per un’ antologica ( 1971- 2011):
    EVOLVERE IN SENO ALLA LUNA

    Dal 26 marzo al 10 aprile 2011 si tiene presso l’ex-museo civico di Spoleto la mostra personale di Giulio Greco, promossa dall’OPE ( Osservatorio parlamentare europeo), dalla LUPE( Università popolare europea) e dallo Spoleto Festival Art: Sentieri , per un’antologica; appunto un’ antologica perché Giulio Greco, nato a Salerno nel 1949, inizia la sua nutrita e documentata attività di pittore e ricercatore di nuove tecniche espressive fin dall’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo a Firenze, ove presso l’Accademia delle Belle Arti terminerà gli studi sotto la guida di Afro Balsadella e Vinicio Berti, per poi dedicarsi negli anni ’90 anche all’attività di scenografo teatrale: ogni sua opera infatti ha un’intensa drammaturgia, una liturgia cosmica, fortemente pregna della poeticità propria dell’autore. Cito solo qualche titolo , o meglio qualche verso, di un cantico pitto-scultereo di un’anima gravida di mille eteree sensazioni terrene: cieloterra, sogno di Odisseo ( senza Itaca), aggiavulà, la danza che illuminò la notte,poggio la scala/ci-presso la luna,fior di noi, de-gener-a-zione, il silenzio necessità interiore, un vuoto che germoglia,aravo con cuore,l’oracolante con fior di cuore, cuor d’ala per luna, il vuoto che si incunea, il canto del vuoto, quasi angelo il fiore, la luna che nutre.
    Già il titolo di fatto introduce il fruitore in un orizzonte lunare, ove la materia vissuta , la juta corrosa, alleggeriscono le tensioni del quotidiano in una spiritualità umanizzata da influssi angelicamente femminili. Giulio Greco è prima di tutto un disegnatore con la mano felice : lo dimostra il suo opus figurativo per nulla scontato e già aperto alle nuove tendenze dell’ultimo trentennio dello scorso secolo. La sua è una modernità che , ricercando l’equilibrio nella composizione, rende omaggio al grande insegnamento dei classici ellenici (l’artista è nato Greco nella Magna Grecia per poi trasferirsi nella Firenze del Rinascimento): l’avanguardia è tornata all’archè di tutto, ovvero al bilanciamento delle linee di forza nella semplicità dell’insieme, per nulla superflua , anzi ricercata. Inoltre molte sue opere possono definirsi pitto-sculture: la tela o la tavola divengono il supporto ove la juta è applicata a strutture in genere lignee o viene integrata ad altri oggetti, che si tramutano così in elementi dialettici nella scena vivente del manufatto artistico.
    Nell’opera del Greco sacro e profano coesistono e volano insieme su ali d’angelo: l’angelo è appunto la grande e maestosa juta del ’92, quasi uno stendardo di una nobile e antica casata: a testimoniare la grande riverenza che l’artista nutre verso un personaggio che si può incarnare anche nel corpo di una donna, sulla scia della grande tradizione letteraria , tutta stilnovistica e quindi dantesca, della donna-angelo. Ma c’è da dire che la religio del Greco è per lo più di matrice meridionale : nuovi oracolanti evocano gli spiriti degli aruspici che li hanno preceduti e i simboli della devotio popolare cristiana denunciano l’attuale degrado morale, che, parafando il titolo di un’opera dell’artista è una de-gener-a-zione . Così infatti si intitola un’opera del 2.000 in cui di un cuore sacro, evoluzione laica del sacro cuore, non rimane nulla, se non una labile ombra, perché l’ex-voto è ormai smarrito e ha lasciato un vuoto significativo : spetterà alla coscienza di ognuno ( un angelo appunto ) a riportare un cuore pulzante al fulcro di questa nostra storia, ora più che mai lacerata.
    Giulio Greco guarda e rappresenta il fluire di questo mondo con occhi di donna e sa entrare con empatia nella psiche e nel cuore di questa creatura che non a tutti ri-vela la sua intima e propria realtà. L’opera del manifesto è Mater (2003), una pitto-scultura di forma ellittica e di orientamento verticale nel cui centro si svolge la vita e con gli estremi vuoti , che navigano verso l’ignoto; una reinterpretazione della vulva ove la sessualità è il primo gradino di un’iniziazione all’amore.A tal proposito scrive Saffo: C’è sull’alto del ramo, alta sul ramo/più alto, una mela/rossa: /dai coglitori dimenticata. L’ars amandi è quindi regolata dalle fase lunari: la donna è una sacerdotessa che va rispettata nel suo mistero, lei è la madre terra che genera i fiori e quanto di nobile esiste , lei è la musa Selene: la luna appunto in dialogo con l’intero esistere del creato. E Saffo conclude: Dimenticata? No!non fu raggiunta.

    Sandro Costanzi

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  • Raccolta di: Arte
  • La nuova Stagione 2011 delle mostre alla POLId’ARTE

    Verena D'Alessandro

    Cesare Cassone

     

    Gabriella Giuriato

     

    Mario Palma

     

    Valerio Vittozzi

    Cari amici
    dopo questo noioso e “gelido” inverno apriremo la stagione con delle conferenze in sede le cui date visaranno annunciate, poi da giugno sono già in calendario 4 importanti mostre : aprirà la stagione una artista di grande forza espressiva con un curriculum di livello pari alla sua bravura : VERENA D’ALESSANDRO ,che si potrebbe dfinire una pittrice paesaggista dell’anima ! Questo vuole dire che non dipinge dei paesaggi reali ma delle sensazioni degli stati d’animo,con colori e spazi che spingono verso l’infinito orizzonte dove tutti vogliamo arrivare.
    Tornerà nel periodo del Featival dei 2 Mondi una pittrice -scultrice che fa parte della nostra schiera di artisti amati dai nostri collezionisti: GABRIELLA GIURIATO già nota per il suo “mondo di Sfere” ,quest’anno dedica il suo lavoro di 2 anni di ricerca all’anniversario della caduta delle Torri Gemelle di New-York : sarà senz’altro una mostra da non mancare sia per la bravura dell’artista ,sia per l’istallazione che sorprenderà sicuramente i vistatori. Ad Agosto, avremo l’onore di presetare un’artista che ha una carriera di successi alle spalle che ha collaborato con grandi personaggi del mondo della cultura ,ed esposto a Roma più volte nella prestiggiosa Galleria “Trifalco” in via del Vanataggio : MARIO PALMA ,mio caro amico di tanti anni ,esporrà le sue ultime opere che segundo il suo iter di continuo rinnovamento saranno sicuramente un appuntamento gioioso per chi ama l’ Arte.
    Ho poi quest’anno voluto presentarvi un giovane ( 22 anni) su cui puntare come collezionisti,perchè come vedrete ha una grande preparazione,inventiva e fa delle creazioni non solo originali e aggrappanti, ma di una forza vitale, di uno slancio verso lo spazio antistatnte ,e nella composizione con materiali diversissimi tra loro, di estrema piacevolezza nel risultato raggiunto e voluto. Questo giovane artista si chiama VALERIO VITTOZZI,come gallerista punto molto su di lui e credo che anche voi dopo la visita alla mostra lo ricercherete.
    Ci saranno anche molti eventi culturali : già possiamo annunciare il9 Luglio la premiazione degli Artisti scelti dall’OPE ( osservatorio per la Cultura Europeo da parte del prof Luca Filipponi ed altri importanti sorprese saranno annunciate viavia che si avvicinano nel tempo. Buona Cultura a tutti ! Annamaria Polidori 

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  • Raccolta di: Arte
  • L’ associazione culturale Fare Cultura è lieta di annunciare il convegno dedicato a Vincenzo Maria Rippo e che si terrà venerdì 3 dicembre 2010 , ore 16,30, presso Palazzo Mauri in Spoleto:
    VITA E POESIA NELL’OPERA DI VINCENZO MARIA RIPPO
    Interverrà in primis il prof. Francesco d’Episcopo , docente di letteratura italiana e di letterature comparate presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, nonché curatore e critico dell’opera letteraria del Rippo. Interverranno inoltre il dott. Simone Fagioli con il “Commento ai Prologomeni a una nuova metafisica dell’essere “( l’opera filosofica di Vincenzo M.), e il dott. Sandro Costanzi con un excursus nell’universo spirituale del poeta ( Coglimi come io mi vorrei: l’umanesimo ecumenico di Vincenzo Maria Rippo). L’Ultimo e conclusivo intervento è affidato alla dott.ssa Giuliana Rippo, che ha per argomento il rapporto tra Spoleto e Vincenzo : in Spoleto qual è il futuro per Rippo ?. Verranno inoltre letti poesie e frammenti epistolari del nostro autore: voce recitante la poetessa Elisabetta Comastri, accompagnamento musicale Paolo Parigi. Infine durante il convegno verrà presentato il sito internet: www.vincenzomariarippo.it.
    Ogni giorno mi ritrovo/sopravissuto : è un verso di Vincenzo Maria Rippo ( Napoli 1947- Spoleto 1970) , artista e pensatore poliedrico , spoletino d’adozione e di fama internazionale. Infatti il suo fu un vero e proprio caso letterario: la sua opera raggiunse subito il successo editoriale e della critica , ma egli non godè affatto di tale notorietà a causa della lucemia fulminante che rapida lo condusse alla morte. Egli stesso ne ebbe il sentore e suggellò in un foglio il doloroso , ma veritiero, responso : Le poesie usciranno postume. La breve, ma intensa, vita del poeta, la cui produzione artistica è ponte tra l’occidente classico e l’oriente islamico, tra i linguaggi antichi e fondanti della classicità e la novità linguistica della beat generation, quindi non fu altro che il miracolo di quest’ora sospesa . Studente brillante, batterista de Gli Alogeni, pittore, poeta nonché filosofo: a lui si devono i seguenti scritti, che il padre, Renato fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2003, ha fatto pubblicare e ha divulgato: le Poesie e gli Poesie inedite e rare , le Lettere a Francesca , Tacito storico, Prologomeni a nuova metafisica dell’essere e infine uno scritto sull’Islam, curato dal prof.re Francesco D’Episcopo (Rippo e l’Islam).
    Fare Cultura, ringrazia in primis la famiglia Rippo, quindi la Regione Umbria e il Comune di Spoleto e infine gli enti culturali con cui è collegata: il Centro Culturale Poli d’Arte, onorato d’aver ospitato nel maggio 2009 una celebrazione dedicata al Rippo, Spoleto Activa e il Caffè Letterario di Palazzo Mauri, che offrirà un aperitivo a fine convegno.

    Dott. Sandro Costanzi

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